Su SottoTesto ho detto la mia su Black Bloc, incappuciati, er pelliccia e così via. Andate a farvi un giro se vi va.
Ore 18.00. Prendo la macchina ed esco, il negozio di computer più vicino sta a 500m in linea d’aria da casa mia. Ma visto che non voliamo, il concetto di linea d’aria è inutile quanto l’esame “Diritto dell’Unione Europea” alla facoltà di Ingegneria Informatica, quindi ci vado in macchina e percorro 1KM.
- Tappetini? Ne avete tappetini per il mouse?
- E’ rimasto solo questo, nero.
- No, mi serve bianco!
- Nero non ti piace?
- Mi serve bianco!
- Niente, è rimasto solo questo.
- Vabbé.
Non ci speravo più di tanto: figurarsi se lo trovavo subito. La mia è una richiesta particolare, mica voglio un tappetino per il mouse qualsiasi? Lo voglio bianco. Ho i miei ovvi motivi, ovviamente. L’ultimo mousepad l’ho pagato 40 euro, e ora non mi serve più, perché è nero. Lo comprerò bianco, spenderò altri 40 euro, ma per il momento mi accontenterò di un tappetino qualsiasi. In fondo, voglio solo un tappetino bianco.
Ore 18.10. Mi tocca andare all’altro negozio, altri 5km. Al negozio di prima mi avevano avvertito che forse lo trovavo già chiuso, che è sabato. Dalle mie parti ci sono ancora le pecore ai semafori e ora cominciano a chiudere i negozi di sabato. Domani cosa, la metropolitana?
Arrivo ed è chiuso. C’è la macchina, saracinesca non abbassata, ma il negozio è chiuso, cioè non si può entrare, porta chiusa. Opto per la soluzione drastica: vado da Trony.
Ore 18.20. Trony sono altri 4KM, in mezzo al traffico stavolta. Odio il traffico. Odio le signore che, seppur nella rotatoria, continuano a dare la precedenza a destra. E mi ringraziano pensando che dare loro la precedenza sia effettivamente un favore, ma se dovessi comunicare a parole quanto ci tengo al fatto che si sbrighino al passare, più che una gentilezza la mia sembrerebbe un’imprecazione. Nonostante le pecore ai semafori, qui troppa gente ha la macchina. Troppe signore hanno la macchina. C’è traffico. Non avevo mai visto tanto traffico da queste parti.
Per la strada scorgo un negozio di computer e ha la saracinesca abbassata: hanno cominciato davvero a chiudere di sabato!
Ne scorgo anche un altro, ma sono per la soluzione definitiva: Trony. Lì hanno tutto: televisori, frullatori, depilatori, hanno pure i MacBook, avranno anche un tappetino bianco, e costerà anche poco, penso.
Arrivo da Trony, parcheggio male, entro e comincio a cercare i tappetini del mouse, naturalmente vicino ai mouse. Niente. Non li trovo. Neanche neri. Metto a dura prova le mie capacità di ricerca, in fondo mastico tanta informatica, dovrei riuscire a trovare la collocazione dei tappetini negli scaffali di un grande negozio di informatica, ma niente. Mi chiedo quando inventeranno google per queste cose e mi rivolgo ad uno dei dipendenti, camicia rossa, marchio stampato sul petto e siamo tutti una grande famiglia.
I dipendenti di queste catene che spacciano prodotti tecnologici non godono della mia stima perché, fondamentalmente, non ne capiscono un cazzo. Però fingono bene. Parliamoci chiaro: la maggior parte dei loro clienti è costituita da signori di mezz’età che godono del loro rispetto solo perché, appunto, di mezz’età. Possono essere medici affermati o stimati avvocati, nonché contadini o politici potenti, ma ciò non toglie che nessuno di loro ne capisca un emerito cazzo di schermi a LED. Quindi si limiteranno a chiedere informazioni generiche sul prodotto, e il dipendente elencherà cose alla cazzo di cane: “Questo schermo ha una risoluzione 4×4=24 e i led, supporta il fullaccaddì e usa una nuova tecnologia random“, recita il dipendente pari pari a ciò che legge sulla confezione, facendo finta di padroneggiare l’argomento. Il cliente ignorante annuisce ma, fondamentalmente, non si è mai chiesto e mai si chiederà cosa sia un LED, quindi si atteggia come se avesse capito e conclude con una domanda sostanziale: “Ma è buono?”. Ecco, a questo si riduce il lavoro di un dipendente Trony: spiegare che è buono, e poi che quell’altro prodotto, che costa di più, visto che costa di più, è più buono. Ma pure quello di prima è buono eh.
Tuttavia, dovrebbero essere in grado di dirmi dove sono i tappetini per il mouse, compresi i signori di mezz’età.
- Dove sono i tappetini per il mouse?
- Mi sa che sono finiti.
- Avete finito i tappetini?
Che cazzo significa che hanno finito i tappetini? Ma chi è il direttore qui? Cioè, a 20 tappetini left (in quanti di voi conosceranno il significato di “left”?) a qualcuno dovrebbe venire in mente “Compriamo altri tappetini, presto!”, e invece. E ora dove vado?
Ore 18.35, esco da Trony, sbatto la portiera della macchina mia sulla portiera della macchina affianco, perché ho parcheggiato male, bestemmio per rientrare sulla strada perché quando c’è traffico tu aspetti e nessuno ti fa passare, finché qualcuno mi fa passare, e vado al negozio che prima avevo ignorato, esattamente a metà strada, diciamo circa altri 2,5KM.
- Salve, avete tappetini per il mouse?
- S…
- Mi serve bianco!
- Bianco?
- Bianco.
- Bianco ho solo questo
e mi mostra un tappetino bianco con tante minchiate disegnate sopra di tanti bei colori.
- Mi serve bianco
- Guarda ho questi a tinta unita: blu, beige, rosso… il beige è chiaro quasi come il bianco.
Il beige costava un euro e cinquanta. Forse sarebbe andato bene. Me lo chiedo ancora oggi.
- Hmm… no! Grazie, ciao!
Ore 18.43, riprendo la macchina e percorro la strada a ritroso, mi ricordo di un negozio di informatica che avevo ignorato nel tragitto d’andata. Non trovo parcheggio, ci sono già le doppie file, lascio la macchina accesa sperando che non me la rubino, ma poi dove vuoi che scappino con sto traffico, scendo ed entro gridando “Buonasera!” per attirare l’attenzione del tizio che stava nel retro a fare chissà cosa, così si accorge che esisto e che sono nel suo negozio, risponde al saluto, e gli chiedo, indovinate un po’:
- Avete un tappetino per il mouse, bianco?
- Bianco… hm… No. Ce l’ho nero!
- Oh davvero, nero?! Ma si! Nero è il mio colore preferito. Perché cazzo mi è venuto in mente di chiedertelo bianco? Ce l’hai nero! Ne prendo venti!, avrei voluto rispondergli con tono esaurito e sarcastico, ma mi limito a ringraziarlo per finta ed andarmene, che tanto non l’avrebbe capito il mio sarcasmo.
Ore 19.00 quasi, rimangono poche chance. C’è un negozio a 7KM da qua, ma già che ci sono ripasso al secondo negozio, quello che avevo trovato chiuso ma non con la saracinesca abbassata, pensando che in fondo sono solo sfigato che l’ho trovato chiuso in quel momento ma in realtà era aperto. E infatti. Qua conto di trovarlo, il negozio è grande, per la serie “Se non ce l’ha qua..”.
Mi fiondo dentro, saluto, e vado dritto nello scaffale dei tappetini del mouse. Ce ne avevano di tutti i tipi, di tutti i colori, c’erano pure quelli della nazionale italiana di calcio, e io disperatamente cerco un cazzo di tappetino bianco. Nel mentre, si avvicina un tizio che sembra mi conosca, ma io non ricordo chi sia, e visto che sono in tilt non glielo chiedo e faccio finta di ricordarmene cercando di non pronunciare il suo nome. Bluff. Mi capita spesso, riesce spesso bene, se invece mostri che non ti ricordi, si incazzano. Tanto vale bluffare.
- Ciao Gianvì!
- Oh, ciao! Come va? (gli stringo la mano)
- Bene e tu?
- Tutto ok (e mi rimetto a rovistare con foga fra i tappetini)
- Ma che stai cercando?
- Un tappetino per il mouse, bianco.
- E perché bianco?
- Perché ho comprato un mouse che costa 100 euro, e ho scoperto che questo mouse ha un sensore laser che funziona bene solo con i tappetini a tinta unita di colori estremamente chiari, preferibilmente bianco. E quindi mi serve un tappetino per il mouse bianco, e devo buttare il mio vecchio tappetino per il mouse che ho pagato 40 euro.
- Ah…
- Ma visto che sono sfigato, neanche qui l’ho trovato. Vabbé, ci vediamo presto! Ciao, stammi bene!
Ore 19.16. Mi dirigo verso l’ultimo negozio. In macchina mi chiedo quanto sia sfigato. Non mi ricordo neanche dove sta, ma tanto si sapeva, 7KM a vuoto: è chiuso. Questa moda del chiudere di sabato pomeriggio sta prendendo piede anche in Terronia.
Ore 19.24. Mentre torno verso casa mi fermo al negozio di telefoni che dieci anni fa ci lavoravo che vendeva anche computer e quindi, chissà, gli sarà rimasto un tappetino del mouse.
- Ciao! Ce li hai i tappetini per il mouse?
- Si certo.
- Bianco!
- Eeeeeeh, bianco! Dove te lo trovo bianco! (manco avessi chiesto il tappetino con la foto di Mauro Repetto)
- Vabbé, ciao!
- Ce l’ho arancione, della wind, te lo regalo, lo vuoi?
Chi l’aveva mai visto un tappetino arancione? Me ne regala due. Grazie. Ricordo che qua vicino, vicino casa, c’è anche un ipermercato con reparto Euronics. Me ne ricordo perché poco tempo fa hanno rubato tutto, roba per 50.000 euro, chissà se hanno preso anche i tappetini.
Ore 19.35, entro da Euronics, cerco fra gli scaffali, niente, cerco meglio, e ancora niente, quindi mi rivolgo al dipendente Euronics.
- Tappetini per il mouse?
Lui non mi risponde. Mi fa quel cenno con la testa per dire no, e poi stringe le labbra, avete presente quando i dipendenti di un negozio non possono soddisfare le tue richieste e stringono le labbra come per volerti comunicare che veramente sono tristi? Che sono tristi perché tu non hai trovato il tappetino del mouse? Ma chi ci crede? Ma come cazzo si fa a vendere televisori, computer, frigoriferi, lavatrici, mouse, e non avere i tappetini per il mouse?
Ore 19.42, arrivo a casa, stacco il mouse nuovo, attacco il mouse vecchio, sfoggio il mio nuovo tappetino arancione, ordino il tappetino bianco da 40 euro su internet, quello buono, e lo trovo anche a 30 euro. E, ironia della sorte, capovolgo il tappetino della wind e sotto è completamente bianco.
Tagged commessi dispiaciuti, commessi finti dispiaciuti, dipendenti euronics, dipendenti trony, euronics, mouse, mouse da 100 euro, mouse pad, mousepad, mousepad bianco, negozi che chiudono di sabato, precedenza rotatoria, rat 9, rotatoria, rotonda, signore che non sanno guidare, tappetino bianco, tappetino del mouse, tappetino del mouse bianco, tappetino mouse, tappetino nero, terronia, traffico, traffico in campagna, trony
gianvito rubino
16.41
il lavoro stanca
16.41
non farlo in modalità “sfastidiato” però: so che non stai rileggendo gli articoli.
claudio_89_italy 16.41
piu che altro ieri sono andato a dormire alle 6 e mezzo e mi sono svegliato alle 11 e mezzo
gianvito rubino 16.41
Compà a volte salti lettere e me le sottolinea in rosso Wordpad cazzo, dacci n’occhiata tu!
claudio_89_italy 16.41
no no quei due che ti ho mandato li ho letti
16.41
a me wordpad nn sottolinea un cazzo
gianvito rubino 16.42
vittorie e qualque scivolone per uno
16.42
come fa a non sottilinearti qualque?
claudio_89_italy 16.43
perchè non c è proprio il correttore penso
16.43
aspè che vedo se riesco ad abilitarlo
gianvito rubino 16.46
peggio ancora.
16.46
comunque tu hai riletto articolo, e qualque suonava bene.
claudio_89_italy 16.47
e ma io in testa mia quando rileggo soprattutto dopo poco tempo leggo le cose per come le ho pensate e quindi se salta una lettera non me ne accorgo
16.47
cmq ora scarico open office
gianvito rubino 16.52
ok questa la mandiamo al guiness world record nella categoria “Scuse più assurde di tutti i tempi”.
16.52
E su gianvito.it
Fin da piccolo soffrivo d’insonnia, il problema oggi non l’ho ancora risolto.
Ho provato tutto: infusi, pillole, droghe, alcool, Maria De Filippi. Scherzavo riguardo gli infusi.
Stanno passando Beverly Hills su Italia1, 4 di notte. Non sapevo Brandon avesse un gemello.
Chissà come sarebbe stato se avessimo avuto un interruttore che lo abbassi e, “click!”, sprofondi nel sonno. Sicuramente mi sarei divertito a far addormentare la gente in giro. E a far venire brevi colpi di sonno all’autista di turno. Probabilmente sarei finito in galera o morto in un incidente stradale. Comunque sarebbe stato più facile dormire (e ridere), almeno per me.
L’insonnia è davvero fastidiosa, snervante. Ti stendi sul letto e pensi “Ora dormo”, poi pensi qualcos’altro. Poi qualcos’altro ancora. E poi ancora così finchè ti ricordi che avevi sonno, quindi pensi “Ora dormo”, e così via, avanti tutta la notte, per ventritrè anni, poi non chiedetevi perchè un bel giorno entrerò armato in un centro commerciale. No, non per rapinare un negozio di materassi.
Per me l’avvento di Media Shopping è stato un trauma. Italia1, il canale notturno più trash di tutti i tempi, invaso da televendite stile rete-locale. A quell’ora vorrei vedere qualcosa che disimpegni il cervello, invece devo concentrarmi per notare gli errori dei fotomontaggi prima-dopo.
“Guarda com’era grasso prima, e guardalo dopo due giorni grazie al nostro attrezzo che ti permetterà di scolpire i tuoi addominali senza muoverti. E non è un fotomontaggio!”
Ah beh, se non è un fotomontaggio, allora ci credo. Ma perchè specificarlo? Che a qualcuno sia venuto il dubbio?
“Costa solo centosettanta euro, ma le prime dieci chiamate otterranno uno sconto dell’85%, e con un solo euro in più avrete in omaggio la bellezza di altri diciassette prodotti identici. In più, solo per voi, un magnifico regalo e se pagate con carta di credito ci mettiamo dentro pure una collana di perle e aboliremo l’ICI. Si, avete capito bene, aboliremo l’ICI. Fino ad esaurimento scorte.”
Noi chi?
Penso: perchè una bionda sta correndo su un tapis roulant magnetico alle cinque di notte? Perchè è affiancata da un ragazzo e una ragazza?
E perchè il ragazzo (da ora in avanti Goffredo) e la ragazza (da ora in avanti non la nominerò più) stanno sorridendo? Perchè?
Realizzo: è una televendita. Loro sono pagati per fare così. Immagino la regia durante le riprese:
“Dovresti moderare la velocità con la quale stai percorrendo il tappeto magnetico, Goffredo. Deve sembrare che tu ci stia dando dentro ma, allo stesso tempo, non dobbiamo dare l’impressione che dimagrire possa essere faticoso. Scusa ma che cazzo di nome è Goffredo?”.
Mi chiedo se Goffredo immagginasse così il suo futuro.
Mi chiedo il figlio di Goffredo cosa risponderà alla maestra riguardo il lavoro del padre.
Mi chiedo se il figlio di Goffredo aprirà mai una fabbrica di temperini.
E, soprattutto, mi chiedo se Goffredo avrà mai un figlio.
La televendita prosegue, ti spiegano che l’attrezzo è utile sia ai “magri” che a “quelli con la pancia”. Perchè se nominassero le due categorie in modo leggermente diverso e più semplice, tipo “magri” e “grassi”, oppure “senza pancia” e “ciccioni”, oppure “rachitici” e “panzoni”, beh, l’attrezzo la gente non lo comprerebbe. Marketing.
Quindi penso “Ora dormo”, e chiudo il pezzo.
Tagged abrocket funziona, ciccioni obesi, cosa penso quando dormo, droga insonnia, fotomontaggio addominali, funziona davvero ab rocket, grassi dimagrire davvero, melatonina funziona, non riesco a dormire, notte, notte televendite bionda, pillole dormo, pillole insonnia, ragionamenti assurdi, soffro insonnia, televendite mediashopping
- Ti sei vestito bene oggi. Come mai non esci con i pantaloni della tuta?
- E’ a lavare.
Tagged come lavare i pantaloni della tuta, lavare pantaloni, pantaloni della tuta, tuta
No scherzo. E’ solo un titolo per attirare visitatori.
Volevo dire che l’altro giorno, durante Juventus-Milan (Si eravamo pure in casa) è successo quanto segue:
Del Neri al minuto ’83 perde 0-1, decide quindi di cambiare qualcosa: il centrale di difesa.
Minuto ’92: Del Neri manda a quel paese qualcuno.
Minuto ’94: qualcuno manda a quel paese Del Neri: Del Neri, vaffanculo.
Si parlava dei piatti da lavare, che c’è questa persona X la quale approfitta degli altri i quali si offrono di lavare i piatti ogni volta, anche se non vogliono, perché, diciamocela tutta, i piatti non li vuole lavare mai nessuno.
Esistono le persone educate e le persone maleducate.
Le persone educate credono nel Dio dell’Educazione, e come ogni credo anche questa religione ti porta a fare dire cose irrazionali:
- Non capisci: io mi offro di lavare i suoi piatti per buona educazione, non mi aspettavo accettasse senza fare complimenti, non avrebbe dovuto
- E perché non avrebbe dovuto?
- Perché non è buona educazione!
- E tu, se non li vuoi lavare, perché ti offri di farlo?
- Perché è buona educazione!
A cosa serve la buona educazione?
Teoricamente servirebbe a regolamentare i comportamenti degli esseri umani in modo che le persone si rispettino a vicenda.
Praticamente nel corso dei millenni le persone furbe, i cosiddetti furbi, hanno capito che fare il maleducato comporta essere etichettato negativamente come “maleducato” dalle persone educate, nonché conferisce il privilegio di fotterle.
Si, avete capito bene: i maleducati fottono le persone educate.
Perché il rispetto è un binomio.
Mentre le persone educate danno valore alla convenzione sociale dell’educazione, le persone maleducate danno valore al tempo perso a lavare i piatti.
Quindi le persone maleducate sono persone intelligenti.
Certo che se poi un giorno la persona maleducata X avesse bisogno della persona educata Y per qualche motivo, non mi sorprenderei che la persona educata Y le rifiutasse il favore, comunque sempre con gentile ipocrisia.
Ma a parte questo, ritengo che in parecchie situazioni le persone approfittatrici siano più intelligenti delle approfittate, soprattutto quando le approfittate hanno la consapevolezza di esserlo, ma preferiscono dimostrare quanto sono educate.
Infine, a bassa voce, per non far captare il discorso da orecchie potenzialmente offendibili, le persone educate lamentano la loro indignazione con altre persone educate.
Fra un piatto e l’altro.
In procinto di partenza le mie pupille rimbalzavano da una parete all’altra della stanza, alla ricerca di qualcosa che ora non ricordo cosa fosse ma presumo fosse importante. Ah, si, il caricabatterie. E’ importante il caricabatterie.
E ci sono altre cose molto importanti tipo i boxer che senza i quali non potresti neanche uscire di casa, in teoria.
Insomma ho realizzato che l’ordine è importante, perché provando per un attimo ad immaginare quanti anni di vita ho perso contemplando le mie pupille rimbalzanti qua e là per le stanze alla ricerca di cose che non trovavo, ho realizzato l’abnorme quantità di tempo persa a cercare le cose, cose che avrei altrimenti trovato subito se solo avessi messo in ordine.
Solo che quando voglio mettere in ordine penso all’abnorme quantità di tempo che perderei mettendo in ordine, lascio quindi il caricabatterie aggrovigliato fra le lenzuola dicendomi “Si, è qui, non posso sbagliarmi, me ne ricorderò”, e poi non lo trovo più.
Tagged mettere in ordine, non trovo gli oggetti, perdere tempo, perdo le cose, perdo tempo, stanza ordinata, sto morendo