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marzo 24, 2009

Il mio stato confusionale

Quando faccio la fila a mensa, capisco tante cose riguardo il mio paese.
La fila in Italia rispecchia la gente che vive in Italia.
Anzitutto, a differenza degli altri paesi, qui la fila si fa a gruppi.
Al primo posto magari ci sta solo una persona, ma al secondo ce ne potrebbero essere trentaquattro.
Per questo motivo, anche se sei terzo in fila, non è detto che sei vicino alla meta.
Inoltre, non sei neanche in grado di calcolare quanto tempo impiegherai a finire la fila, perchè ogni gruppo non è ben definito: i concorrenti infatti hanno la possibilità di far passare avanti amici, parenti, e conoscenti vari.
Del resto uno scambio di favori può tornare sempre utile: metti che un giorno arrivi per ultimo, mica ti metti a fare la fila? Chiedi di ricambiarti il favore.
E quelli che ti passano avanti, raramente, fanno anche finta di chiederti il permesso, e tu sorridi, annuisci, dici che non c’è problema, per paura di essere linciato dalla folla.
Anche in fila ci sono gli extracomunitari, e anche in fila ti rubano il posto, perchè si ghettizzano: gli extracomunitari mangiano tutti insieme, quindi se hai davanti un ragazzo di colore, potenzialmente potrebbe sorgere la necessità di sfamare il Sud Africa, prima che tu possa toccare cibo.
E non ti va bene, perchè cazzo sei in Italia, e il pane deve andare prima agli italiani.
Ci sono anche i politicanti a mensa, spesso fra gli universitari si notano i frikkettoni-comunisti-punkabestia. Li noti perchè hanno i dreadlocks, e si vestono volutamente male per mostrare alla fila il loro ideale politico: predicano l’uguaglianza, e poi ti passano davanti, a mensa.
E quando, e se, finalmente hai finito la fila, non avrai di certo lo stesso pasto degli altri: dipende da chi ti riempie il piatto, e da quanto gli stai simpatico.
Non ci saranno mai due piatti uguali, nemmeno se chi ti fa il piatto si impegna a fartelo uguale agli altri.
In ogni caso, nessuno si impegna per farli uguali.
Quindi devi cercare di risultare simpatico, per mangiare di più. E non sempre basta.
E così è l’Italia: i raccomandati che ti passano davanti, le simpatie, le ingiustizie, gli extracomunitari che si ghettizzano, l’ipocrisia generale.
Affoghiamo in odio e ipocrisia, ci lamentiamo.
Poi appena ci capita l’occasione di passare davanti, non perdiamo tempo, perchè tanto lo fanno tutti.
Il problema del mio stato è che gli italiani giocano a fottere il prossimo, e si lamentano quando rimangono fottuti.
Ecco, questo è il mio stato confusionale.