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gennaio 1, 2009

Auguri.

Gli auguri non funzionano, è un dato di fatto.
E anche se funzionassero, di certo non ce ne accorgeremmo.
Ad esempio, se ti succede qualcosa di buono pensi a chi te la ha augurata? No. Non ti passa nemmeno per l’anticamera del cervello.
Però è quasi sempre vero il contrario: appena ti succede una disgrazia, pensi al bastardo che te la può aver mandata. Bastardo.
Chi li ha inventati gli auguri? Certo, sono una buona scusa per ritirare i regali. Ma chi li ha inventati i regali? Se ti fanno un regalo da 20 euro, devi spendere anche tu 20 euro; la differenza è che gli stessi soldi, spesi dagli altri per te, non sono mai spesi bene. Il regalo non piace quasi mai. E se piace, beh, si poteva fare di meglio. Ma questa è un’altra storia, tornerò sull’argomento quando mi faranno un regalo.
Dicevo, gli auguri non servono. Le bestemmie? Forse.  Gli auguri no.

Poi c’è da dire che gli auguri oltre ad essere inutili sono anche scomodi e controproducenti, quindi, non solo non fanno del bene, anzi, fanno del male. A noi e a chi ci circonda. Come il fumo.
Metti che decidi di uscire la sera di Natale: dovrai dare gli auguri a tutti i conoscenti che incrocerai, e ciò comporta, almeno al sud, una stretta di mano e due finti baci sulle guancie, seguiti da stupide reciproche domande riguardanti la salute dei soggetti interessati, la famiglia, la scuola o il lavoro, ed altre cose che in realtà a nessuno interessano.
Grande perdita di tempo. Che, dico, prima o poi si muore! Vale la pena sprecare il tempo ad augurarci lunga vita? Che se invece di scambiarci gli auguri vivessimo un pò di più, sarebbe meglio.
Gli auguri sono come il fitness: anche se (ipotesi) ti allungasse la vita, sicuramente non te la allunga tanto quanto il tempo che hai speso a fare fitness. Comunque sul fatto che l’attività fisica allunghi la vita qualche studio scientifico ci sta, sul fatto che gli auguri servano invece niente. Ma proprio zero. Nemmeno Paolo Fox e Wanna Marchi si sono pronunciati a riguardo, dico.

Poi gli auguri devi darli anche a chi proprio non sopporti, oppure no.

Incroci l’odiato tizio e non gli dai gli auguri.
Appena ti volti Tizio esclama col suo amico: “Guarda che stronzo! Nemmeno gli auguri mi ha fatto!”

Incroci l’odiato tizio e gli dai gli auguri.
Appena ti volti Tizio esclama col suo amico: “Ma guarda che faccia di cazzo! Prima dice in giro di non potermi vedere, e poi mi viene a fare gli auguri!”. 

Figurati poi in situazioni nelle quali sei a capotavola in un ristorante, incastrato, e per alzarti devono precederti dodici persone nello stesso movimento, perchè se no non puoi uscire. Ed ecco, lì, durante il cenone, passa Antonio Baldelli, che tu non hai la minima idea di chi sia, dove lo hai conosciuto, cosa voglia, perchè sia vivo e perchè si sia fermato manifestandoti la sua voglia di augurarti qualcosa. Però è lì. Fermo. Ti guarda, con un sorriso da ebete. Antonio Baldelli. Non sai nemmeno dove abita, se abita. Ma lui è lì. E tu devi alzarti per simboleggiare l’augurio col gesto fisico.
Ciò comporterà una ola al tavolo, ovvero le 12 persone si alzeranno sincronizzate, assicurandoti che per loro non è un problema.
E allo stesso modo, sempre sincronizzate, ti arriveranno 12 bestemmie.
Considerando che le bestemmie funzionano e gli auguri no, sei in deficit.
E visto che, alla fine, Antonio Baldelli non hai capito chi sia, non ne è valsa la pena. 

Ma gli auguri si danno. Sempre.
Perchè è buona educazione, passare per ipocriti.

Buon Anno a tutti.

2 Comments on “Auguri.

Astoria
gennaio 3, 2009 a 2:35 pm

Ho letto il tuo blog, molto spiritoso. Mi sembri un po’ ossessionato con le feste a dire il vero, ma ti si può perdonare. Infatti non è detto che gli auguri siano sempre ipocriti e soprattutto non ho capito perché a Capodanno si dovrebbero fare tutte quelle cose pseudo-divertenti. A proposito ti racconto una simpatica scenetta accaduta ieri sui sedili posteriori della macchina di mio padre. Stavamo andando a un compleanno e avevo scarrozzato con me due compagne di scuola, che mi avevano (eh eh) accerchiato, se si può dire; ero seduta in mezzo, insomma, e stavo a sentire i loro discorsi su quanto avessero bevuto o si fossero stonate a Capodanno. Io non sono impressionabile né a questi racconti, né a quelli che potrebbero ipoteticamente narrare eventi totalmente opposti, però evidentemente loro non riuscivano a capirlo. La cosa faceva un po’ ridere perché io ruotavo la testa da una parte e dall’altra e loro incalzavano quasi lottando. Umoristico in senso pirandelliano, s’intende. La morale della storia, comunque, è che il Capodanno non necessita di festeggiamenti prestabiliti, anche farsi una passeggiata potrebbe essere la scelta migliore; visto che nella vita, in generale, non capita spesso di decidere di uscire a camminare un po’. Saluti a te, sconosciuto, da una sconosciuta. PS Anch’io sono nella stessa scuola dove insegna mia madre, e anche lei ha la fama di una piuttosto strega. Non picchia nessuno, in realtà. E’ solo una di quella che non regala i voti… Ironia della sorte.

gV
gennaio 3, 2009 a 3:12 pm

Ciao Astoria. Grazie per lo spiritoso. Grazie mille per l’ossessionato. Non sono solo le feste ad ossessionarmi, è solo che mi sono messo da poco in testa l’idea di scrivere, in questo modo, di queste cose: passate le feste ho scritto solo delle feste; ma presto metterò in mostra le mie “ossessioni” con il contesto sociale di turno.
E’ che ho sviluppato una certa idiosincrasia, verso il mondo.
Ah, che poi c’è davvero chi voglio bene, e c’è davvero a chi spero che gli capiti qualcosa di bello. Ma gli auguri per me rimangono inutili. A volte ipocriti, sempre inutili.
P.S. Mamma davvero picchiava gli alunni, e una volta (almeno due) mi ha lanciato un coltello contro a tavola. Se sto scrivendo è perchè mi colpì con la parte del manico.

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