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maggio 23, 2010

Ffsi

Ieri ho avuto la brillante idea di recarmi presso la biblioteca e mettermi a studiare di fronte la biblioteca, perchè c’erano le panchine, il sole, il polline a braccetto con la mia allergia, i piccioni, gli insetti, il sole (in faccia), la panchina scomoda.
In mezzo alla natura non ci sono mai stato bene, sono nato convinto di essere perseguitato dalla natura, quindi mi scruto gli arti cercando il ragno di turno intento a colonizzarmi, oppure guardo il cielo e mi tengo pronto a schivare eventuali feci dei volatili.
Perchè la natura mi odia.
Studiare all’aperto non è il massimo per un paranoico con manie di persecuzione.
Qualche pagina più tardi, con 7 panchine libere, un’anziana coppia punta giusto quella al mio fianco.
I vecchi, si sa, parlano, blaterano, insomma di certo non ti aiutano a preparare un esame di ingegneria del software, ma possono essere una buona scusa per non studiare, scusa che io ho prontamente colto al volo iniziando i miei monologhi, cioè, dialoghi con Dio:
“Allora lo vedi che sei Tu a non volere il mio studio? Proprio qui si dovevano sedere? Ma perchè non gli succede qualcosa a questa gente?”
Neanche finisco di sperare che il vecchio lascia la vecchia per farla sedere, la vecchia ostenta un mezzo passo e inciampa, cade, e nel cadere la sua prontezza di riflessi è talmente scadente da non permetterle di ripararsi il viso, quindi cade così. Come un angelo in volo. Come se si stesse tuffando in piscina, con le braccia allargate, come per abbracciare il cemento. E dargli un bacio a stampo, al cemento.
Io mi alzo, e prendo una storta, ma niente di grave.
Mi avvicino alla signora, questa a terra stesa che non si muoveva con la faccia stampata sul suolo, il marito che smadonna.
“Signora, tutto bene?”
“…ffSi…” e il sangue cospargeva le sue labbra, in perfetto abbinamento col rossetto che stavolta non era servito a mascherare la sua età.
“Signora, mi sa che lei si è spaccata il muso…”
“…ffSi…”, sputando sangue.
Il marito bestemmiando la porta all’altra panchina, lontano da me, dove c’era una fontanella d’acqua, che poi ho notato sta cosa, la gente va sempre a sciacquarsi quando si fa male, quando si ubriaca, quando sputa sangue, come se poi l’acqua ti aggiustasse.
Dopo un pò il marito smadonnante ha chiamato un taxi, e sono tornati a casa.
Io riprendo a studiare, e penso che in fondo per loro non è stata un’esperienza così spiacevole: se fossi vecchio come loro mi preoccuperei di come muoio, e quando muoio, invece loro per qualche minuto hanno smesso di pensare a come e quando creperanno, per pensare se tornare a casa col taxi o meno.
Giungendo a una conclusione.
Si, perchè mica è facile giungere ad una conclusione?
Sapere che potresti morire da un momento all’altro non avendo la minima idea di cosa sia morire, beh, è angosciante; un pò come non riuscire a decidersi se chiamare il taxi o meno, e resti lì ad aspettare, cosa non si sa, mentre sputi sangue.
E quando muori, allora si, giungi alla conclusione.
Poi sono arrivate quattordici persone a sedersi sulle panchine.