Il sesso

Il sesso è un gioco basato sulla psicologia e i comportamenti umani.
Al sesso giocano due squadre, una azzurra e una rosa, rispettivamente in avanti denominati come Maschi e Femmine. Esse sono anche dette, non a caso, “sessi”.
Un partecipante può essere quindi appartenente alla squadra dei maschi o a quella delle femmine.
L’obbiettivo di ogni giocatore sarà quello di condividere atteggiamenti e azioni che, normalmente, sono censurate nella vita comune. Nel linguaggio volgare tale azione è detta “fare sesso”, oppure, più propriamente, amplesso. Un giocatore vince la partita nel momento in cui riesce a fare sesso con l’obbiettivo desiderato. Più obbiettivi vengono raggiunti, più salirà il valore del giocatore.

Nel sesso, ogni maschio e ogni femmina cerca di avvalorare il più possibile i parametri di giudizio per cui si viene scelti per fare sesso. Alcuni esempi di questi parametri sono estetica, intelligenza, carisma, con quante persone hai fatto sesso, soldi. I valori di questi parametri, quando combaciano con la richiesta del giocatore partner, fanno si che quest’ultimo si interessi all’amplesso e vi approdi tramite una fase di verifica detta anche “corteggiamento”.

Il corteggiamento ha una durata variabile e tipicamente distingue le giocatrici troie da quelle serie, ovvero le prime adottano un tempo di verifica solitamente molto basso prima di fare sesso col maschio, e di conseguenza hanno più tempo a disposizione per fare sesso, e fanno sesso con più persone rispetto alle donne serie, che sono definite tali perché hanno fatto sesso con meno persone. D’altro canto, le donne serie sono obbiettivi più ambiti proprio perché più difficili da ottenere, in quanto sono state ottenute da meno giocatori. Il valore del punto dipende anche infatti da quanto sesso hanno già fatto i rispettivi partner, anche se per i maschi questo parametro è spesso trascurato nella fase di valutazione. Il vincitore del gioco è chi riesce a fare sesso con il partner desiderato ogni qualvolta lo desideri.

Il sesso sta subendo un’emorragia di partecipanti che negli ultimi due millenni si stanno impegnando in un gioco detto “fidanzamento” e, in fase evoluta, “matrimonio”, che limita fortemente i rapporti sessuali in quanto “normalmente” non li consente con più di un* individuo alla volta. Clausola di quest’ultimo gioco è infatti non partecipare al sesso con altre persone all’infuori del proprio fidanzato o coniuge.

* In alcuni paesi, molti dei quali africani o del mondo arabo, si pratica il matrimonio di un uomo con più donne (poliginia), mentre più raramente, ad esempio in alcuni paesi asiatici, si pratica il matrimonio di una donna con più uomini (poliandria). 

A che gioco giochiamo?

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Le donne

Le donne ti rompono il cazzo per tutta la vita su quanto tu maschio materialista insensibile dia importanza alle cose superficiali e mondane, tipo le scopate di una notte e via. E poi sono pronte a lasciarti o rovinarti la vita per una scopata di una notte e via. Perché non l’ami più.

Il problema delle donne è che non sono uomini, e il problema degli uomini sono le donne.

Le donne non sono uomini, e quindi non possono comprendere le esigenze degli uomini. Anche le donne hanno le loro esigenze. Ad esempio, gli uomini comprendono cosa significhi avere le mestruazioni, pur non avendole mai avute, nel momento in cui percepiscono illogici e deliranti sbalzi d’umore che si presentano con costanza nel corso del rapporto. “Povera esaurita. E’ pazza, deve sfogarsi”, pensa tra se e se mentre le dà ragione nell’ennesimo discorso no-sense dove lui è dipinto come uno stronzo. Tuttavia, per l’uomo rimane difficile far percepire alla donna cosa significhi vivere con una perenne eccitazione sessuale che si presenta ad ogni minimo stimolo animale. Perché le donne scartavetrano apertamente le palle agli uomini in preda a crisi mestruali, mentre gli uomini tradiscono di nascosto le donne in preda a crisi sessuali. In occidente. Perché da qualche parte se la passano meglio, gli uomini.
Claudio sostiene che in realtà le donne riescano a ben comprendere tale status di perenne eccitazione, in quanto, secondo lui, le donne hanno appetito sessuale pressoché identico a quello maschile.

- Secondo te le donne non vorrebbero andare a letto con tutti i maschi carini?
- Non sono donna, ma non mi sembra abbiano la stessa visione sessuale maschile.
- Guarda che le donne sono come noi, si masturbano come noi
- Non credo che tutte le donne si masturbino
- Certo che si masturbano. Tutte. Solo che la maggior parte non lo dicono.

Il problema degli uomini sono le donne perché i loro problemi sono causati dalle donne, quando non ne hanno una, perché vorrebbero averla. Il problema degli uomini sono le donne anche quando ne hanno almeno una, perché ne basta una a rovinarti la vita o semplicemente a rendertela fastidiosa. E il problema sono soprattutto le altre donne, quelle che gli uomini non hanno, perché non avendole vorrebbero averle. Visto che matematicamente un uomo non potrebbe avere tutte le donne che esistono, egli sarà fondamentalmente infelice, perché ogni bella donna mancata sarà un’occasione persa. Kierkiegaard insegna che ogni scelta è una rinuncia, e quando un uomo sceglie di dare priorità ai sentimenti, deve rinunciare a gran parte del piacere sessuale che potrebbe offrire il pianeta terra. O fare finta.
L’eccitazione sessuale per gli uomini è come il ciclo mestruale per le donne: quando arriva non puoi farci niente, parli e ragioni d’istinto, causando conflitti col partner, e poi torni in te.

Perché non l’ami più. Perché, lasciando da parte la visione di Claudio, non potendo le donne concepire l’appetito sessuale fine a se stesso, lo associano inequivocabilmente ai sentimenti, perché così l’hanno concepito. Ma come dare loro torto? Viviamo in una società dove ci hanno insegnato a comportarci in un certo modo. Pensiamo ai disegni che ci facevano fare alle elementari: un uomo, una donna, due bambini. Che nel linguaggio subliminale vorrebbe dire: accoppiati con una sola donna e concepisci due figli. Questo significa, tra le righe, usare il contraccettivo sempre, tranne due volte (salvo imprevisti), altrimenti nel disegnino ci sarebbero quasi tanti figli quanti accoppiamenti. Ma il disegnino può anche significare che la sera il marito va a trans, e nell’immagine di facciata della sua vita non v’è traccia di tale perversione. Il fatto che vivi felice con tua moglie e i tuoi due figli, implica che tu non vada a trans? Chiediamolo a Marrazzo.

Marrazzo: No.

Quindi il problema non sono le donne, ma gli uomini. Perché se è vero che sono gli uomini a comandare, e sono gli stessi che davanti alle telecamere si indignano per chi va a puttane e poi vanno a puttane davanti le telecamere, allora semplicemente gli uomini non sono tanto sicuri di ciò che vogliono dalla vita. O forse, semplicemente, vogliono certe cose quando ce l’hanno duro, e altre cose quando ce l’hanno a riposo. Non che le donne siano coerenti, quelle che si indignano alla parola “troia” e si vestono curando ogni minimo dettaglio al fine di provocare l’appetito sessuale di ogni maschio che le metterà occhi addosso.

Viviamo in una società dove l’umanità ha scritto regole di carattere etico, e sarebbe una cosa molto bella se queste regole venissero rispettate, ma probabilmente il genere umano non le sente sue, forse perché, per natura, l’uomo è poligamo. E se è vero che fatti non fummo per viver come bruti, è anche vero che non esiste uomo che non guardi ogni singolo culo femminile. A parte i gay. Però facciamo finta che la retta via sia incentrata sulla fedeltà alla monogamia, insegnandolo ai nostri figli, mentre un buon 80% degli uomini va a puttane e qualche donna si masturba anche.

Voglio dire che se tutti gli uomini che vanno a puttane lo dicessero apertamente, io non dovrei giustificarmi ogni volta che guardo un bel culo. Perché le donne dicono che siamo tutti maiali, ma poi ci pretendono principi azzurri, e si incazzano se facciamo i maiali.

Pretendere che un maschio non guardi le altre donne è come pretendere che una donna non guardi i negozi di scarpe: lasciamo agli occhi la loro parte e speriamo che non ci entri dentro.

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La comunione dei beni

- Io non sono d’accordo alla comunione dei beni
- Perché?
- Non vedo per quale assurdo motivo, ciò che è mio tutto d’un tratto debba diventare anche tuo. In realtà, quel che è mio è già tuo. Se voglio, te lo posso dare. Ma quando faremo la comunione dei beni, ciò che sarà mio, anche se non vorrò, diventerà tuo. Se avremo litigato, non te lo vorrò dare, e non te lo darò. E tu non potrai ricattarmi a riguardo. Non vedo il motivo per cui ciò che è mio debba diventare tuo da un momento all’altro.
- Ma la comunione dei beni servirà a qualcosa…
- E’ una legge creata dalla razza delle donne per sottomettere il genere maschile.
- No dai, davvero…
- Prima le donne non avevano potere economico, quindi sembrava male sposarle e poi se l’uomo sceglieva di divorziare, le donne si trovavano povere e senza una casa. Insomma, la comunione dei beni era una specie di legge contro l’abbandono.

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Madri, Buffon, grafica, pistole, (entropia).

gianvito rubino 21:49
lol
21:50
prova a fare un articolo che sia correlato con i seguenti temi
contemporaneamente: buffon, essere mamme, grafica, pistole,
e un pizzico d’entropia che non fa mai male.
21:50
vediamo che ne esce
21:51
te lo commissiono
21:51
guarda te lo voglio pagare
21:51
lo fai?
Francesco De Val 21:51
hahaha
gianvito rubino 21:51
una risata per 3 euro ci vale
Francesco De Val 21:51
si tre euro
22:57
mandati

Madri, Buffon, grafica, pistole.

C’è, comunque, un lato fedele alla tradizione, da vero italiano attaccato alla famiglia, e in questo Gigi è riuscito a coinvolgere la sovracitata boema. I due infatti si recano regolarmente al poligono di tiro per fare pratica con delle pistole, specificatamente le tradizionali luger

Gianluigi Buffon, portiere e capitano della nazionale, ha compiuto dieci anni da gobbo nel 2011, vivendo anche la retrocessione in serie B dopo una serie di pesanti irregolarità compiute dalla società che non gli hanno comunque impedito di rimanere fedele alla maglia.

Alena, comunque, passa il suo tempo di madre divagando sulle arti. Invece di dedicarsi ai figli, all’essere madre, si diletta infatti di grafica. Presumibilmente lasciando i figli mezzosangue in balìa dei vizi del mondo capitalistico occidentale.

I due hanno inoltre concepito due figli, inspiegabilmente nominati secondo la tradizione anglosassone. E dubitiamo che il Nostro sia a conoscenza del fatto che gli angli e i sassoni fossero, loro sì, in origine, appartenenti alla razza pura.

Gigi infatti soffre di vuoti di moralità, come testimoniano le sue diverse uscite che testimoniano la sua malcelata ideologia fascista. Contraddizione per contraddizione, è sposato con la modella Alena Seredova, che non fa mistero della sue origini. La ragazza è infatti ceca, appartenente quindi a una “etnia” considerata inferiore dagli eletti ariani.

 

 


 

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Chi sono gli incappucciati?

Su SottoTesto ho detto la mia su Black Bloc, incappuciati, er pelliccia e così via. Andate a farvi un giro se vi va.

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Il tappetino del mouse

Ore 18.00. Prendo la macchina ed esco, il negozio di computer più vicino sta a 500m in linea d’aria da casa mia. Ma visto che non voliamo, il concetto di linea d’aria è inutile quanto l’esame “Diritto dell’Unione Europea” alla facoltà di Ingegneria Informatica, quindi ci vado in macchina e percorro 1KM.

- Tappetini? Ne avete tappetini per il mouse?
- E’ rimasto solo questo, nero.
- No, mi serve bianco!
- Nero non ti piace?
- Mi serve bianco!
- Niente, è rimasto solo questo.
- Vabbé.

Non ci speravo più di tanto: figurarsi se lo trovavo subito. La mia è una richiesta particolare, mica voglio un tappetino per il mouse qualsiasi? Lo voglio bianco. Ho i miei ovvi motivi, ovviamente. L’ultimo mousepad l’ho pagato 40 euro, e ora non mi serve più, perché è nero. Lo comprerò bianco, spenderò altri 40 euro, ma per il momento mi accontenterò di un tappetino qualsiasi. In fondo, voglio solo un tappetino bianco.

Ore 18.10. Mi tocca andare all’altro negozio, altri 5km. Al negozio di prima mi avevano avvertito che forse lo trovavo già chiuso, che è sabato. Dalle mie parti ci sono ancora le pecore ai semafori e ora cominciano a chiudere i negozi di sabato. Domani cosa, la metropolitana?
Arrivo ed è chiuso. C’è la macchina, saracinesca non abbassata, ma il negozio è chiuso, cioè non si può entrare, porta chiusa. Opto per la soluzione drastica: vado da Trony.

Ore 18.20. Trony sono altri 4KM, in mezzo al traffico stavolta. Odio il traffico. Odio le signore che, seppur nella rotatoria, continuano a dare la precedenza a destra. E mi ringraziano pensando che dare loro la precedenza sia effettivamente un favore, ma se dovessi comunicare a parole quanto ci tengo al fatto che si sbrighino al passare, più che una gentilezza la mia sembrerebbe un’imprecazione. Nonostante le pecore ai semafori, qui troppa gente ha la macchina. Troppe signore hanno la macchina. C’è traffico. Non avevo mai visto tanto traffico da queste parti.

Per la strada scorgo un negozio di computer e ha la saracinesca abbassata: hanno cominciato davvero a chiudere di sabato!
Ne scorgo anche un altro, ma sono per la soluzione definitiva: Trony. Lì hanno tutto: televisori, frullatori, depilatori, hanno pure i MacBook, avranno anche un tappetino bianco, e costerà anche poco, penso.
Arrivo da Trony, parcheggio male, entro e comincio a cercare i tappetini del mouse, naturalmente vicino ai mouse. Niente. Non li trovo. Neanche neri. Metto a dura prova le mie capacità di ricerca, in fondo mastico tanta informatica, dovrei riuscire a trovare la collocazione dei tappetini negli scaffali di un grande negozio di informatica, ma niente. Mi chiedo quando inventeranno google per queste cose e mi rivolgo ad uno dei dipendenti, camicia rossa, marchio stampato sul petto e siamo tutti una grande famiglia.

I dipendenti di queste catene che spacciano prodotti tecnologici non godono della mia stima perché, fondamentalmente, non ne capiscono un cazzo. Però fingono bene. Parliamoci chiaro: la maggior parte dei loro clienti è costituita da signori di mezz’età che godono del loro rispetto solo perché, appunto, di mezz’età. Possono essere medici affermati o stimati avvocati, nonché contadini o politici potenti, ma ciò non toglie che nessuno di loro ne capisca un emerito cazzo di schermi a LED. Quindi si limiteranno a chiedere informazioni generiche sul prodotto, e il dipendente elencherà cose alla cazzo di cane: “Questo schermo ha una risoluzione 4×4=24 e i led, supporta il fullaccaddì e usa una nuova tecnologia random“, recita il dipendente pari pari a ciò che legge sulla confezione, facendo finta di padroneggiare l’argomento. Il cliente ignorante annuisce ma, fondamentalmente, non si è mai chiesto e mai si chiederà cosa sia un LED, quindi si atteggia come se avesse capito e conclude con una domanda sostanziale: “Ma è buono?”. Ecco, a questo si riduce il lavoro di un dipendente Trony: spiegare che è buono, e poi che quell’altro prodotto, che costa di più, visto che costa di più, è più buono. Ma pure quello di prima è buono eh.

Tuttavia, dovrebbero essere in grado di dirmi dove sono i tappetini per il mouse, compresi i signori di mezz’età.

- Dove sono i tappetini per il mouse?
- Mi sa che sono finiti.
- Avete finito i tappetini?

Che cazzo significa che hanno finito i tappetini? Ma chi è il direttore qui? Cioè, a 20 tappetini left (in quanti di voi conosceranno il significato di “left”?) a qualcuno dovrebbe venire in mente “Compriamo altri tappetini, presto!”, e invece. E ora dove vado?

Ore 18.35, esco da Trony, sbatto la portiera della macchina mia sulla portiera della macchina affianco, perché ho parcheggiato male, bestemmio per rientrare sulla strada perché quando c’è traffico tu aspetti e nessuno ti fa passare, finché qualcuno mi fa passare, e vado al negozio che prima avevo ignorato, esattamente a metà strada, diciamo circa altri 2,5KM.

- Salve, avete tappetini per il mouse?
- S…
- Mi serve bianco!
- Bianco?
- Bianco.
- Bianco ho solo questo

e mi mostra un tappetino bianco con tante minchiate disegnate sopra di tanti bei colori.

- Mi serve bianco
- Guarda ho questi a tinta unita: blu, beige, rosso… il beige è chiaro quasi come il bianco.

Il beige costava un euro e cinquanta. Forse sarebbe andato bene. Me lo chiedo ancora oggi.

- Hmm… no! Grazie, ciao!

Ore 18.43, riprendo la macchina e percorro la strada a ritroso, mi ricordo di un negozio di informatica che avevo ignorato nel tragitto d’andata. Non trovo parcheggio, ci sono già le doppie file, lascio la macchina accesa sperando che non me la rubino, ma poi dove vuoi che scappino con sto traffico, scendo ed entro gridando “Buonasera!” per attirare l’attenzione del tizio che stava nel retro a fare chissà cosa, così si accorge che esisto e che sono nel suo negozio, risponde al saluto, e gli chiedo, indovinate un po’:

- Avete un tappetino per il mouse, bianco?
- Bianco… hm… No. Ce l’ho nero!
- Oh davvero, nero?! Ma si! Nero è il mio colore preferito. Perché cazzo mi è venuto in mente di chiedertelo bianco? Ce l’hai nero! Ne prendo venti!, avrei voluto rispondergli con tono esaurito e sarcastico, ma mi limito a ringraziarlo per finta ed andarmene, che tanto non l’avrebbe capito il mio sarcasmo.

Ore 19.00 quasi, rimangono poche chance. C’è un negozio a 7KM da qua, ma già che ci sono ripasso al secondo negozio, quello che avevo trovato chiuso ma non con la saracinesca abbassata, pensando che in fondo sono solo sfigato che l’ho trovato chiuso in quel momento ma in realtà era aperto. E infatti. Qua conto di trovarlo, il negozio è grande, per la serie “Se non ce l’ha qua..”.
Mi fiondo dentro, saluto, e vado dritto nello scaffale dei tappetini del mouse. Ce ne avevano di tutti i tipi, di tutti i colori, c’erano pure quelli della nazionale italiana di calcio, e io disperatamente cerco un cazzo di tappetino bianco. Nel mentre, si avvicina un tizio che sembra mi conosca, ma io non ricordo chi sia, e visto che sono in tilt non glielo chiedo e faccio finta di ricordarmene cercando di non pronunciare il suo nome. Bluff. Mi capita spesso, riesce spesso bene, se invece mostri che non ti ricordi, si incazzano. Tanto vale bluffare.

- Ciao Gianvì!
- Oh, ciao! Come va? (gli stringo la mano)
- Bene e tu?
- Tutto ok (e mi rimetto a rovistare con foga fra i tappetini)
- Ma che stai cercando?
- Un tappetino per il mouse, bianco.
- E perché bianco?
- Perché ho comprato un mouse che costa 100 euro, e ho scoperto che questo mouse ha un sensore laser che funziona bene solo con i tappetini a tinta unita di colori estremamente chiari, preferibilmente bianco. E quindi mi serve un tappetino per il mouse bianco, e devo buttare il mio vecchio tappetino per il mouse che ho pagato 40 euro.
- Ah…
- Ma visto che sono sfigato, neanche qui l’ho trovato. Vabbé, ci vediamo presto! Ciao, stammi bene!

Ore 19.16. Mi dirigo verso l’ultimo negozio. In macchina mi chiedo quanto sia sfigato. Non mi ricordo neanche dove sta, ma tanto si sapeva, 7KM a vuoto: è chiuso. Questa moda del chiudere di sabato pomeriggio sta prendendo piede anche in Terronia.

Ore 19.24. Mentre torno verso casa mi fermo al negozio di telefoni che dieci anni fa ci lavoravo che vendeva anche computer e quindi, chissà, gli sarà rimasto un tappetino del mouse.

- Ciao! Ce li hai i tappetini per il mouse?
- Si certo.
- Bianco!
- Eeeeeeh, bianco! Dove te lo trovo bianco! (manco avessi chiesto il tappetino con la foto di Mauro Repetto)
- Vabbé, ciao!
- Ce l’ho arancione, della wind, te lo regalo, lo vuoi?

Chi l’aveva mai visto un tappetino arancione? Me ne regala due. Grazie. Ricordo che qua vicino, vicino casa, c’è anche un ipermercato con reparto Euronics. Me ne ricordo perché poco tempo fa hanno rubato tutto, roba per 50.000 euro, chissà se hanno preso anche i tappetini.

Ore 19.35, entro da Euronics, cerco fra gli scaffali, niente, cerco meglio, e ancora niente, quindi mi rivolgo al dipendente Euronics.

- Tappetini per il mouse?

Lui non mi risponde. Mi fa quel cenno con la testa per dire no, e poi stringe le labbra, avete presente quando i dipendenti di un negozio non possono soddisfare le tue richieste e stringono le labbra come per volerti comunicare che veramente sono tristi? Che sono tristi perché tu non hai trovato il tappetino del mouse? Ma chi ci crede? Ma come cazzo si fa a vendere televisori, computer, frigoriferi, lavatrici, mouse, e non avere i tappetini per il mouse?

Ore 19.42, arrivo a casa, stacco il mouse nuovo, attacco il mouse vecchio, sfoggio il mio nuovo tappetino arancione, ordino il tappetino bianco da 40 euro su internet, quello buono, e lo trovo anche a 30 euro. E, ironia della sorte, capovolgo il tappetino della wind e sotto è completamente bianco.

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La scusa più assurda di sempre

gianvito rubino
16.41

il lavoro stanca

16.41

non farlo in modalità “sfastidiato” però: so che non stai rileggendo gli articoli.

claudio_89_italy 16.41

piu che altro ieri sono andato a dormire alle 6 e mezzo e mi sono svegliato alle 11 e mezzo

gianvito rubino 16.41

Compà a volte salti lettere e me le sottolinea in rosso Wordpad cazzo, dacci n’occhiata tu!

claudio_89_italy 16.41

no no quei due che ti ho mandato li ho letti

16.41

a me wordpad nn sottolinea un cazzo

gianvito rubino 16.42

vittorie e qualque scivolone per uno

16.42

come fa a non sottilinearti qualque?

claudio_89_italy 16.43

perchè non c è proprio il correttore penso

16.43

aspè che vedo se riesco ad abilitarlo

gianvito rubino 16.46

peggio ancora.

16.46

comunque tu hai riletto articolo, e qualque suonava bene.

claudio_89_italy 16.47

e ma io in testa mia quando rileggo soprattutto dopo poco tempo leggo le cose per come le ho pensate e quindi se salta una lettera non me ne accorgo

16.47

cmq ora scarico open office

gianvito rubino 16.52

ok questa la mandiamo al guiness world record nella categoria “Scuse più assurde di tutti i tempi”.

16.52

E su gianvito.it

 

 

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Il mio caffè

Mi sveglio verso le undici e non c’è caffè in cucina, e io ho bisogno di bere un caffè la mattina prima di fare qualsiasi cosa. Prima di studiare, prima di lavorare, prima di rimettermi a dormire, prima di riprendere la lettura di “Donne” (Bukowski) che quel libro l’ho quasi finito, siamo oltre pagina 200 e ne mancano meno di cento.
C’è un bar sotto casa. Quel bar avrà fallito una ventina di volte da quando sono all’università. Direi che per ogni esame che ho cannato, quel bar ha cambiato gestione. Ma già il fatto che è sotto casa mia lo rende importante, finché non compro una macchinetta a cialde o cambio casa.

Scendo in pantaloncini rossi da calcio e maglietta “Hard Rock Cafè – Las Vegas”, nera non dovrebbe stonare, anzi, sembro quasi un punkabbbbbbestia visti anche i miei infradito neri. Barba. Barba allo stato brado, che ormai ha assunto il controllo del mio viso come aveva fatto l’acne tempo addietro. La barba la lascio crescere perché mi annoia tagliarla. Il mio ultimo parrucchiere gay (ne ho cambiati tanti parrucchieri, un paio erano gay, forse ho avuto più parrucchieri io che cambi di gestione il bar qua sotto) dice che dovrei lasciare un po’ di barba perché mi sfila il viso, mi snellisce, quindi dovrei comprare una macchinetta per radere la barba al punto giusto, in modo che non sembri incolta. Dovrei accorciarla ogni tot giorni. Ovviamente mi annoia avere cura della mia barba ogni tot giorni, ma il problema non si pone perché mi annoia ancor di più recarmi a comprare un rasoio. Quindi la lascio al suo destino, quando comincia a darmi fastidio prendo il mio fidato rasoio a ventisette lame pelo e contropelo e rado tutto a zero. Il primo giorno sembra che non porto la barba. Dopo due giorni sembra che ho la barba “curata”. Dopo dieci giorni sembro di nuovo un punkabbbbbbestia, e mi rado di nuovo. Insomma scendo giù in queste condizioni, chiavi del portone di casa in una mano perché non ho tasche, moneta da due euro nell’altra, che se trovo anche un cornetto vuoto farò di lui la mia colazione, o forse il mio pranzo.

Entro, “Buongiorno!”, uno di quei buongiorno che dico a chi non ho mai visto per far finta di essere cordiale, e la barista fa finta che è contenta di vedermi, per far finta di essere cordiale. Mi avrà visto altre due o tre volte, nelle stesse condizioni, sempre perché il caffè avevo finito o non avevo voglia di farlo. Mormora qualcosa. Io non capisco. Sorrido e annuisco mentre penso che entro quindici giorni dovrei sostenere due esami, devo informarmi per fare la disdetta della luce, in tal caso dovrei anche traslocare, compilare due fatture, concludere un progetto di lavoro per il quale è stato stabilito un target da raggiungere e, soprattutto pranzare. Pranzare è spesso un problema quando non frequento i ristoranti e il bar sotto casa non ha paste per fare colazione. La tipa del bar continua e mi comunica entusiasta qualcosa sullo svegliarsi tardi, visto che ho già annuito e sorriso un paio di volte ora dovrei inventarmi una risposta per non apparire disinteressato:

“Ce la prendiamo con comodo!”, le dico, pensando che questa frase può andar bene sia se si riferiva al fatto che io mi sono svegliato tardi (visto che arrivo a chiedere i caffè spesso verso ora di pranzo in pantaloncini, infradito e maglietta casuale, l’avrà capito che mi sveglio tardi, e che non ho tempo di farmi la barba), sia se si riferiva al fatto che qualcun’altro usa svegliarsi tardi.

Mentre aspetto mi venga servito il caffè noto due ragazze bionde in shorts sedute al tavolino. Capisco che sono straniere dal fatto che, mentre io bevo il caffè, loro buttano giù birra. La barista risponde alla mia risposta e mi porge il caffè.

“Eh no sai perché io lavoro principalmente di sera quindi la mattina apro tardi, non ci sono molti clienti…”; a quel punto penso tre cose. La prima è ovviamente “Che me ne fotte?”, la seconda è “Ho azzeccato la risposta, ora crede che le sto dando retta, sono un genio”, la terza è  ”Ecco perché non ci sono le paste”. In realtà alla terza cosa c’è già una mezza risposta.

In quel momento vorrei spiegarle quanto sia vitale per me avere un bar sotto casa aperto la mattina che mi risparmia cento metri di camminata, i quali possono essere una maratona se percorsi appena svegli, con gli infradito e indossando un abbigliamento di dubbio gusto che potrebbe ledere la mia reputazione. Poi però penso che non ce ne sia motivo: non cambierebbe nulla, non cambierà certo modo di gestire il bar in base a ciò che le consiglio. E’ per questo che fallirà anche lei e questo bar cambierà gestore.

Sorseggio. Lei, sempre facendo riferimento al fatto che ha aperto tardi (credo) si lamenta di qualcosa della sera prima tirando fuori enormi pezzi di ghiaccio dal frigo delle bevande e gettandoli nel lavandino. Cerco di non darle corda. Perché io la mattina appena mi sveglio sono pieno di pensieri e già mi stresso a pensare alla mole di cose che dovrei fare e alle cose che non farò e a quando domani mi sveglierò pensando alla mole di cose che dovrò fare perché oggi non ho fatto abbastanza e che non farò così rimandando al giorno dopo quando mi sveglierò e penserò “Ma che ho fatto negli ultimi due giorni? Ora avrò troppe cose da fare” e così via. Rimandare mi riesce bene.

I baristi e i parrucchieri svolgono una professione particolare, apparentemente facile, alienante e profittevole, dietro la quale in realtà si cela il fallimento degli psicoanalisti in Italia. E questa cosa me l’ha confermata anche uno dei parrucchieri gay. C’è gente che va lì per parlare. Discutere. Spesso proprio col barista, o col parrucchiere, o col barbiere. I parrucchieri sanno i fatti di tutti. I baristi non ne parliamo. Tanta gente dovrebbe andare dallo psicologo ed eventualmente assumere psicofarmaci. Invece le donne vanno dal parrucchiere a farsi permanenti spiegando perché vorrebbero divorziare, e ci sono uomini che vanno addirittura a farsi fare la barba, poi dicono che c’è crisi, come se non potessero usare come tutti un Mach a ventisette lame pelo e contropelo. In realtà hanno bisogno di parlare. Al posto degli psicofarmaci assumono alcolici. E quindi tali lavori non sono semplici, non devi limitarti a servire un caffè, no, devi anche fare in modo che il cliente torni, e il cliente torna se lo soddisfi, e molte persone le soddisfi se gli dai ragione, ma per dargli ragione devi farle parlare. Dubito che si litiga con baristi e parrucchieri, loro perderebbero un cliente, loro non dicono quello che pensano ma parlano in modo da tenersi stretto il cliente che torna il giorno dopo per parlare con la scusa di bere. Gente sola.

Poggio la moneta da due euro sul bancone, novanta centesimi per un caffè sono un furto, ma a volte preferisco essere derubato piuttosto che ingegnarmi in soluzioni alternative che tanto più sono economiche, più sono impegnative.

E in quel momento avrei voluto dirle: “Deve essere davvero difficile per te bonificare il frigobar  da quegli enormi pezzi di ghiaccio, quando fino a ieri sera cercavi di ragionare con una cinquantina di persone ubriache in cerca di consenso. E ci riuscivi. E ammiro la tua perseveranza, ma anche tu fallirai, perché i primi tempi questo bar stava aperto tutte le mattine, e ora, con la scusa che di sera ci sono più clienti, apre solo la sera. La gente che lo frequenta deve essere troppo ubriaca o deve avere troppi problemi per te, quindi fallirai. Ma io, io, io voglio un caffè. Secondo me il mondo dovrebbe funzionare così: il caffè al bar, gli psicoanalisti da un’altra parte. Io voglio un caffè e non voglio parlare. Non voglio sentire niente. Voglio riflettere su come possa essere una birra a prima mattina (mezzogiorno) invece che il caffè. Voglio riflettere su dove e cosa e come mangerò oggi.”
Ma non l’ho fatto.
Perché sono sicuro che, anche se le avessi detto quello che pensavo, domattina non trovavo comunque le paste per fare colazione. Non le avrebbe messe per me. Quindi pago, “Ciao, grazie!” dico con finta euforia mentre mi dirigo verso l’uscita, salgo le scale, rientro in casa e scrivo questo pezzo invece di leggere Bukowski mentre penso “Ma dove pranzerò oggi?”.

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Insonnia e televendite

Fin da piccolo soffrivo d’insonnia, il problema oggi non l’ho ancora risolto.
Ho provato tutto: infusi, pillole, droghe, alcool, Maria De Filippi. Scherzavo riguardo gli infusi.
Stanno passando Beverly Hills su Italia1, 4 di notte. Non sapevo Brandon avesse un gemello.

Chissà come sarebbe stato se avessimo avuto un interruttore che lo abbassi e, “click!”, sprofondi nel sonno. Sicuramente mi sarei divertito a far addormentare la gente in giro. E a far venire brevi colpi di sonno all’autista di turno. Probabilmente sarei finito in galera o morto in un incidente stradale. Comunque sarebbe stato più facile dormire (e ridere), almeno per me.
L’insonnia è davvero fastidiosa, snervante. Ti stendi sul letto e pensi “Ora dormo”, poi pensi qualcos’altro. Poi qualcos’altro ancora. E poi ancora così finchè ti ricordi che avevi sonno, quindi pensi “Ora dormo”, e così via, avanti tutta la notte, per ventritrè anni, poi non chiedetevi perchè un bel giorno entrerò armato in un centro commerciale. No, non per rapinare un negozio di materassi.

Per me l’avvento di Media Shopping è stato un trauma. Italia1, il canale notturno più trash di tutti i tempi, invaso da televendite stile rete-locale. A quell’ora vorrei vedere qualcosa che disimpegni il cervello, invece devo concentrarmi per notare gli errori dei fotomontaggi prima-dopo.
“Guarda com’era grasso prima, e guardalo dopo due giorni grazie al nostro attrezzo che ti permetterà di scolpire i tuoi addominali senza muoverti. E non è un fotomontaggio!”
Ah beh, se non è un fotomontaggio, allora ci credo. Ma perchè specificarlo? Che a qualcuno sia venuto il dubbio?
“Costa solo centosettanta euro, ma le prime dieci chiamate otterranno uno sconto dell’85%, e con un solo euro in più avrete in omaggio la bellezza di altri diciassette prodotti identici. In più, solo per voi, un magnifico regalo e se pagate con carta di credito ci mettiamo dentro pure una collana di perle e aboliremo l’ICI. Si, avete capito bene, aboliremo l’ICI. Fino ad esaurimento scorte.”
Noi chi?
Penso: perchè una bionda sta correndo su un tapis roulant magnetico alle cinque di notte? Perchè è affiancata da un ragazzo e una ragazza?
E perchè il ragazzo (da ora in avanti Goffredo) e la ragazza (da ora in avanti non la nominerò più) stanno sorridendo? Perchè?
Realizzo: è una televendita. Loro sono pagati per fare così. Immagino la regia durante le riprese:
“Dovresti moderare la velocità con la quale stai percorrendo il tappeto magnetico, Goffredo. Deve sembrare che tu ci stia dando dentro ma, allo stesso tempo, non dobbiamo dare l’impressione che dimagrire possa essere faticoso. Scusa ma che cazzo di nome è Goffredo?”.
Mi chiedo se Goffredo immagginasse così il suo futuro.
Mi chiedo il figlio di Goffredo cosa risponderà alla maestra riguardo il lavoro del padre.
Mi chiedo se il figlio di Goffredo aprirà mai una fabbrica di temperini.
E, soprattutto, mi chiedo se Goffredo avrà mai un figlio.
La televendita prosegue, ti spiegano che l’attrezzo è utile sia ai “magri” che a “quelli con la pancia”. Perchè se nominassero le due categorie in modo leggermente diverso e più semplice, tipo “magri” e “grassi”, oppure “senza pancia” e “ciccioni”, oppure “rachitici” e “panzoni”, beh, l’attrezzo la gente non lo comprerebbe. Marketing.
Quindi penso “Ora dormo”, e chiudo il pezzo.

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Immigrati e terremoti

Su SottoTesto fra ieri e oggi ho scritto due articoli

Il primo riguarda la proposta di Frattini: pagare gli immigrati per farli andare via.

Il secondo riguarda Forum: hanno pagato una finta reduce dal terremoto di L’Aquila per elogiare il governo. “Hanno tutti di nuovo la casa con garage e giardino”, dice lei, e io mi chiedo cosa ne pensi mia nonna.

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