La spinta giusta

22/07/2010

Penso sia nella nostra indole incolpare qualcosa, o qualcuno, quando le cose vanno male.
Penso sia nella nostra indole perdere tempo.

Non mi chiedo mai se ho fatto la cosa giusta: ne sono sicuro, io ho fatto la cosa giusta, e se le cose a volte vanno male è solo sfiga, fa parte della vita, è quel briciolo di spazio dove la felicità indietreggia per prendere la rincorsa, dove la vita si abbassa fino a toccare il fondo, per darsi la spinta giusta.

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La persona giusta

15/06/2010

E ci pensavo alla persona giusta, quand’ero piccolo.
Anche se la gente diceva che non sai mai come fare per capire chi è la persona giusta, se è la persona giusta. E io non ci volevo pensare perchè mi bastava immaginare il finale per essere felice. E a ventitreanni te lo chiedi chi è la persona giusta.

Non so come si fa a capire chi è la persona giusta, ma se volessi cercare di capirlo il mio metro di valutazione è… beh, non dovrebbe mai essere meno importante di qualcosa la persona giusta.

Non dovrebbe mai essere meno importante di me la persona giusta.

Non dovrebbe mai essere meno importante di te la persona giusta.

- Ma cosa vorresti sapere?

- Io vorrei sapere quello che tu pensi io vorrei sapere : )

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Stavo riflettendo

Stavo riflettendo che l’”Italia” nel ’34 ha ospitato un mondiale e l’ha vinto.
Nel ’34 l’Italia Fascista (Con Mussolini) ha “ospitato” un mondiale, durante la dittatura e, casualmente, l’ha vinto.
L’ha vinto.  Mah.

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Le mie scatole nere

18/02/2010

Il modello black box (scatola nera) è un sistema descrivibile per come reagisce a determinate sollecitazioni, ma di cui non si conoscono gli ingranaggi.
Il computer, ad esempio, è una scatola nera.
Lo accendi premendo un bottone anche se non sai quali meccanismi fanno si che il computer si accenda.
E di scatole nere ce ne sono tante nella nostra vita, di cose che usiamo perchè funzionano, pur non avendo la minima idea del perchè funzionino.
Le persone si sono adattate al modello ignorando completamente la possibilità di studiarne gli ingranaggi; quando si trovano a leggere delle domande sui monitor, sono soliti a premere “Avanti”, “Ok”, “Si”, finchè non ottengono l’effetto desiderato.
Del resto, se c’è riuscito qualcuno ci puoi riuscire anche tu.

“Sai ho provato a farlo, ma mi da un errore.”
“Che errore ti da?”
“Non lo so, non ho letto”

Ormai non ti fermi neanche a leggere il testo in base al quale dovresti dare delle risposte, dai solo le risposte, clicka, vai avanti, cerca di concludere il prima possibile: tutte risposte positive, sperando in un esito positivo.
Però capita che le cose non vadano bene.
C’è chi prova a dare risposte diverse, chi insiste con le stesse risposte, e chi butta via il computer.
Esistono tanti modi per affrontare un problema.
Le persone, ad esempio, sono scatole nere.
Non hai la minima idea di cosa abbiano dentro ma ti comporti in base alle reazioni che hanno, e va tutto bene finchè va bene, poi un bel giorno iniziano i problemi.
Le persone ostinate continuano a dare le stesse risposte, quelle caparbie provano a dare risposte diverse, se la scatola però è davvero importante allora tenterai di guardarle dentro.
Oppure la butti, senza perderci tempo, dando la colpa alla scatola.
Ne ho buttate tante di scatole nere nella mia vita, alcune troppo presto, altre le avrei dovute buttare via molto tempo prima perchè proprio non funzionavano, ma non ho mai capito se la vita fosse un vero/falso oppure un test a risposta multipla.
Eppure continuavo a rispondere.
Per certe cose ci vorrebbe un cazzo di tasto di conferma, come quelli che attirano la tua attenzione con un suono e ti chiedono “Sei sicuro?”.
Solo a quel punto ci pensi, prima non hai letto niente di niente ma adesso qualcosa ha attirato la tua attenzione, e ci pensi, ci ripensi.
A volte le scatole nere non funzionano.
A volte le scatole nere le ami.
Se hai un problema con qualcosa che ami non dovresti buttarla via.

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San Valentino

14/02/2010

Approfittare delle ricorrenze per esprimere un sentimento è ipocrita quanto una foglia di insalata in un Big Mac.
Quante persone si commuovono guardando Schindler’s List durante la sera della vigilia di Natale?
Zero.
E sai perchè? Perchè non danno Schindler’s List durante la sera della vigilia di Natale.
Probabilmente, invece, ti troverai a guardare Christmas Carol, film il quale vuole mandarti un messaggio chiaro: il Signor Scrooge è uno stronzo, per due semplici motivi:
1) Il Signor Scrooge è uno stronzo
2) Il Signor Scrooge non percepisce “lo spirito del natale”.
Analizziamo i punti:
1) Il signor Scrooge è uno stronzo. Vero. Egli è avaro, scontroso, e appare agli altri come uno stronzo. Magari non è stronzo, quantomeno non lo è con te visto che lui non esiste (è un personaggio di fantasia) e tu si (nel senso che esisti non che sei stronzo), quindi non dovresti mai avere a che fare con il signor Scrooge (quando non assumi LSD), ma seguire una trama implica immedesimarsi nel personaggio per sentirsi parte della storia; ma perchè cazzo ti immedesimi negli altri? Immedesimati nel Signor Scrooge. Metti che sei un tipo scontroso, asociale, avaro, e tutti ti considerano uno stronzo, allora chi è lo stronzo? Tu o gli altri che ti considerano stronzo?
Comunque sia, ognuno si immedesima in qualcosa, a volte si sceglie il più forte, a volte si sceglie per sentimento.
Io, ad esempio, adoro sostenere Berlusconi per il semplice motivo che la massa mi sta sui coglioni.
Nota bene, non ho detto che voto Berlusconi, non lo voterei mai; però lo sostengo nei discorsi, quando si parla di lui, a me piace far finta che lui abbia ragione in modo tale da poterlo difendere ed elogiare.
2) Il Signor Scrooge non percepisce “lo spirito del natale”. Innanzitutto per percepire qualcosa, questa cosa dovrebbe quantomeno esistere. Il messaggio comune ci spinge ad essere altruisti e generosi, specialmente durante il Natale. Specialmente. Durante. Il Natale. Questo significa, in altri termini, che dovremmo essere meno generosi e altruisti durante gli altri giorni dell’anno. Quindi se mandi un messaggio da 1 euro dal tuo Iphone ultimo modello, puoi dare da mangiare ad un bambino africano. A Natale darai da mangiare a due bambini africani, il resto dell’anno solo ad uno. A meno che non sia un bambino africano ebreo, in quel caso gli spetterebbe un messaggino di beneficenza anche quand’è il giorno della memoria.
Il punto è che essere stronzi non significa non percepire lo spirito del natale. Significa essere stronzi. La cosa triste è che poi la gente comincia a percepire lo spirito del natale per non sentirsi stronza.
E quindi facciamo il minuto di raccoglimento per la Shoah, perchè Hitler era un sadico: non vorrei sentirmi un sadico.
Iniziative paragonabili al livello intellettuale degli ultras che intonano “Se saltelli muore Ballotelli”.
No, non muore Ballotelli. Se gli spari alla tempia, forse si, muore Ballotelli. Scagliargli una statuetta-souvenir del duomo di Milano, potrebbe provocare la morte di Ballotelli. Potresti anche sacrificare un agnello ermafrodita durante una notte di luna piena, e poi assumere cinque extracomunitari strafatti di crack per accoltellarlo, allora si, penso che muore Ballotelli. Ma se non muore, quando ti prende ti spacca il culo.
Tuttavia saltare in cinquemila nella curva non servirà a niente, a meno che Ballotelli non sia steso sotto i vostri piedi.
Non sarà partecipare a bizzarri riti di massa che farà di te una persona diversa da quello che sei, anzi confermerà la tua pochezza e la tua insensibilità verso certe questioni.
La vergognosa situazione economica che affligge il terzo mondo può indignarti a tal punto da farti smettere di sorseggiare la tua cioccolata calda?
No, se non scotta.
Ogni giorno, nel mondo, 24.000 bambini muiono di fame.
Dire che muore un bambino ogni 3 secondi, dovrebbe farvi impressionare abbastanza, vista la mia capacità nel dividere il numero 24.000 per le ore del giorno, e poi per i minuti, e poi per i secondi.
Anche se in realtà il numero esatto di bambini che muoiono di fame ogni secondo dovrebbe essere 2,7777777qualcosa, ma non vedo che cazzo c’entri.
Il punto è che io oggi ho già mangiato due volte, e al prossimo pasto non degnerò di alcun pensiero il terzo mondo.
Forse perchè sono stronzo, o perchè non percepisco lo spirito del Natale, fate voi.
Ma non ho aspettato San Valentino per dire quanto una persona sia importante per me; allo stesso modo, non vorrei dimostrare ciò che sento verso chi amo soltanto nelle ricorrenze, belle e brutte, compleanni e funerali.
Le occasioni cadono per caso e raramente, perchè aspettare un’occasione per esprimere qualcosa che mi porto dentro ogni santo giorno?
Come per dire ”Ciao, come va? Volevo solo dirti che… visto che oggi è…”
No, oggi è oggi, e basta, non significa niente questo giorno, quello che conta è ciò che sento: oggi, ieri, domani, adesso, per sempre, quello che vuoi dire, se è importante, non ha tempo, non ha bisogno di un’occasione per essere tirato fuori perchè non può essere contenuto in un momento.

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Rhum e Pera

28/09/2009

Io sono un paranoico: penso che il mondo intero ce l’abbia con me.
Ecco perchè mi state tutti sul cazzo.
Dio si divertirà a complicarmi l’esistenza, arrecandomi fastidio come quando non trovo ciò che avevo in mano fino a pochi minuti prima, che poi magari ce l’avevo sotto il naso ma semplicemente non lo vedevo.
Qualcosa andrà storto, anche più di “qualcosa”, anche più di “storto”.
Non gradisco l’idea di attribuire le mie speranze alla fortuna perchè è lunatica, come se fosse perennemente indisposta, un ciclo mestruale cominciato nel 1987 che terminerà non prima della mia morte.
Nonostante tutto, se mi prefisso un obbiettivo do per scontato che io ci possa riuscire, e se non ci riesco, pazienza.
Orgoglio e autostima non sono sempre sufficienti ad ammortizzare i miei fallimenti, i quali, a volte, sono così pesanti che mi spezzano la schiena.
Fa niente: finora col tempo sono sempre guarito.
Io ci provo.
Mi guardo bene dal tenermi in gola le parole: ho passato gran parte della mia vita a non dire le cose volevo dire, e me ne sono pentito.
La nostra natura ci impone di mandare messaggi subliminali, comunicare con i gesti, perchè abbiamo paura di esporci per come siamo.
Anche a noi stessi.
Quando tutto sarà finito sono sicuro che mi verrà concesso un minuto per ripensare a tutte le volte che volevo urlare cosa sentivo, ma sono stato zitto per paura di non essere capito, e rimpiangerò gli obbiettivi che ho abbandonato perchè il timore di fallire mi ha impedito di perseguirli.
Questa vita è una puttana e probabilmente mi spezzerà il cuore, ma cazzo, sono innamorato.
Va così, Rhum e Pera, perchè ci sono dei momenti forti che ti lasciano l’amaro in bocca, e altri talmente belli da farti dimenticare quel retrogusto sgradevole che ha la vita.
Se davvero Dio mi odia, mi accorgerò di aver finito il succo di frutta soltanto dopo aver bevuto l’ultimo bicchiere di rhum, e resterà un cattivo sapore sul mio palato.
Ma sarò troppo ubriaco per rendermene conto.

Quando sei felice bevi per festeggiare.
Quando sei triste bevi per dimenticare.
Quando non hai nulla per essere triste o essere felice, bevi per fare accadere qualcosa.
(Charles Bukowski)

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I parrucchieri

15/09/2009

Quando vado dal parrucchiere, pago puntualmente uno shampoo mai avuto.
Ma forse solo voi maschi mi potete capire, perchè le donne non si pongono problemi di ordine socio-economico-temporale per curare le loro chiome.
Invece l’uomo fa subito, allora non due tagli e tre shampii (si scrive così il plurale?), ma un taglio e una lavata di capelli, che per imparare a scrivere shampoo ci vuole troppo tempo.
E lì la genialata: lo shampoo te lo fanno prima, mica dopo. *
Mica quando servirebbe, che ho tranci di capelli defunti che albergano sul mio cranio.
Inutile, e ancor più inutile il fatto che lo shampoo è indispensabile.
Allora è una congiura?
Da anni va avanti questa storia, e non mi è mai passato per la testa di dire “No guarda, lo shampoo fammelo dopo, che prima non mi serve.”.
Non è mica che ora te ne rendi conto, ci vai a parlare e trovi le forze di pretendere ciò che è tuo.
Vivi parallelamente a questa situazione sgradevole, e fai finta di non subirla.
E nel mondo va più o meno così: respiri passivamente un disagio, e ad un certo punto ti accorgi che ormai, quel disagio, fa parte di te.
Non fai nulla per annullarlo perchè non ne senti il bisogno.
E vedi, a volte, la fame è un bene, perchè se hai fame almeno senti il bisogno di qualcosa.
Che è già qualcosa.

* Nota: non centra un cazzo se vi fanno due shampii, il primo rimane inutile e ve lo fanno pagare.

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Un grande ristorante

18/06/2009

Al sapore ci si abitua e, dopo un pò, non lo senti più.
Il tuo piatto preferito comincia a sembrarti insipido, così aggiungi sale finchè non diventa troppo.
E te ne accorgi solo quando è troppo.
E ti lamenti.
Poi ti cominci ad abituare al piatto, e dalla carne passi alla pasta.
A volte mischi le pietanze per vedere che sapore hanno, per capire cosa ti piace di più.
Altre volte invece scegli il digiuno: un pò per dimagrire in modo tale da sembrare più bello, un pò per accentuare la fame che farà salire l’indice di gradimento del tuo prossimo pasto, rendendolo importante.
O forse scegli di sopportare la fame semplicemente perchè non ti accontenti degli avanzi.
Però può capitare anche di mangiare a stomaco pieno, senza aver digerito il pasto precedente.
E capisci di aver esagerato.
E te ne penti.
Che forse non si dovrebbe mangiare se non si ha davvero fame.
Per rispetto del cibo, intendo.
Ci sono le volte in cui sbagli a cucinare e te la prendi con te stesso, oppure hai seguito i suggerimenti di qualcuno e te la prendi con qualcuno.
Capita anche che tu lasci l’acqua a bollire, però non trovi la pasta da buttare.
Magari hai tutte le spezie lì, a portata di mano, e pensi di poter servire il piatto perfetto; ma non hai niente da condire questa volta.
E hai fame.
E di fame ci puoi anche morire, dicono.

Basterebbe solo parlare di cucina per farti capire quanto siano contorti gli esseri umani.
Immagino la vita come un grande ristorante dove impieghiamo il nostro tempo a cucinare: noi siamo gli ingredienti, il nostro carattere è il condimento.
Il senso della vita è divorarci a vicenda.
Succede anche di essere assaggiati e poi sputati, allora o si cambia ricetta, o si cambia cliente.
Darebbe un senso alla mia esistenza sapere che sono servito a qualcosa, tipo a non farti morire.
Che di fame ci puoi anche morire, dicono.

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La mia carne

02/06/2009

L’altra sera cucinavo a fuoco lento e avevo cosparso la piastra di sale.
Sono stato attento però la carne si è attaccata ugualmente alla ghisa, e si è bruciata.
Non ci ho pensato più di tanto: ho pulito la piastra, ho messo la carne nel piatto e, un boccone alla volta, l’ho mangiata.
Se le cose vanno male forse non è colpa tua.
Probabilmente è quella causa di forza maggiore che chiami “sfortuna”.
Il problema sorge se pensi di poter rimediare, e rimani lì a fissare la piastra, a fartene una ragione.
Tutto sta nel rendersi conto, quando, effettivamente, la carne è ormai bruciata.
Se nella vita cerchi di capire qualcosa, è perchè quella cosa non ti va bene così come la stai sentendo.
Dopo che hai cucinato mastichi un pò la carne e in testa provi a convincerti che in fondo non è così male, che il sapore di bruciato lo senti appena.
Perchè è un peccato buttarla dopo tutto il tempo che hai speso per cucinarla.
Se la mia carne è davvero bruciata c’è poco da fare: prima o poi me ne renderò conto.
Ma se amo il sapore del bruciato, non ho voglia di capire il perchè.
Ho voglia di masticarlo.

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Quelli che strizzano il tonno

17/04/2009

Sono solito a consigliare il tonno nelle diete.
Molta gente lo compra già condito, con l’olio d’oliva in scatola.
Suggerisco che quell’olio non è buono e fa male.
La gente mi risponde che, grazie all’ausilio della forchetta, si può privare il tonno di quell’olio cattivo.
Magari si può aggiungere, al tonno ormai asciutto, un pò d’olio extravergine di fiducia.
Ora, cara gente, dovete sapere che esistono le scatolette di tonno al naturale, quelle senza olio.
Non solo vi risparmiate la strizzata, ma costano anche di meno!
Prendi un cruciverba.
Prima di comprarlo, non avevi necessità di scervellarti su quelle caselle vuote.
Però, soprattutto quando non hai niente da fare, ti rechi in edicola e addirittura spendi soldi (paghi) per ottenere questo problema cartaceo, che vorrà essere risolto da te medesimo ogni volta che ti capiterà sott’occhio.
Per non parlare dei videogiochi, che ti fanno perdere tantissimo tempo.
Però ti ci realizzi.
Dico, quando superi un livello, verifichi le tue capacità, ti confronti con altre persone o con l’intelligenza artificiale, ti ci realizzi.
Perchè ti senti migliore.
Sei contento.
Sei soddisfatto.
Hai compiuto un dovere che ti eri imposto, anche se non era necessario importelo.
E te lo sei imposto proprio per trarre soddisfazione dal suo compimento.
Allora si spiega il cruciverba, e il tempo buttato a riempire caselle bianche a cui nessuno farà mai caso, se non la tua autostima.
E si spiega così perchè l’essere umano tende a crearsi problemi, con le persone.
Perchè in un rapporto di coppia non si può stare in pace, è monotono: nessuno ne trae soddisfazione, nessuno vince, nessuno perde, nessuno è contento, nessuno si sente superiore.
Si chiama pace, ed è monotona la pace.
Perciò è nostro dovere creare problemi dal nulla, far notare delle cose che poc’anzi sembravano essere irrilevanti e presentarle come ostacoli insormontabili.
E poi dare la colpa a qualcuno, e finquando qualcuno non si assume la colpa, il gioco continua.
Lo stress continua.
Per tutti questi motivi, la gente continuerà sempre a spendere più del dovuto per comprare il tonno all’olio d’oliva, e poi si prenderà la briga di strizzarlo con la forchetta, finquando non sarà asciutto.
E magari, a quel tonno asciutto, aggiungerà un pò d’olio d’oliva.

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