Ieri ho avuto la brillante idea di recarmi presso la biblioteca e mettermi a studiare di fronte la biblioteca, perchè c’erano le panchine, il sole, il polline a braccetto con la mia allergia, i piccioni, gli insetti, il sole (in faccia), la panchina scomoda.
In mezzo alla natura non ci sono mai stato bene, sono nato convinto di essere perseguitato dalla natura, quindi mi scruto gli arti cercando il ragno di turno intento a colonizzarmi, oppure guardo il cielo e mi tengo pronto a schivare eventuali feci dei volatili.
Perchè la natura mi odia.
Studiare all’aperto non è il massimo per un paranoico con manie di persecuzione.
Qualche pagina più tardi, con 7 panchine libere, un’anziana coppia punta giusto quella al mio fianco.
I vecchi, si sa, parlano, blaterano, insomma di certo non ti aiutano a preparare un esame di ingegneria del software, ma possono essere una buona scusa per non studiare, scusa che io ho prontamente colto al volo iniziando i miei monologhi, cioè, dialoghi con Dio:
“Allora lo vedi che sei Tu a non volere il mio studio? Proprio qui si dovevano sedere? Ma perchè non gli succede qualcosa a questa gente?”
Neanche finisco di sperare che il vecchio lascia la vecchia per farla sedere, la vecchia ostenta un mezzo passo e inciampa, cade, e nel cadere la sua prontezza di riflessi è talmente scadente da non permetterle di ripararsi il viso, quindi cade così. Come un angelo in volo. Come se si stesse tuffando in piscina, con le braccia allargate, come per abbracciare il cemento. E dargli un bacio a stampo, al cemento.
Io mi alzo, e prendo una storta, ma niente di grave.
Mi avvicino alla signora, questa a terra stesa che non si muoveva con la faccia stampata sul suolo, il marito che smadonna.
“Signora, tutto bene?”
“…ffSi…” e il sangue cospargeva le sue labbra, in perfetto abbinamento col rossetto che stavolta non era servito a mascherare la sua età.
“Signora, mi sa che lei si è spaccata il muso…”
“…ffSi…”, sputando sangue.
Il marito bestemmiando la porta all’altra panchina, lontano da me, dove c’era una fontanella d’acqua, che poi ho notato sta cosa, la gente va sempre a sciacquarsi quando si fa male, quando si ubriaca, quando sputa sangue, come se poi l’acqua ti aggiustasse.
Dopo un pò il marito smadonnante ha chiamato un taxi, e sono tornati a casa.
Io riprendo a studiare, e penso che in fondo per loro non è stata un’esperienza così spiacevole: se fossi vecchio come loro mi preoccuperei di come muoio, e quando muoio, invece loro per qualche minuto hanno smesso di pensare a come e quando creperanno, per pensare se tornare a casa col taxi o meno.
Giungendo a una conclusione.
Si, perchè mica è facile giungere ad una conclusione?
Sapere che potresti morire da un momento all’altro non avendo la minima idea di cosa sia morire, beh, è angosciante; un pò come non riuscire a decidersi se chiamare il taxi o meno, e resti lì ad aspettare, cosa non si sa, mentre sputi sangue.
E quando muori, allora si, giungi alla conclusione.
Poi sono arrivate quattordici persone a sedersi sulle panchine.
psychodrama
"io scrivo per necessità: c'ho scosse emozionali"
Oggi si parlava di una tizia che si è laureata senza festeggiare, che tipo stava seguendo un corso della specialistica e ha chiesto al professore di uscire dieci minuti, il tempo di andare a laurearsi per poi tornare ai corsi.
Non ha comunicato a nessuno questo evento, tentando di depistare addirittura i genitori per trovarsi completamente sola alla discussione della tesi.
Il suo atteggiamento per quanto mi riguarda stava ad indicare “Non ho un cazzo da festeggiare”, nonostante si sia laureata in tempo.
Personalmente non penso di laurearmi in tempo, a meno che stanotte non decidano di darmi una qualsiasi laurea ad honorem.
La mia carriera didattica è disastrata quasi quanto la vita sociale di chi legge questo blog.
Dico sul serio, la situazione è tragica; se un giorno dovessi laurearmi Siena stamperà delle cartoline per l’occasione, e tu le acquisterai.
Mia nonna ha fatto un voto religioso: se mi laureo, raggiungerà la basilica Santa Cateriniana di San Domenico (Siena) a piedi scalzi.
Io: “Hai più di 80 anni, come pensi di arrivare a Siena a piedi scalzi?”
Nonna: “Ma io mi faccio accompagnare da tua madre con la macchina di fronte la basilica, scendo e ci entro scalza”.
Nonna è un genio.
Doveva iscriversi a ingegneria.
Se si fosse laureata, avrei fatto un voto religioso consistente nel raggiungere la basilica Santa Cateriniana di San Domenico (Siena) a piedi scalzi.
Ing. Nonna: “Dopo aver consultato attentamente Google Maps, ho avuto modo di constatare che Siena dista dal tuo paese di residenza circa 761km nell’ipotesi che tu intraprenda il percorso pedonale più breve, come pensi di arrivarci a piedi scalzi?”
Io: “Mi considero ateo.”
Sono un genio.
Ma col cazzo che mi iscriverei di nuovo a ingegneria.
Comunque non è questo il punto.
Stavo cercando di spiegare quanto festeggiare sia controproducente: comunicare al mondo che le cose ti stanno andando bene comporterà che il mondo comincerà a far di tutto perchè le cose ti vadano male.
Perchè il mondo ti odia.
Statisticamente il nostro umore dovrebbe essere normale, quindi se sei felice probabilmente presto ti accadrà qualcosa di brutto, e poi la gente non vuole mai il tuo bene perchè è invidiosa, quindi gli altri faranno di tutto per complicarti la vita.
Quindi più le cose ti vanno bene, peggio è.
Ad esempio immagino il mio matrimonio con una donna bellissima, solare, simpatica, fantastica; nella migliore delle ipotesi tutti vorranno scoparsi mia moglie.
Ipocrisia, è tutta una presa in giro, andiamo, pensi davvero che la gente sia felice di festeggiarti?
Nel momento in cui qualcuno parteciperà alla tua festa, ti odierà per vari motivi: il menù fisso, le scarpe scomode, il vestito costoso, il menù fisso che sporca le scarpe scomode e il vestito costoso, il regalo.
Il regalo: cioè io dovrei versare una cospicua parte del mio budget di sopravvivenza perchè tu hai raggiunto un successo personale?
Ma che razza di stronzata è?
L’apoteosi del rincoglionimento umano sta nel festeggiare il compleanno: cosa sarebbe, un premio di consolazione per distogliere il mio pensiero dall’avvicinamento alla putrefazione?
Ogni volta che compi gli anni ti avvicini sempre di più alla morte, puntualmente ti ritrovi circondato da persone che si complimentano con te per il lieto proseguire del degradamento del tuo organismo.
Capisci? Tu stai morendo! E, nel giorno in cui dovresti renderti conto di quanto vicino sia la fine, loro ti faranno credere che sei speciale: è un complotto, vogliono distrarti, così tu non farai niente per evitare l’inevitabile.
Perchè poi sono speciale solo in quel giorno?
Negli altri no?
Comunque sia la mia laurea la vedo ancora lontana, quando la vedo; per ora mi preoccupo della sopravvivenza universitaria.
L’universitario ha troppo da fare, anche quando non ha niente da fare, ovvero è pigro.
La spazzatura di solito prende vita e scende le scale da sola, si deposita davanti la porta e aspetta che la nettezza urbana venga a prelevarla.
Con noi non ci vuole stare, dice che siamo sporchi.
Una volta abbiamo pensato di chiamare i GhostBusters per pulire la cucina.
Il mio frigorifero: “Sei tu un Dio?”
Ray: “No…”
Il mio frigorifero: “Allora muori!”
Winston: “Ray, quando qualcuno ti chiede se sei un Dio, tu gli devi dire sì!”
Il frigorifero ha avuto la meglio.
Due cose ti mancano se sei studente fuori sede: una dignità culinaria, e un’igiene decente.
Lo studente è troppo pigro per cucinare, e poi ci sarebbero i piatti da lavare.
Per questo motivo mangia a mensa.
Per lo stesso motivo non pulisce casa, “Non pulisco perchè devo studiare”, pensa fra se e se mentre cazzeggia al computer, e così vive in condizioni igieniche precarie paragonabili solo alle condizioni igieniche della mensa.
Dio solo sa cosa gira nella cucina della mensa.
Dopo l’ultima ispezione dei NAS hanno abbassato il prezzo del pasto, aggiunto un budino e bevande gratuite a volontà: che cazzo significa?
Comunque la fame e la pigrizia hanno sempre la meglio, infatti stasera sono andato a mensa dove posso prendere (al modico prezzo di due euro e cinquanta): 1 primo, 1 secondo, 1 contorno, 1 frutta, 1 dessert.
Però posso cambiare la frutta con un dessert. Idem per il contorno.
Quindi di solito prendo 1 primo, 1 secondo, 3 budini al cioccolato.
Amo il cioccolato.
Da ieri alla cassa hanno messo un tizio calvo che somiglia a Lino Banfi, il quale mi costringe a prendere la frutta al posto del contorno e la frutta al posto della frutta: in pratica non posso avere più di un budino.
Questa regola se l’è inventata lui, oggi sono tornato a casa con un budino e due pere.
Odio sbucciare le pere.
Sarà mica un salutista sfegatato? Non credo, a giudicare dalla sua forma fisica.
Sarà mica che mi odia a prescindere? Può essere.
Sarà mica un frustrato che il giorno della discussione della sua tesi di laurea in ingegneria informatica era pieno di capelli e si sentiva il re del mondo perchè tutti lo festeggiavano ed era fiducioso del fatto che i cinque anni in più che ha impiegato per completare il suo percorso di studi non influissero negativamente sulla sua futura carriera lavorativa e che probabilmente l’Intel o qualsiasi altra azienda leader nel settore l’avrebbe assunto ad occhi chiusi per il titolo di studi che finalmente impugnava, e ora l’unica soddisfazione che può trarre dalla sua vita sta nel privarmi dei budini al cioccolato? Probabile.
Ecco perchè non festeggerò la mia laurea: non voglio diventare calvo.
Noto una mail che ha come oggetto: “Falle diventare compagne di scuola”, quindi, pensando che fosse pubblicità di qualche sito porno, la apro.
Il testo recita: “Monika e Daya vorrebbero andare a scuola per imparare a leggere e scrivere…”
A questo punto mi immagino due asian teens, vestite con le uniformi da studentesse giapponesi (camicetta bianca e minigonna blu,cortissima) e capelli legati tipo conigliette di playboy, che si dilettano in improbabili posizioni su un banchetto di scuola.
Poi ho continuato a leggere: “…ma come tanti altri bambini nel Sud del mondo sono costrette a lavorare per aiutare la famiglia. “
E già lì la fantasia non reggeva più…
“Unisciti ad ActionAid per garantire a tutti i bambini il diritto all’istruzione, al cibo e alle cure! Adotta un bambino a distanza: darai a lui e ai suoi amici la possibilità di costruire un futuro migliore partendo dai banchi di scuola.”
A quel punto ho realizzato di essere un pervertito.
E che se non accellero i tempi della mia laurea, anche io avrò bisogno di qualcuno che mi garantisca il diritto all’istruzione, perchè i miei genitori si stanno rompendo i coglioni.
Piove. A dirotto.
Le fighe uscite dal locale dovranno idrosatursi per tornare alla loro tana.
Mi affaccio, le vedo che corrono sotto la pioggia…
Io: “Non ho mai visto così tante ragazze bagnarsi sotto i miei occhi…”
Comments (3)Non andavo a messa da anni.
Ho invitato due amici:
Io: “Vuoi venire a messa?”
Tony: “Ma sei cretino?”
Io: “Vado a messa, vieni?”
Peppe: “Ma vafanculo!” (con accento siciliano)
Non hanno accettato.
Mi chiedo cosa avrebrebbero risposto se li avessi invitati a rapinare una banca.
Da piccolo frequentai la chiesa per cause di forza maggiori (mamma e nonna).
Una volta ebbi il geniale desiderio di provare l’ostia, anche se non avevo fatto ancora la comunione, così il parroco me ne fece assaggiare una non consacrata.
Io, però, la presi sul serio.
Credevo nella befana, figuriamoci in Dio.
Mi sorse un piccolo dubbio e chiesi consiglio alla mia genitrice; ricordo ancora quel discorso:
Io da piccolo: “Mamma, ma ora che ho preso l’ostia, se faccio un peccato muoio?”
Mamma: “Si.”
Furono i giorni più brutti della mia infanzia, avevo paura di morire da un momento all’altro.
Ero ossessionato dal fatto che Dio mi guardasse in continuazione: già da piccolo avevo manie di protagonismo.
Stavo attento a non commettere peccato.
Il mio timore era di peccare per sbaglio.
E per fortuna ancora non conoscevo la masturbazione.
Dopo un paio di settimane peccai per sbaglio, e non morii.
Visto l’esito positivo, ho continuato a peccare.
Cominciai a dubitare dei preti quando il mio parroco uccise un cucciolo di cane davanti ai miei occhi.
Il cagnolino aveva fatto pipì in chiesa.
Sacrilegio.
In fondo, chi di voi non ha mai ammazzato un cucciolo di cane davanti ai bambini del catechismo?
Forse voleva farci assistere alla punizione corporale in modo che non tentassimo di imitare il quadrupede.
Marinavo i giorni pomeridiani di scuola media per andare in chiesa a fare il chirichetto: era una bella sensazione sentirsi vicino a Dio, tipo come quando hai amici potenti.
Col passare degli anni mi sono convinto che non fosse necessario andare in chiesa per vari motivi: non è necessario pregare in gruppo, la preghiera in chiesa è un rituale e quindi perde di significato, se Dio ci ha dato 7 giorni di vita perchè dobbiamo restiturgliene uno, il tizio che dice la messa ha ammazzato un cucciolo di cane, la domenica mattina ho sonno.
Inizialmente non abbandonai del tutto la parrocchia, poi si.
Ora dovrei confessarmi, però non ho alcuna intenzione di farlo con un prete che possa sputtanarmi in giro.
Ho un serio problema a parlare dei miei peccati: se avessi realizzato solamente una delle perversioni che ho per la testa, a quest’ora sarei già all’inferno a bere estathè con Buddha.
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Terzo Superiore.
Mia madre insegnava nel mio stesso istituto, ed era conosciuta come una strega: infatti era nota per picchiare (non sto scherzando) gli alunni. Era nota anche per irrompere nelle classi che non le riguardavano, quando erano scoperte o quando i professori permettevano di fare casino, e metteva note sugli altri registri. Quando si faceva viva lei nei corridoi, tutti rientravano in classe immediatamente. I primi giorni non capivo perchè, poi me ne resi conto anche io.
Beh il mio vecchio istituto è situato in un edificio di 3 piani:
3 – Liceo Linguistico
2 – Liceo Scientifico Tecnologico
1 – Liceo Socio-PsicoPedagogico
Le finestre di ogni piano naturalmente erano parallele, questo significa che la finestra direttamente sotto una classe del linguistico era dello scientifico, e quella sotto la classe dello scientifico era del pedagogico.
Quindi, sotto la mia finestra, in parallelo, c’era una classe del pedagogico.
Quella mattina non ero andato a scuola con mia madre, quindi non sapevo nemmeno che lei ci fosse.
Non mi ero mai fatto problemi a fare casino a scuola, in fondo io stavo su un altro piano.
Bene, ora scoperta, senza supplente, si fa casino.
Io, annoiandomi giustamente, comincio a lanciare cose dalla finestra, che dava, fra l’altro, sull’entrata principale della scuola, nonchè fosse esattamente sopra ad una classe del pedagogico.
Il casino degenera. Ero partito con una penna di un mio compagno, poi si era arrivati al cappellino, poi cartella, poi libro del compagno di banco.
Il mio compagno di banco si chiamava Gianvito, come me.
Lui non c’entrava niente. Solo che una mia vittima, vedendo che sul suo libro c’era scritto Gianvito… vabbè.
Quel giorno avevamo fatto educazione fisica, di conseguenza avevamo nei rispetivi zaini i panni per giocare a calcetto: tutti avevano la maglietta, io avevo anche scarpe, parastinchi, pantaloncini, canottiera e calzini.
Cominciano a volare queste maglie dalla finestra, è una catena di dispetti, finchè la mia vittima preferita non prende il mio zaino, lo svuota, e ne butta tutto il contenuto dalla finestra.
Rimane un calzino sul bordo, ma un mio compagno lo buttà giù per solidarietà.
Ok, visto che Rubino era il proprietario del maggior numero di indumenti al suolo, Rubino scende a prendere tutto.
Intanto molte classi avevano smesso di fare lezione, a mia insaputa: le classi di sotto ridevano perchè vedevano panni scendere dalla finestra, le altre classi invece si godevano il panorama con il vento che faceva svolazzare i panni a destra e a manca. I professori avevano protestato, il preside aveva mandato un bidello a controllare. Il bidello scende al suolo, aspettando il proprietario dei panni.
Io esco dalla mia classe e mi porto Gianvito per solidarietà, anche se lui non c’entrava niente, perchè non mi andava di fare una figura di merda da solo davanti la scuola. Imbocco le scale di emergenza, esterne, ed incrocio mia madre.
Era incazzata nera.
Io invece sorridevo.
Ci ignoriamo l’un l’altro, facendo finta di niente. Non sapevo perchè saliva lei, non sapeva perchè scendevo io.
Scendo giù, tutti i professori affacciati… e la classe sotto la mia, stranamente scoperta, appena mi vede scoppia in un boato. Li ignoro, ero troppo impegnato a fare la bella figura. Il bidello vigila. Gianvito mi da supporto morale, ma non mi aiuta praticamente.
Quando ho raccolto tutti i panni, sento delle urla provenire dalla finestra della mia classe. Una voce stridula femminile.
“IO VORREI SAPERE CHI CAZZO è QUESTO IDIOTA CHE BUTTA I PANNI DALLA FINESTRA!”
“MI DITE CHI CAZZO è QUESTO STRONZO? CHI è QUESTO STRONZO? CHI è?”
In mente mia: “Oh Cazzo!”
Allorchè noto una persona che scorge dalla finestra della mia classe, e la riesco a vedere fino alle ginocchia. Era mia madre. Era salita su una sedia vicino la finestra, quasi come per buttarsi giù. Mi vede. Ma non mi riconosce.
“ECCOLO LO STRONZO! LO VEDETE? QUELLO è LO STRONZO!”, prosegue urlando, “A FESSA RI MAMMATA! QUANN T’ANGAPPO T’ABBOTTO RI SCAFFI!”
Risate generali a scuola.
Io, conscio del pericolo, provo a rientrare dal portone principale, più largo, quindi con più possibilità di fuggire.
Ma niente: il bidello me lo impedisce, piazzato tipo bodyguard mi guarda e mi fa: “Mo so cazzi toi!”.
Bene, imbocco le scale di emergenza, con la vana speranza di percorrerle prima della strega e sfuggirle, con Gianvito a mio seguito. Ma niente: arrivati a metà percorso, la incrocio.
Lei mi riconosce.
La rabbia è alle stelle, non ho scampo.
Tento il tutto per tutto: stringo a me l’enorme ammasso di panni che avevo in mano, e, come se fossi un giocatore di rugby, tento di sfuggire di peso.
Ce la faccio, lei mi colpisce solo di striscio.
Gianvito, intanto, spavaldo del pericolo, conscio della sua innocenza, prosegue normalmente la camminata.
Mia madre lo prese e sfogò la sua ira: calci e pugni sul malcapitato.
Io e mia madre non ci siamo parlati per una settimana.
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