Meteo

diario di bordo, politica

L’umanità è composta perlopiù da rincoglioniti.
Assumendo questo preconcetto per buono, è possibile comprendere con estrema quanto allarmante facilità perchè i telegiornali siano progettati ad-hoc per i rincoglioniti.
O per rincoglionire, ovviamente.
D’estate ti dicono che fa caldo, d’inverno ti dicono che fa freddo; nel migliore dei casi ti informano che fa tanto caldo, o tanto freddo, o tanto caldo quando dovrebbe fare perlomeno freddo, o viceversa.
I servizi dei telegiornali offrono quotidianamente un monologo sul clima che non ha nulla da invidiare alle conversazioni che intrattengo con mia nonna.
O alle conversazioni che quotidianamente mia nonna intrattiene con il telegiornale, mentre monologo nel vano tentativo di comunicare con lei per farmi riscaldare la pasta.
Ma l’effettiva utilità dei meteorologi è stata neutralizzata ben prima che i telegiornali realizzassero servizi di questo calibro intellettuale: mi è sempre bastato constatare l’entità del disegnino sulla mia regione per pianificare la giornata, il meteorologo non ho mai capito cosa cercasse di comunicare.
Non lo ho mai ascoltato il meteorologo, dico davvero, non ho la minima idea di cosa dicesse, magari parlava davvero con mia nonna.
Sono una razza di dislessici perchè per dire “Piove” ci mettono tre minuti e necessitano l’utilizzo di un gergo tecnico complicato quasi quanto gli sdoppiamenti di personalità del ragazzo della mia ragazza.
In pratica, i meteorologi potrebbero optare per un suicidio di massa.
Per quanto mi riguarda, un meteorologo è utile alla società quanto un un punkabestia.
A meno che non sia un punkabestia che fa i disegnini per il meteo, a quel genere di persone va tutta la mia stima.
Ormai c’è l’inviato speciale per comunicarti qualsiasi cosa: cioè, mandano un giornalista con l’impermeabile sotto la pioggia e lo fanno parlare per tre minuti sotto la pioggia per fargli dire che piove, mentre inquadrano la pioggia che cade, il coglione sotto la pioggia, e la pioggia che cade, sotto la pioggia.
Questa è un intervista tipo dei telegiornali:
Inviato: “Ondata di caldo a ferragosto, il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza, i medici consigliano di non stare al sole per evitare il caldo, ma vediamo cosa ne pensano gli italiani…”
Inviato: “Signora fa caldo eh?”
Signora: “Eh si fa proprio caldo”
Conversazioni degne del livello intellettuale di un extracomunitario ubriaco iscritto al PDL.
Poi, sarò io suggestionato, fissato, ma quando guardo studio aperto puntualmente mi ritrovo servizi su cani e gatti; ormai hanno più importanza delle persone, per il telegiornale.
Qualche tempo fa leggevo un articolo riguardante un cane al quale veniva conferita una medaglia al valore perchè era stato in guerra.
Capito? Una medaglia al valore. A un cane.
“Signor presidente, Fido è pronto per la cerimonia, stiamo aspettando solo lei”
Poi le persone si mettono in fila, fanno un buffet, annunciano al microfono la consegna della medaglia ad honorem al quadrupede, il quale con la sua vista monocromatica ci guarda perplessi ed esclama “Bau” in quanto non capisce un cazzo.
E noi gli dedichiamo i servizi al TG.
Ultimamente mandano spesso in onda servizi sulle sfilate di moda dei nostri amici a quattro zampe, dove ai padroni vengono proposte domande interessantissime del tipo:
“E’ più vanitoso il padrone o il cane?” e il padrone, incredibilmente, riesce anche a rispondere con sorprendente elusività: “Beh tutti e due”.
Io sono allibito, davvero, stimo troppo l’umanità per pensare che ci sia gente incantata davanti a tutto ciò.
Oh, ma questa non è disinformazione, questo è rincoglionimento.
Poi verso luglio fanno il servizio sull’esame di stato, e ogni santissimo anno chiedono allo studente se è emozionato per la prova imminente: ma chi se ne fotte?
Dico sul serio: chi-se-ne-fotte?
Esiste davvero qualcuno a questo mondo del quale gliene sbatte un minimo dello stato emozionale di un adolescente sconosciuto qualsiasi?
Altro classico sono le statistiche di quanto la gente spende a natale, per i regali, se fa i regali, cosa compra, e ogni anno i risultati sono gli stessi: c’è la crisi economica.
E’ da anni che c’è questa crisi economica, e non capisco perchè non crepiamo di fame invece di pagare giornalisti per intervistare animali e compriamo televisori per guardare giornalisti intervistare animali.
Non dimentichiamoci i nuovi capi d’abbigliamento presentati alle sfilate di moda: diecimila euro per indossare un abito che sembra un costume di carnevale, come se avessi ancora dignità da perdere.
La conclusione triste di tutto ciò è il gossip a fine TG: una/un deficiente ride, si mette in posa per la telecamera, o fa finta di camminare in modo indifferente (come se la telecamera non ci fosse).
“Hai trovato l’anima gemella?”
“Diciamo che c’è qualcuno”
Diciamo che avete rotto i coglioni.
Ed è triste perchè questa è la cosa più normale trasmessa in quel TG; anche se non dovrebbe essere mai trasmessa qualcosa del genere in un TG.
Ma la gente è messa davvero così male?
Cari spettatori, lo sto chiedendo a voi.
E non venitemi a dire che è colpa di Berlusconi, che vuole farvi il lavaggio del cervello: voi siete cretini, e i cretini questa fine devono fare, devono guardare Studio Aperto.
O al massimo il meteo, per chi ancora ci crede.
Personalmente trovo più attendibile l’oroscopo.

Scorpione: tua nonna riscoprirà l’amore e scapperà in Uganda con un meteorologo.

“Ogni nazione ha il governo che si merita” (Joseph de Maistre).

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Le mie scatole nere

Philosophy, Psycho

Il modello black box (scatola nera) è un sistema descrivibile per come reagisce a determinate sollecitazioni, ma di cui non si conoscono gli ingranaggi.
Il computer, ad esempio, è una scatola nera.
Lo accendi premendo un bottone anche se non sai quali meccanismi fanno si che il computer si accenda.
E di scatole nere ce ne sono tante nella nostra vita, di cose che usiamo perchè funzionano, pur non avendo la minima idea del perchè funzionino.
Le persone si sono adattate al modello ignorando completamente la possibilità di studiarne gli ingranaggi; quando si trovano a leggere delle domande sui monitor, sono soliti a premere “Avanti”, “Ok”, “Si”, finchè non ottengono l’effetto desiderato.
Del resto, se c’è riuscito qualcuno ci puoi riuscire anche tu.

“Sai ho provato a farlo, ma mi da un errore.”
“Che errore ti da?”
“Non lo so, non ho letto”

Ormai non ti fermi neanche a leggere il testo in base al quale dovresti dare delle risposte, dai solo le risposte, clicka, vai avanti, cerca di concludere il prima possibile: tutte risposte positive, sperando in un esito positivo.
Però capita che le cose non vadano bene.
C’è chi prova a dare risposte diverse, chi insiste con le stesse risposte, e chi butta via il computer.
Esistono tanti modi per affrontare un problema.
Le persone, ad esempio, sono scatole nere.
Non hai la minima idea di cosa abbiano dentro ma ti comporti in base alle reazioni che hanno, e va tutto bene finchè va bene, poi un bel giorno iniziano i problemi.
Le persone ostinate continuano a dare le stesse risposte, quelle caparbie provano a dare risposte diverse, se la scatola però è davvero importante allora tenterai di guardarle dentro.
Oppure la butti, senza perderci tempo, dando la colpa alla scatola.
Ne ho buttate tante di scatole nere nella mia vita, alcune troppo presto, altre le avrei dovute buttare via molto tempo prima perchè proprio non funzionavano, ma non ho mai capito se la vita fosse un vero/falso oppure un test a risposta multipla.
Eppure continuavo a rispondere.
Per certe cose ci vorrebbe un cazzo di tasto di conferma, come quelli che attirano la tua attenzione con un suono e ti chiedono “Sei sicuro?”.
Solo a quel punto ci pensi, prima non hai letto niente di niente ma adesso qualcosa ha attirato la tua attenzione, e ci pensi, ci ripensi.
A volte le scatole nere non funzionano.
A volte le scatole nere le ami.
Se hai un problema con qualcosa che ami non dovresti buttarla via.

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San Valentino

Philosophy, Psycho

Approfittare delle ricorrenze per esprimere un sentimento è ipocrita quanto una foglia di insalata in un Big Mac.
Quante persone si commuovono guardando Schindler’s List durante la sera della vigilia di Natale?
Zero.
E sai perchè? Perchè non danno Schindler’s List durante la sera della vigilia di Natale.
Probabilmente, invece, ti troverai a guardare Christmas Carol, film il quale vuole mandarti un messaggio chiaro: il Signor Scrooge è uno stronzo, per due semplici motivi:
1) Il Signor Scrooge è uno stronzo
2) Il Signor Scrooge non percepisce “lo spirito del natale”.
Analizziamo i punti:
1) Il signor Scrooge è uno stronzo. Vero. Egli è avaro, scontroso, e appare agli altri come uno stronzo. Magari non è stronzo, quantomeno non lo è con te visto che lui non esiste (è un personaggio di fantasia) e tu si (nel senso che esisti non che sei stronzo), quindi non dovresti mai avere a che fare con il signor Scrooge (quando non assumi LSD), ma seguire una trama implica immedesimarsi nel personaggio per sentirsi parte della storia; ma perchè cazzo ti immedesimi negli altri? Immedesimati nel Signor Scrooge. Metti che sei un tipo scontroso, asociale, avaro, e tutti ti considerano uno stronzo, allora chi è lo stronzo? Tu o gli altri che ti considerano stronzo?
Comunque sia, ognuno si immedesima in qualcosa, a volte si sceglie il più forte, a volte si sceglie per sentimento.
Io, ad esempio, adoro sostenere Berlusconi per il semplice motivo che la massa mi sta sui coglioni.
Nota bene, non ho detto che voto Berlusconi, non lo voterei mai; però lo sostengo nei discorsi, quando si parla di lui, a me piace far finta che lui abbia ragione in modo tale da poterlo difendere ed elogiare.
2) Il Signor Scrooge non percepisce “lo spirito del natale”. Innanzitutto per percepire qualcosa, questa cosa dovrebbe quantomeno esistere. Il messaggio comune ci spinge ad essere altruisti e generosi, specialmente durante il Natale. Specialmente. Durante. Il Natale. Questo significa, in altri termini, che dovremmo essere meno generosi e altruisti durante gli altri giorni dell’anno. Quindi se mandi un messaggio da 1 euro dal tuo Iphone ultimo modello, puoi dare da mangiare ad un bambino africano. A Natale darai da mangiare a due bambini africani, il resto dell’anno solo ad uno. A meno che non sia un bambino africano ebreo, in quel caso gli spetterebbe un messaggino di beneficenza anche quand’è il giorno della memoria.
Il punto è che essere stronzi non significa non percepire lo spirito del natale. Significa essere stronzi. La cosa triste è che poi la gente comincia a percepire lo spirito del natale per non sentirsi stronza.
E quindi facciamo il minuto di raccoglimento per la Shoah, perchè Hitler era un sadico: non vorrei sentirmi un sadico.
Iniziative paragonabili al livello intellettuale degli ultras che intonano “Se saltelli muore Ballotelli”.
No, non muore Ballotelli. Se gli spari alla tempia, forse si, muore Ballotelli. Scagliargli una statuetta-souvenir del duomo di Milano, potrebbe provocare la morte di Ballotelli. Potresti anche sacrificare un agnello ermafrodita durante una notte di luna piena, e poi assumere cinque extracomunitari strafatti di crack per accoltellarlo, allora si, penso che muore Ballotelli. Ma se non muore, quando ti prende ti spacca il culo.
Tuttavia saltare in cinquemila nella curva non servirà a niente, a meno che Ballotelli non sia steso sotto i vostri piedi.
Non sarà partecipare a bizzarri riti di massa che farà di te una persona diversa da quello che sei, anzi confermerà la tua pochezza e la tua insensibilità verso certe questioni.
La vergognosa situazione economica che affligge il terzo mondo può indignarti a tal punto da farti smettere di sorseggiare la tua cioccolata calda?
No, se non scotta.
Ogni giorno, nel mondo, 24.000 bambini muiono di fame.
Dire che muore un bambino ogni 3 secondi, dovrebbe farvi impressionare abbastanza, vista la mia capacità nel dividere il numero 24.000 per le ore del giorno, e poi per i minuti, e poi per i secondi.
Anche se in realtà il numero esatto di bambini che muoiono di fame ogni secondo dovrebbe essere 2,7777777qualcosa, ma non vedo che cazzo c’entri.
Il punto è che io oggi ho già mangiato due volte, e al prossimo pasto non degnerò di alcun pensiero il terzo mondo.
Forse perchè sono stronzo, o perchè non percepisco lo spirito del Natale, fate voi.
Ma non ho aspettato San Valentino per dire quanto una persona sia importante per me; allo stesso modo, non vorrei dimostrare ciò che sento verso chi amo soltanto nelle ricorrenze, belle e brutte, compleanni e funerali.
Le occasioni cadono per caso e raramente, perchè aspettare un’occasione per esprimere qualcosa che mi porto dentro ogni santo giorno?
Come per dire ”Ciao, come va? Volevo solo dirti che… visto che oggi è…”
No, oggi è oggi, e basta, non significa niente questo giorno, quello che conta è ciò che sento: oggi, ieri, domani, adesso, per sempre, quello che vuoi dire, se è importante, non ha tempo, non ha bisogno di un’occasione per essere tirato fuori perchè non può essere contenuto in un momento.

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Situazioni

Psycho

Le relazioni sentimentali implicano una stima reciproca fra i due soggetti coinvolti; quindi, per stabilire statisticamente quanto è probabile che io rimanga coinvolto in un rapporto del genere, dovrei anzitutto valutare la probabilità che io riesca a stimare un mio simile.
Trovo difficile stimare qualcuno perchè la stima, al giorno d’oggi, la regalano.
Cominci a compiacerti senza motivo quando sei piccolo e gli adulti ti chiedono “Come ti chiami?” e tu pronunci il tuo nome, così potrai raccogliere le loro congratulazioni: “Bravo.”. Non ha senso.
Che scu0la fai? Bravo. Dove abiti? Bravo. Hai fatto i compiti? Si? Bravo. Hai fatto i compiti? No? Bravo!
Ti dicono sempre bravo.
Dopo un centinaio di “Bravo” ti senti un genio.
Una cosa simile accade alla donna, ma durerà tutta la vita: percepisce qualsiasi constatazione come un complimento.
“Sei carina!”
“Grazie”
Pensa sia merito suo, ma ciò non ha senso.
La vanità è un sistema di valutazione meritocratico basato sui canoni estetici della popolazione.
I canoni estetici della popolazione derivano dal contesto sociale in cui nasce e cresce ogni singolo individuo, non a caso vi sono stati periodi storici nei quali le donne grasse erano considerate più attraenti.
Ciò significa che piacere ad un determinato individuo (esteticamente parlando) non può essere un merito, e vestirsi poco o truccarsi molto sono soltanto espedienti che esaltano l’insicurezza dell’individuo.
Vantarsi di essere belli è come vantarsi di essere alti.
Vantarsi di essere belli per via di un ottimo make up, è come vantarsi di essere alti perchè si indossano un paio di tacchi.
Dal punto di vista sociale, questo genere di ragionamenti viene ignorato e le persone si limitano ad incassare complimenti per poi trasformarli in autostima.
Il punto critico della situazione si raggiunge quando le persone belle si vantano effettivamente di essere belle, e quindi pretendono qualcosa in cambio.
Nel mercato, si sa, l’offerta non sussiste senza domanda, e di fatto esistono tante persone che scendono a questo compromesso, pensando che la bellezza sia un valore e facendo di tutto per conquistarla, per poi vantarsene.
Se oggi le persone ostentano valori come la ricchezza, la forza fisica e la bellezza è proprio perchè vi sono altri cretini che apprezzano questi valori, esiste chi è orgoglioso della mafia e vorrebbe farne parte per sentirsi più forte, chi vorrebbe conquistare una modella per sentirsi più bello, e chi vorrebbe sposare un petroliere per sentirsi più ricco: tentativi di colmare le proprie insicurezze.
Quando gli scopi te li detta il contesto, hai perso la tua personalità, e non ha senso perderla così.
Ecco perchè vi ritengo una massa di cretini.
Non tutti. Non pochi.
E questo è un grave problema perchè, per la bassa considerazione che ho delle persone, raramente mi impegno: non sento la necessità di dimostrare niente a nessuno, e anche se lo dimostrassi temo non sarei compreso.

Poi c’è il potenziale di poligamia: per natura provo l’impulso biologico del desiderio verso soggetti dell’altro sesso esteticamente notevoli.
Questo tipo di desiderio penso sia intrinseco alla mia natura di maschio.
O di pervertito.
Sta di fatto che tale impulso lo assecondo ben volentieri in base alle circostanze (etiche o sentimentali).
Allo stesso tempo, però, il sesso è diventato un valore quantitativo perchè le persone possono contare le volte che lo fai, ma non come lo fai e perchè; così ti giudicano per quante volte ti sei accoppiato, e succede che tutti si vogliono accoppiare tanto, perchè partiamo tutti da zero e così non esiste qualcuno migliore di qualcun’altro.
Paradossalmente, quando questo gioco si conclude e si avverte la seria necessità di amare qualcuno, il metro di giudizio viene ribaltato: il numero di accoppiamenti da te effettuati sarà inversamente proporzionale al tuo valore sul mercato.
Non ha senso.
Buffo è come la gente si vittimizzi di fronte agli impulsi biologici, come se il sesso non fosse una scelta arbitraria ma una situazione dettata inesorabilmente dall’organismo umano, tutto per giustificare il sesso con più individui dettato da più situazioni e occasioni.
Così lei mi guarda, io la guardo, ci scambiamo il numero, ci sentiamo, parliamo, ci vediamo, andiamo al cinema, a cena, primo, secondo, terzo, limoncello, vodka, saliamo da me, ci prendiamo per mano, ci abbracciamo, ci baciamo, sul collo e poi sulle labbra, ci spogliamo, ci accarezziamo dove prima non potevamo, elargiamo sesso orale, pretendiamo sesso orale, ci tocchiamo, io entro, tu mi fai entrare.
Ora che faccio? Esco.
Adesso entro di nuovo, esco, rientro, riesco, sto rifacendo la stessa cosa per prendere tempo, non so che si fa a questo punto.
Cambiamo posizione, girati.
Entro, esco, entro, esco, alzati, entro, esco, un altro pò di sesso orale, se no finisce tutto subito, e poi entro, esco, entro, e mi chiedo dove voglio arrivare; poi mi rispondo che di certo non voglio arrivare dentro: esco, vengo.
Ci compiaciamo, è stato stupendo il modo in cui abbiamo attuato un sacco di pratica col fine di logorare l’appagamento della necessità biologica.
Ci puliamo, ci rivestiamo, ci salutiamo, pensiamo che non abbia tanto senso quello che facciamo, ma nell’incertezza continuiamo a farlo.
Lei si vanterà con le sue amiche delle mie abilità nell’entrare e nell’uscire, del mio lavoro ben pagato, dei miei occhi, e dei miei muscoli.
Io mi chiedo dove voglio arrivare, sto ancora prendendo tempo perchè sono arrivato ad un punto morto e devo capire bene la mia strada.
Ci rivediamo, rifacciamo tutto, entro, esco, entro, esco, pulisco, saluto.
Prima o poi però quel punto morto ti sta stretto, così, quasi di spontanea volontà, fai un altro passo e sei arrivato.
Quando sei arrivato, la cosa brutta è che non hai più il tempo di chiederti dove vorresti arrivare.
Adesso la tua vita ha un punto fermo: lei.
Preoccuparsi per una donna significa soprattutto diventare il suo antistress durante il suo ciclo mestruale.
Che poi secondo me le mestruazioni non esistono, sono una leggenda metropolitana, tipo Babbo Natale o Bin Laden.
Non esistono.
Sono una scusa ben congegnata dal genere femminile per giustificare il loro umore altalenante.
Si versano della salsa di pomodoro nelle mutande quando vanno in bagno.
In ogni caso, trovo assolutamente fuori luogo che gli uomini debbano essere comprensivi verso le donne quando queste ultime attraversano un ciclo mestruale: se le donne sclerano, sono gli uomini a subire lo sclero.
Ripeto: se tu sei fonte di un male, e sono io a subire il tuo male, chi deve essere comprensivo verso chi?
Essere comprensivi verso chi genera cazzate potrebbe incoraggiare la gente a fare cazzate, ed è profondamente sbagliato incoraggiare le donne ad essere lunatiche, è assurdo.
Sarebbe come se la gente votasse per la seconda volta un politico che fa cazzate. Impossibile, chi di voi lo farebbe mai?
Un complimento ipocrita, un consenso, una notte di sesso, una crisi nervosa, una persona, situazioni subite che scarabocchieranno pagine nel libro della tua vita.
Vivere troppe situazioni senza un senso, ti fa dimenticare di cercare un senso in quello che vorresti scrivere.

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dialetto inglese, inglese dialetto

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plus good (superchiu buono)
crai (tomorrow)
piscrai (the day after tomorrow)
musera (tonight)
oi (today)
in God’s arms (mbrazza a cristo)
strikes badly (cegna ammalamentu)
deadly strikes (cegnate ri morte)
neither the dogs (manco li cani)
grow sons, grow pigs (crisci figli crisci puorci)
for the soul of deads (pe l’anima ri li muorti)
refresh the soul of deads (rifresca l’anima ri li muorti)
this is the fact (questo è il fatto)
go find (va trova)
saving is bad earning (lu sparagno è male guaragno)
God knows, Madonna looks them (Dio d sape, la maronna d vere)
who knows (chi u sape)
you are a crew of idiots (siti na banda ri ciuoti)
you are a killed dead (si nu muorto acciso)
I feel killed (mi sento acciso)
don’t throw stones to crazy people (non menà prete a li pacci)
close that fifteen of august (chiuri quiro quindici r’agosto)
the pussy in the hands of children (a fessa mmano ai criature)
lucky you (viato a te)
in the worst case (mal ca vai)
to go of body (andare di corpo)
in the first morning (a prima matina)
early (viettu)
sandwich (mbosta)
fix (acconza)
start (ngegna)
rule (cegna)
hit (cuogli)
go study (va sturia)
go to sleep (va ti corca)
hurry up (futtit a move)
now (mo)
i’m hungry (mi faci fame)
the thing (lu cuonzo)
wait and hope (aspetta e spera)
washing the head of donkey makes you lose water and soap (a lavà la capo a lu ciuccio ngi pierdi acqua e sapone)
go help yourself (va t’aiuta)
we pull to live (tiramo a campà)

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Xmas

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Cominciai a dubitare dell’esistenza di Babbo Natale quando, in tenera età, riuscii a svegliarmi prima dei miei genitori e dopo una corsa estenuante dovetti constatare con allarmante stupore che sotto l’albero non c’era un cazzo di niente.
Incredulo, raggiunsi immediatamente mia madre e la svegliai, manifestandole il mio sconforto e interrompendo il suo sonno.
“Cerca meglio”, mi suggerì, interrompendo il mio sconforto e manifestandomi il suo sonno.
Fu così che ripetei la corsa, forte di nuove speranze, e raggiunto l’albero di natale cercai con rinnovata fiducia finchè non trovai incredibilmente un cazzo di niente.
Mi recai nuovamente da mia madre colmo di disappunto.
“Cerca meglio che ci sono, Babbo Natale non si è dimenticato di te”, mi disse rimettendosi a dormire.
Cercai quindi anche fra i rami e fu un ottima idea perchè finalmente trovai esattamente ciò che mi aspettavo di trovare: un cazzo di niente.
Colmo di sfiducia e con accenni di depressione cronica pretesi spiegazioni da mia madre che alle 7:30 della mattina di Natale cominciò a preoccuparsi seriamente di non poter dormire, quindi decise di darmi una risposta sensata che mi avrebbe aperto gli occhi:
“Vai a vedere se Babbo Natale ha lasciato i regali sul sedile posteriore della Citroen”.
Confuso e pieno di ragionevoli dubbi, mi apprestai a raggiungere il garage e sul sedile posteriore dell’automobile trovai la grande sorpresa: un cazzo.
Di niente.
I regali li aveva mia zia, sarebbero apparsi magicamente nel pomeriggio.
L’esito di questo episodio comportò una scossa alla mia psiche, così la fiducia che avevo riposto nelle istituzioni infantili (Babbo Natale e Gesù Cristo) cominciò a vacillare.
Ora, un bambino normale in un contesto normale avrebbe preso di petto la realtà, realizzato che il Natale è una festa consumistica, che sotto l’albero regali non ne trovi se non ci sono soldi, e così via.
Purtroppo i miei genitori ebbero la brillante idea di portare avanti un’altra farsa: la Befana.
Ogni sera dell’epifania era solita presentarsi a casa una vecchia con un sacco pieno di regali, volto coperto da un fazzoletto, bastone e scopa volante che non ho mai visto volare.
Non sono mai riuscito a smascherare il personaggio, di conseguenza ci credevo.
Capii di essere diverso dagli altri bambini quando alle elementari venne a crearsi l’annuale dibattito sull’esistenza delle entità consumistiche, e lì compresi anche l’enorme responsabilità di un maestro delle scuole elementari, il quale in quanto mentore dei bambini potrebbe potenzialmente rompere o alimentare i sogni dei fanciulli con un si o con un no.
Non ricordo cosa disse la mia maestra, però mi è rimasta impressa nella mente la sua imbarazzante difficoltà nell’affontare il discorso.
Comunque, venne a crearsi questo dibattito e una consistente fazione sosteneva che non esistesse alcun personaggio fantastico che potesse recapitare doni a bordo di improbabili mezzi volanti (una sorta di ateismo infantile).
La seconda schiera, in ordine di consenso, sosteneva l’esistenza di entrambe le entità, con qualche sovversivo che negava la Befana per qualche strano motivo.
Io ero l’unico a sostenere che Babbo Natale non esisteva, ma la Befana si.
Perchè io l’avevo vista, la Befana, veniva a casa mia da anni.
Era mio cugino travestito.
Si chiamava Noemi.

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Detto fatto Vol. 2

conversazioni

…..disforia delirante…..[Orsacchiotto Tenebroso] scrive:
cazzo orsacchiotto tenebroso dovevo toglierlo oggi alle 3
stupide scommesse di antonio de paola

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Detto fatto

conversazioni

…..disforia delirante…..[Orsacchiotto Tenebroso] scrive:
ok
mi aspetto di trovare parte di questa conversazione su gianvito.it

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I budini al cioccolato Vol. 2

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Aggiornamento: Lino Banfi sostiene che la crostata di albicocche sia frutta e non dessert, motivando la sua tesi con la forte quanto contorta affermazione “Sopra ci sono le albicocche e l’albicocca è un frutto”.
Sono curioso di sapere come valuterà il pollo all’arancia, le scaloppine al limone, lo yogurt ai frutti di bosco, la pasta alla zucca, e la possibilità di sucidarsi.

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I budini al cioccolato

Psycho, Scene di vita vissute per davvero, diario di bordo, se dovessi raccontare lo farei così

Oggi si parlava di una tizia che si è laureata senza festeggiare, che tipo stava seguendo un corso della specialistica e ha chiesto al professore di uscire dieci minuti, il tempo di andare a laurearsi per poi tornare ai corsi.
Non ha comunicato a nessuno questo evento, tentando di depistare addirittura i genitori per trovarsi completamente sola alla discussione della tesi.
Il suo atteggiamento per quanto mi riguarda stava ad indicare “Non ho un cazzo da festeggiare”, nonostante si sia laureata in tempo.
Personalmente non penso di laurearmi in tempo, a meno che stanotte non decidano di darmi una qualsiasi laurea ad honorem.
La mia carriera didattica è disastrata quasi quanto la vita sociale di chi legge questo blog.
Dico sul serio, la situazione è tragica; se un giorno dovessi laurearmi Siena stamperà delle cartoline per l’occasione, e tu le acquisterai.
Mia nonna ha fatto un voto religioso: se mi laureo, raggiungerà la basilica Santa Cateriniana di San Domenico (Siena) a piedi scalzi.

Io: “Hai più di 80 anni, come pensi di arrivare a Siena a piedi scalzi?”
Nonna: “Ma io mi faccio accompagnare da tua madre con la macchina di fronte la basilica, scendo e ci entro scalza”.

Nonna è un genio.
Doveva iscriversi a ingegneria.
Se si fosse laureata, avrei fatto un voto religioso consistente nel raggiungere la basilica Santa Cateriniana di San Domenico (Siena) a piedi scalzi.

Ing. Nonna: “Dopo aver consultato attentamente Google Maps, ho avuto modo di constatare che Siena dista dal tuo paese di residenza circa 761km nell’ipotesi che tu intraprenda il percorso pedonale più breve, come pensi di arrivarci a piedi scalzi?”
Io: “Mi considero ateo.”

Sono un genio.
Ma col cazzo che mi iscriverei di nuovo a ingegneria.
Comunque non è questo il punto.
Stavo cercando di spiegare quanto festeggiare sia controproducente: comunicare al mondo che le cose ti stanno andando bene comporterà che il mondo comincerà a far di tutto perchè le cose ti vadano male.
Perchè il mondo ti odia.
Statisticamente il nostro umore dovrebbe essere normale, quindi se sei felice probabilmente presto ti accadrà qualcosa di brutto, e poi la gente non vuole mai il tuo bene perchè è invidiosa, quindi gli altri faranno di tutto per complicarti la vita.
Quindi più le cose ti vanno bene, peggio è.
Ad esempio immagino il mio matrimonio con una donna bellissima, solare, simpatica, fantastica; nella migliore delle ipotesi tutti vorranno scoparsi mia moglie.
Ipocrisia, è tutta una presa in giro, andiamo, pensi davvero che la gente sia felice di festeggiarti?
Nel momento in cui qualcuno parteciperà alla tua festa, ti odierà per vari motivi: il menù fisso, le scarpe scomode, il vestito costoso, il menù fisso che sporca le scarpe scomode e il vestito costoso, il regalo.
Il regalo: cioè io dovrei versare una cospicua parte del mio budget di sopravvivenza perchè tu hai raggiunto un successo personale?
Ma che razza di stronzata è?
L’apoteosi del rincoglionimento umano sta nel festeggiare il compleanno: cosa sarebbe, un premio di consolazione per distogliere il mio pensiero dall’avvicinamento alla putrefazione?
Ogni volta che compi gli anni ti avvicini sempre di più alla morte, puntualmente ti ritrovi circondato da persone che si complimentano con te per il lieto proseguire del degradamento del tuo organismo.
Capisci? Tu stai morendo! E, nel giorno in cui dovresti renderti conto di quanto vicino sia la fine, loro ti faranno credere che sei speciale: è un complotto, vogliono distrarti, così tu non farai niente per evitare l’inevitabile.
Perchè poi sono speciale solo in quel giorno?
Negli altri no?
Comunque sia la mia laurea la vedo ancora lontana, quando la vedo; per ora mi preoccupo della sopravvivenza universitaria.
L’universitario ha troppo da fare, anche quando non ha niente da fare, ovvero è pigro.
La spazzatura di solito prende vita e scende le scale da sola, si deposita davanti la porta e aspetta che la nettezza urbana venga a prelevarla.
Con noi non ci vuole stare, dice che siamo sporchi.
Una volta abbiamo pensato di chiamare i GhostBusters per pulire la cucina.

Il mio frigorifero: “Sei tu un Dio?”
Ray: “No…”
Il mio frigorifero: “Allora muori!”
Winston: “Ray, quando qualcuno ti chiede se sei un Dio, tu gli devi dire sì!”

Il frigorifero ha avuto la meglio.
Due cose ti mancano se sei studente fuori sede: una dignità culinaria, e un’igiene decente.
Lo studente è troppo pigro per cucinare, e poi ci sarebbero i piatti da lavare.
Per questo motivo mangia a mensa.
Per lo stesso motivo non pulisce casa, “Non pulisco perchè devo studiare”, pensa fra se e se mentre cazzeggia al computer, e così vive in condizioni igieniche precarie paragonabili solo alle condizioni igieniche della mensa.
Dio solo sa cosa gira nella cucina della mensa.
Dopo l’ultima ispezione dei NAS hanno abbassato il prezzo del pasto, aggiunto un budino e bevande gratuite a volontà: che cazzo significa?
Comunque la fame e la pigrizia hanno sempre la meglio, infatti stasera sono andato a mensa dove posso prendere (al modico prezzo di due euro e cinquanta): 1 primo, 1 secondo, 1 contorno, 1 frutta, 1 dessert.
Però posso cambiare la frutta con un dessert. Idem per il contorno.
Quindi di solito prendo 1 primo, 1 secondo, 3 budini al cioccolato.
Amo il cioccolato.
Da ieri alla cassa hanno messo un tizio calvo che somiglia a Lino Banfi, il quale mi costringe a prendere la frutta al posto del contorno e la frutta al posto della frutta: in pratica non posso avere più di un budino.
Questa regola se l’è inventata lui, oggi sono tornato a casa con un budino e due pere.
Odio sbucciare le pere.
Sarà mica un salutista sfegatato? Non credo, a giudicare dalla sua forma fisica.
Sarà mica che mi odia a prescindere? Può essere.
Sarà mica un frustrato che il giorno della discussione della sua tesi di laurea in ingegneria informatica era pieno di capelli e si sentiva il re del mondo perchè tutti lo festeggiavano ed era fiducioso del fatto che i cinque anni in più che ha impiegato per completare il suo percorso di studi non influissero negativamente sulla sua futura carriera lavorativa e che probabilmente l’Intel o qualsiasi altra azienda leader nel settore l’avrebbe assunto ad occhi chiusi per il titolo di studi che finalmente impugnava, e ora l’unica soddisfazione che può trarre dalla sua vita sta nel privarmi dei budini al cioccolato? Probabile.
Ecco perchè non festeggerò la mia laurea: non voglio diventare calvo.

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