Le mie scatole nere

18/02/2010

Il modello black box (scatola nera) è un sistema descrivibile per come reagisce a determinate sollecitazioni, ma di cui non si conoscono gli ingranaggi.
Il computer, ad esempio, è una scatola nera.
Lo accendi premendo un bottone anche se non sai quali meccanismi fanno si che il computer si accenda.
E di scatole nere ce ne sono tante nella nostra vita, di cose che usiamo perchè funzionano, pur non avendo la minima idea del perchè funzionino.
Le persone si sono adattate al modello ignorando completamente la possibilità di studiarne gli ingranaggi; quando si trovano a leggere delle domande sui monitor, sono soliti a premere “Avanti”, “Ok”, “Si”, finchè non ottengono l’effetto desiderato.
Del resto, se c’è riuscito qualcuno ci puoi riuscire anche tu.

“Sai ho provato a farlo, ma mi da un errore.”
“Che errore ti da?”
“Non lo so, non ho letto”

Ormai non ti fermi neanche a leggere il testo in base al quale dovresti dare delle risposte, dai solo le risposte, clicka, vai avanti, cerca di concludere il prima possibile: tutte risposte positive, sperando in un esito positivo.
Però capita che le cose non vadano bene.
C’è chi prova a dare risposte diverse, chi insiste con le stesse risposte, e chi butta via il computer.
Esistono tanti modi per affrontare un problema.
Le persone, ad esempio, sono scatole nere.
Non hai la minima idea di cosa abbiano dentro ma ti comporti in base alle reazioni che hanno, e va tutto bene finchè va bene, poi un bel giorno iniziano i problemi.
Le persone ostinate continuano a dare le stesse risposte, quelle caparbie provano a dare risposte diverse, se la scatola però è davvero importante allora tenterai di guardarle dentro.
Oppure la butti, senza perderci tempo, dando la colpa alla scatola.
Ne ho buttate tante di scatole nere nella mia vita, alcune troppo presto, altre le avrei dovute buttare via molto tempo prima perchè proprio non funzionavano, ma non ho mai capito se la vita fosse un vero/falso oppure un test a risposta multipla.
Eppure continuavo a rispondere.
Per certe cose ci vorrebbe un cazzo di tasto di conferma, come quelli che attirano la tua attenzione con un suono e ti chiedono “Sei sicuro?”.
Solo a quel punto ci pensi, prima non hai letto niente di niente ma adesso qualcosa ha attirato la tua attenzione, e ci pensi, ci ripensi.
A volte le scatole nere non funzionano.
A volte le scatole nere le ami.
Se hai un problema con qualcosa che ami non dovresti buttarla via.

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San Valentino

14/02/2010

Approfittare delle ricorrenze per esprimere un sentimento è ipocrita quanto una foglia di insalata in un Big Mac.
Quante persone si commuovono guardando Schindler’s List durante la sera della vigilia di Natale?
Zero.
E sai perchè? Perchè non danno Schindler’s List durante la sera della vigilia di Natale.
Probabilmente, invece, ti troverai a guardare Christmas Carol, film il quale vuole mandarti un messaggio chiaro: il Signor Scrooge è uno stronzo, per due semplici motivi:
1) Il Signor Scrooge è uno stronzo
2) Il Signor Scrooge non percepisce “lo spirito del natale”.
Analizziamo i punti:
1) Il signor Scrooge è uno stronzo. Vero. Egli è avaro, scontroso, e appare agli altri come uno stronzo. Magari non è stronzo, quantomeno non lo è con te visto che lui non esiste (è un personaggio di fantasia) e tu si (nel senso che esisti non che sei stronzo), quindi non dovresti mai avere a che fare con il signor Scrooge (quando non assumi LSD), ma seguire una trama implica immedesimarsi nel personaggio per sentirsi parte della storia; ma perchè cazzo ti immedesimi negli altri? Immedesimati nel Signor Scrooge. Metti che sei un tipo scontroso, asociale, avaro, e tutti ti considerano uno stronzo, allora chi è lo stronzo? Tu o gli altri che ti considerano stronzo?
Comunque sia, ognuno si immedesima in qualcosa, a volte si sceglie il più forte, a volte si sceglie per sentimento.
Io, ad esempio, adoro sostenere Berlusconi per il semplice motivo che la massa mi sta sui coglioni.
Nota bene, non ho detto che voto Berlusconi, non lo voterei mai; però lo sostengo nei discorsi, quando si parla di lui, a me piace far finta che lui abbia ragione in modo tale da poterlo difendere ed elogiare.
2) Il Signor Scrooge non percepisce “lo spirito del natale”. Innanzitutto per percepire qualcosa, questa cosa dovrebbe quantomeno esistere. Il messaggio comune ci spinge ad essere altruisti e generosi, specialmente durante il Natale. Specialmente. Durante. Il Natale. Questo significa, in altri termini, che dovremmo essere meno generosi e altruisti durante gli altri giorni dell’anno. Quindi se mandi un messaggio da 1 euro dal tuo Iphone ultimo modello, puoi dare da mangiare ad un bambino africano. A Natale darai da mangiare a due bambini africani, il resto dell’anno solo ad uno. A meno che non sia un bambino africano ebreo, in quel caso gli spetterebbe un messaggino di beneficenza anche quand’è il giorno della memoria.
Il punto è che essere stronzi non significa non percepire lo spirito del natale. Significa essere stronzi. La cosa triste è che poi la gente comincia a percepire lo spirito del natale per non sentirsi stronza.
E quindi facciamo il minuto di raccoglimento per la Shoah, perchè Hitler era un sadico: non vorrei sentirmi un sadico.
Iniziative paragonabili al livello intellettuale degli ultras che intonano “Se saltelli muore Ballotelli”.
No, non muore Ballotelli. Se gli spari alla tempia, forse si, muore Ballotelli. Scagliargli una statuetta-souvenir del duomo di Milano, potrebbe provocare la morte di Ballotelli. Potresti anche sacrificare un agnello ermafrodita durante una notte di luna piena, e poi assumere cinque extracomunitari strafatti di crack per accoltellarlo, allora si, penso che muore Ballotelli. Ma se non muore, quando ti prende ti spacca il culo.
Tuttavia saltare in cinquemila nella curva non servirà a niente, a meno che Ballotelli non sia steso sotto i vostri piedi.
Non sarà partecipare a bizzarri riti di massa che farà di te una persona diversa da quello che sei, anzi confermerà la tua pochezza e la tua insensibilità verso certe questioni.
La vergognosa situazione economica che affligge il terzo mondo può indignarti a tal punto da farti smettere di sorseggiare la tua cioccolata calda?
No, se non scotta.
Ogni giorno, nel mondo, 24.000 bambini muiono di fame.
Dire che muore un bambino ogni 3 secondi, dovrebbe farvi impressionare abbastanza, vista la mia capacità nel dividere il numero 24.000 per le ore del giorno, e poi per i minuti, e poi per i secondi.
Anche se in realtà il numero esatto di bambini che muoiono di fame ogni secondo dovrebbe essere 2,7777777qualcosa, ma non vedo che cazzo c’entri.
Il punto è che io oggi ho già mangiato due volte, e al prossimo pasto non degnerò di alcun pensiero il terzo mondo.
Forse perchè sono stronzo, o perchè non percepisco lo spirito del Natale, fate voi.
Ma non ho aspettato San Valentino per dire quanto una persona sia importante per me; allo stesso modo, non vorrei dimostrare ciò che sento verso chi amo soltanto nelle ricorrenze, belle e brutte, compleanni e funerali.
Le occasioni cadono per caso e raramente, perchè aspettare un’occasione per esprimere qualcosa che mi porto dentro ogni santo giorno?
Come per dire ”Ciao, come va? Volevo solo dirti che… visto che oggi è…”
No, oggi è oggi, e basta, non significa niente questo giorno, quello che conta è ciò che sento: oggi, ieri, domani, adesso, per sempre, quello che vuoi dire, se è importante, non ha tempo, non ha bisogno di un’occasione per essere tirato fuori perchè non può essere contenuto in un momento.

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Situazioni

03/02/2010

Le relazioni sentimentali implicano una stima reciproca fra i due soggetti coinvolti; quindi, per stabilire statisticamente quanto è probabile che io rimanga coinvolto in un rapporto del genere, dovrei anzitutto valutare la probabilità che io riesca a stimare un mio simile.
Trovo difficile stimare qualcuno perchè la stima, al giorno d’oggi, la regalano.
Cominci a compiacerti senza motivo quando sei piccolo e gli adulti ti chiedono “Come ti chiami?” e tu pronunci il tuo nome, così potrai raccogliere le loro congratulazioni: “Bravo.”. Non ha senso.
Che scu0la fai? Bravo. Dove abiti? Bravo. Hai fatto i compiti? Si? Bravo. Hai fatto i compiti? No? Bravo!
Ti dicono sempre bravo.
Dopo un centinaio di “Bravo” ti senti un genio.
Una cosa simile accade alla donna, ma durerà tutta la vita: percepisce qualsiasi constatazione come un complimento.
“Sei carina!”
“Grazie”
Pensa sia merito suo, ma ciò non ha senso.
La vanità è un sistema di valutazione meritocratico basato sui canoni estetici della popolazione.
I canoni estetici della popolazione derivano dal contesto sociale in cui nasce e cresce ogni singolo individuo, non a caso vi sono stati periodi storici nei quali le donne grasse erano considerate più attraenti.
Ciò significa che piacere ad un determinato individuo (esteticamente parlando) non può essere un merito, e vestirsi poco o truccarsi molto sono soltanto espedienti che esaltano l’insicurezza dell’individuo.
Vantarsi di essere belli è come vantarsi di essere alti.
Vantarsi di essere belli per via di un ottimo make up, è come vantarsi di essere alti perchè si indossano un paio di tacchi.
Dal punto di vista sociale, questo genere di ragionamenti viene ignorato e le persone si limitano ad incassare complimenti per poi trasformarli in autostima.
Il punto critico della situazione si raggiunge quando le persone belle si vantano effettivamente di essere belle, e quindi pretendono qualcosa in cambio.
Nel mercato, si sa, l’offerta non sussiste senza domanda, e di fatto esistono tante persone che scendono a questo compromesso, pensando che la bellezza sia un valore e facendo di tutto per conquistarla, per poi vantarsene.
Se oggi le persone ostentano valori come la ricchezza, la forza fisica e la bellezza è proprio perchè vi sono altri cretini che apprezzano questi valori, esiste chi è orgoglioso della mafia e vorrebbe farne parte per sentirsi più forte, chi vorrebbe conquistare una modella per sentirsi più bello, e chi vorrebbe sposare un petroliere per sentirsi più ricco: tentativi di colmare le proprie insicurezze.
Quando gli scopi te li detta il contesto, hai perso la tua personalità, e non ha senso perderla così.
Ecco perchè vi ritengo una massa di cretini.
Non tutti. Non pochi.
E questo è un grave problema perchè, per la bassa considerazione che ho delle persone, raramente mi impegno: non sento la necessità di dimostrare niente a nessuno, e anche se lo dimostrassi temo non sarei compreso.

Poi c’è il potenziale di poligamia: per natura provo l’impulso biologico del desiderio verso soggetti dell’altro sesso esteticamente notevoli.
Questo tipo di desiderio penso sia intrinseco alla mia natura di maschio.
O di pervertito.
Sta di fatto che tale impulso lo assecondo ben volentieri in base alle circostanze (etiche o sentimentali).
Allo stesso tempo, però, il sesso è diventato un valore quantitativo perchè le persone possono contare le volte che lo fai, ma non come lo fai e perchè; così ti giudicano per quante volte ti sei accoppiato, e succede che tutti si vogliono accoppiare tanto, perchè partiamo tutti da zero e così non esiste qualcuno migliore di qualcun’altro.
Paradossalmente, quando questo gioco si conclude e si avverte la seria necessità di amare qualcuno, il metro di giudizio viene ribaltato: il numero di accoppiamenti da te effettuati sarà inversamente proporzionale al tuo valore sul mercato.
Non ha senso.
Buffo è come la gente si vittimizzi di fronte agli impulsi biologici, come se il sesso non fosse una scelta arbitraria ma una situazione dettata inesorabilmente dall’organismo umano, tutto per giustificare il sesso con più individui dettato da più situazioni e occasioni.
Così lei mi guarda, io la guardo, ci scambiamo il numero, ci sentiamo, parliamo, ci vediamo, andiamo al cinema, a cena, primo, secondo, terzo, limoncello, vodka, saliamo da me, ci prendiamo per mano, ci abbracciamo, ci baciamo, sul collo e poi sulle labbra, ci spogliamo, ci accarezziamo dove prima non potevamo, elargiamo sesso orale, pretendiamo sesso orale, ci tocchiamo, io entro, tu mi fai entrare.
Ora che faccio? Esco.
Adesso entro di nuovo, esco, rientro, riesco, sto rifacendo la stessa cosa per prendere tempo, non so che si fa a questo punto.
Cambiamo posizione, girati.
Entro, esco, entro, esco, alzati, entro, esco, un altro pò di sesso orale, se no finisce tutto subito, e poi entro, esco, entro, e mi chiedo dove voglio arrivare; poi mi rispondo che di certo non voglio arrivare dentro: esco, vengo.
Ci compiaciamo, è stato stupendo il modo in cui abbiamo attuato un sacco di pratica col fine di logorare l’appagamento della necessità biologica.
Ci puliamo, ci rivestiamo, ci salutiamo, pensiamo che non abbia tanto senso quello che facciamo, ma nell’incertezza continuiamo a farlo.
Lei si vanterà con le sue amiche delle mie abilità nell’entrare e nell’uscire, del mio lavoro ben pagato, dei miei occhi, e dei miei muscoli.
Io mi chiedo dove voglio arrivare, sto ancora prendendo tempo perchè sono arrivato ad un punto morto e devo capire bene la mia strada.
Ci rivediamo, rifacciamo tutto, entro, esco, entro, esco, pulisco, saluto.
Prima o poi però quel punto morto ti sta stretto, così, quasi di spontanea volontà, fai un altro passo e sei arrivato.
Quando sei arrivato, la cosa brutta è che non hai più il tempo di chiederti dove vorresti arrivare.
Adesso la tua vita ha un punto fermo: lei.
Preoccuparsi per una donna significa soprattutto diventare il suo antistress durante il suo ciclo mestruale.
Che poi secondo me le mestruazioni non esistono, sono una leggenda metropolitana, tipo Babbo Natale o Bin Laden.
Non esistono.
Sono una scusa ben congegnata dal genere femminile per giustificare il loro umore altalenante.
Si versano della salsa di pomodoro nelle mutande quando vanno in bagno.
In ogni caso, trovo assolutamente fuori luogo che gli uomini debbano essere comprensivi verso le donne quando queste ultime attraversano un ciclo mestruale: se le donne sclerano, sono gli uomini a subire lo sclero.
Ripeto: se tu sei fonte di un male, e sono io a subire il tuo male, chi deve essere comprensivo verso chi?
Essere comprensivi verso chi genera cazzate potrebbe incoraggiare la gente a fare cazzate, ed è profondamente sbagliato incoraggiare le donne ad essere lunatiche, è assurdo.
Sarebbe come se la gente votasse per la seconda volta un politico che fa cazzate. Impossibile, chi di voi lo farebbe mai?
Un complimento ipocrita, un consenso, una notte di sesso, una crisi nervosa, una persona, situazioni subite che scarabocchieranno pagine nel libro della tua vita.
Vivere troppe situazioni senza un senso, ti fa dimenticare di cercare un senso in quello che vorresti scrivere.

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