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giugno 18, 2009

Un grande ristorante

Al sapore ci si abitua e, dopo un pò, non lo senti più.
Il tuo piatto preferito comincia a sembrarti insipido, così aggiungi sale finchè non diventa troppo.
E te ne accorgi solo quando è troppo.
E ti lamenti.
Poi ti cominci ad abituare al piatto, e dalla carne passi alla pasta.
A volte mischi le pietanze per vedere che sapore hanno, per capire cosa ti piace di più.
Altre volte invece scegli il digiuno: un pò per dimagrire in modo tale da sembrare più bello, un pò per accentuare la fame che farà salire l’indice di gradimento del tuo prossimo pasto, rendendolo importante.
O forse scegli di sopportare la fame semplicemente perchè non ti accontenti degli avanzi.
Però può capitare anche di mangiare a stomaco pieno, senza aver digerito il pasto precedente.
E capisci di aver esagerato.
E te ne penti.
Che forse non si dovrebbe mangiare se non si ha davvero fame.
Per rispetto del cibo, intendo.
Ci sono le volte in cui sbagli a cucinare e te la prendi con te stesso, oppure hai seguito i suggerimenti di qualcuno e te la prendi con qualcuno.
Capita anche che tu lasci l’acqua a bollire, però non trovi la pasta da buttare.
Magari hai tutte le spezie lì, a portata di mano, e pensi di poter servire il piatto perfetto; ma non hai niente da condire questa volta.
E hai fame.
E di fame ci puoi anche morire, dicono.

Basterebbe solo parlare di cucina per farti capire quanto siano contorti gli esseri umani.
Immagino la vita come un grande ristorante dove impieghiamo il nostro tempo a cucinare: noi siamo gli ingredienti, il nostro carattere è il condimento.
Il senso della vita è divorarci a vicenda.
Succede anche di essere assaggiati e poi sputati, allora o si cambia ricetta, o si cambia cliente.
Darebbe un senso alla mia esistenza sapere che sono servito a qualcosa, tipo a non farti morire.
Che di fame ci puoi anche morire, dicono.