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dicembre 27, 2008

I panni dalla finestra

 

Terzo Superiore.
Mia madre insegnava nel mio stesso istituto, ed era conosciuta come una strega: infatti era nota per picchiare (non sto scherzando) gli alunni. Era nota anche per irrompere nelle classi che non le riguardavano, quando erano scoperte o quando i professori permettevano di fare casino, e metteva note sugli altri registri. Quando si faceva viva lei nei corridoi, tutti rientravano in classe immediatamente. I primi giorni non capivo perchè, poi me ne resi conto anche io.
Beh il mio vecchio istituto è situato in un edificio di 3 piani:
3 – Liceo Linguistico
2 – Liceo Scientifico Tecnologico
1 – Liceo Socio-PsicoPedagogico
Le finestre di ogni piano naturalmente erano parallele, questo significa che la finestra direttamente sotto una classe del linguistico era dello scientifico, e quella sotto la classe dello scientifico era del pedagogico.
Quindi, sotto la mia finestra, in parallelo, c’era una classe del pedagogico.
Quella mattina non ero andato a scuola con mia madre, quindi non sapevo nemmeno che lei ci fosse.
Non mi ero mai fatto problemi a fare casino a scuola, in fondo io stavo su un altro piano.
Bene, ora scoperta, senza supplente, si fa casino.
Io, annoiandomi giustamente, comincio a lanciare cose dalla finestra, che dava, fra l’altro, sull’entrata principale della scuola, nonchè fosse esattamente sopra ad una classe del pedagogico.
Il casino degenera. Ero partito con una penna di un mio compagno, poi si era arrivati al cappellino, poi cartella, poi libro del compagno di banco.
Il mio compagno di banco si chiamava Gianvito, come me.
Lui non c’entrava niente. Solo che una mia vittima, vedendo che sul suo libro c’era scritto Gianvito… vabbè.
Quel giorno avevamo fatto educazione fisica, di conseguenza avevamo nei rispetivi zaini i panni per giocare a calcetto: tutti avevano la maglietta, io avevo anche scarpe, parastinchi, pantaloncini, canottiera e calzini.
Cominciano a volare queste maglie dalla finestra, è una catena di dispetti, finchè la mia vittima preferita non prende il mio zaino, lo svuota, e ne butta tutto il contenuto dalla finestra.
Rimane un calzino sul bordo, ma un mio compagno lo buttà giù per solidarietà.
Ok, visto che Rubino era il proprietario del maggior numero di indumenti al suolo, Rubino scende a prendere tutto.
Intanto molte classi avevano smesso di fare lezione, a mia insaputa: le classi di sotto ridevano perchè vedevano panni scendere dalla finestra, le altre classi invece si godevano il panorama con il vento che faceva svolazzare i panni a destra e a manca. I professori avevano protestato, il preside aveva mandato un bidello a controllare. Il bidello scende al suolo, aspettando il proprietario dei panni.
Io esco dalla mia classe e mi porto Gianvito per solidarietà, anche se lui non c’entrava niente, perchè non mi andava di fare una figura di merda da solo davanti la scuola. Imbocco le scale di emergenza, esterne, ed incrocio mia madre.
Era incazzata nera.
Io invece sorridevo.
Ci ignoriamo l’un l’altro, facendo finta di niente. Non sapevo perchè saliva lei, non sapeva perchè scendevo io.
Scendo giù, tutti i professori affacciati… e la classe sotto la mia, stranamente scoperta, appena mi vede scoppia in un boato. Li ignoro, ero troppo impegnato a fare la bella figura. Il bidello vigila. Gianvito mi da supporto morale, ma non mi aiuta praticamente.
Quando ho raccolto tutti i panni, sento delle urla provenire dalla finestra della mia classe. Una voce stridula femminile.
“IO VORREI SAPERE CHI CAZZO è QUESTO IDIOTA CHE BUTTA I PANNI DALLA FINESTRA!”
“MI DITE CHI CAZZO è QUESTO STRONZO? CHI è QUESTO STRONZO? CHI è?”
In mente mia: “Oh Cazzo!”
Allorchè noto una persona che scorge dalla finestra della mia classe, e la riesco a vedere fino alle ginocchia. Era mia madre. Era salita su una sedia vicino la finestra, quasi come per buttarsi giù. Mi vede. Ma non mi riconosce.
“ECCOLO LO STRONZO! LO VEDETE? QUELLO è LO STRONZO!”, prosegue urlando, “A FESSA RI MAMMATA! QUANN T’ANGAPPO T’ABBOTTO RI SCAFFI!”
Risate generali a scuola.
Io, conscio del pericolo, provo a rientrare dal portone principale, più largo, quindi con più possibilità di fuggire.
Ma niente: il bidello me lo impedisce, piazzato tipo bodyguard mi guarda e mi fa: “Mo so cazzi toi!”.
Bene, imbocco le scale di emergenza, con la vana speranza di percorrerle prima della strega e sfuggirle, con Gianvito a mio seguito. Ma niente: arrivati a metà percorso, la incrocio.
Lei mi riconosce.
La rabbia è alle stelle, non ho scampo.
Tento il tutto per tutto: stringo a me l’enorme ammasso di panni che avevo in mano, e, come se fossi un giocatore di rugby, tento di sfuggire di peso.
Ce la faccio, lei mi colpisce solo di striscio.
Gianvito, intanto, spavaldo del pericolo, conscio della sua innocenza, prosegue normalmente la camminata.
Mia madre lo prese e sfogò la sua ira: calci e pugni sul malcapitato.

Io e mia madre non ci siamo parlati per una settimana.

2 Comments on “I panni dalla finestra

Lia
febbraio 5, 2009 a 5:57 am

DAVVERO NO COMMENT!!!!

fd
novembre 8, 2009 a 1:34 am

Geeeesù

I commenti sono chiusi.