La persona giusta

15/06/2010

E ci pensavo alla persona giusta, quand’ero piccolo.
Anche se la gente diceva che non sai mai come fare per capire chi è la persona giusta, se è la persona giusta. E io non ci volevo pensare perchè mi bastava immaginare il finale per essere felice. E a ventitreanni te lo chiedi chi è la persona giusta.

Non so come si fa a capire chi è la persona giusta, ma se volessi cercare di capirlo il mio metro di valutazione è… beh, non dovrebbe mai essere meno importante di qualcosa la persona giusta.

Non dovrebbe mai essere meno importante di me la persona giusta.

Non dovrebbe mai essere meno importante di te la persona giusta.

- Ma cosa vorresti sapere?

- Io vorrei sapere quello che tu pensi io vorrei sapere : )

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Tutti i film che mi pare

23/03/2010

Non ce l’ho mica sempre l’ispirazione per scrivere qualcosa di interessante, eppure trovo spunti di riflessione in ogni immagine riflessa dai miei occhi.
Ho notato una coppia, l’uomo avrà avuto sulla cinquantina; lei non era una donna, era una ragazza, non le ho dato più di 25 anni.
Provo spesso ad immedesimarmi nella vita delle persone che osservo, e quando immagino la vita di questo uomo non penso cose belle perché sono un inguaribile disfattista.
Si dice l’amore non ha età, e penso lui come una persona che cerca di rendere questa diceria più credibile possibile: lo immagino intento a nascondere ogni segno di vecchiaia, magari andando in palestra, curando il proprio aspetto fisico e negando ogni sintomo negativo riguardo la sua salute, cosa che trovo un po’ stupida perché anche io a ventidue anni accuso problemi di salute, ma in certi contesti penso sia inevitabile collegarli all’avanzare dell’età.
Poi immagino lei affascinata dalla maturità del suo partner, da quello che rappresenta, forse da ciò che è, dal suo passato e dalla sua esperienza, ma allo stesso tempo in perenne conflitto con se stessa per quell’abisso temporale che separa le loro date di nascita.
Inevitabilmente penso ai finali perché tendo sempre a guardare avanti, e purtroppo tendo anche ad essere fondamentalmente pessimista, così figuro la vecchiaia divorare lui e lei che se ne separa combattuta da un non amore e un bene immenso verso quella persona; ad un tratto si renderà conto di essere stata lei la luce dei suoi occhi, e non viceversa, non era una questione d’età, l’esperienza non significava niente.
Infine immagino lui morire da solo, rimpiangendo quei giorni in cui si è giocato l’opportunità di costruirsi una famiglia per sentirsi ancora giovane e investire tutte le sue energie in una storia che ne richiedeva più di quante ne avesse, e lei trovare l’amore della sua vita, della sua età, con il quale si senta davvero complice.

Sale una donna sul treno, probabilmente una rom, e appoggia dei bigliettini sui braccioli delle poltrone e sulle valigie, circa un bigliettino ogni due, tre persone.
Io ero seduto al posto finestrino, non potevo quindi vedere cosa ci fosse scritto; in un primo momento ho pensato ad una preghiera religiosa, un po’ come fanno i testimoni di Geova, ma trovavo strano la distribuzione gratuita di materiale cartaceo perché solitamente le persone con quei tratti somatici non hanno disponibilità economiche del calibro di un testimone di Geova; così mi sono sporto per allungare lo sguardo e conoscere l’argomento del testo: avevo ragione, era una preghiera, ma rivolta a noi anziché a Dio: “Sono povera, datemi soldi…” e poi c’era pure un “Per l’amor di Dio” in mezzo al testo, mi pare, comunque giusto per puntualizzare che Dio c’entra sempre, almeno nelle preghiere.
E più che chiedermi come si possa arrivare a chiedere soldi a degli sconosciuti su un treno, ho focalizzato il mio pensiero sulla bassa psicologia utilizzata in questa proposta finanziaria: questo tipo di persone offrono un servizio a prescindere, senza che esso sia richiesto e, spesso, senza possibilità di rifiutarlo; a questo punto il cliente si sente inspiegabilmente in dovere di saldare un debito, nonostante non dipenda da lui la creazione di questo debito, e un soggetto potenzialmente psicolabile potrebbe arrivare facilmente a pagare quel servizio che non aveva richiesto e tanto meno tornava utile.
I lavavetri ai semafori agiscono d’anticipo: ti lavano il vetro con un sorriso e, a meno che tu non rompa la loro maschera di gentilezza, completano il lavoro catapultandoti in una situazione di debito.
La storia dei biglietti è geniale perché in questo modo, la donna salita sul treno, si risparmiava anche la difficoltà di guardare negli occhi qualcuno ed indossare una maschera di gentilezza; l’avrebbe fatto soltanto nel caso in cui la transazione fosse andata a buon fine, il minimo necessario praticamente, realizzando un discreto risparmio di autostima personale.
Poi è tornata indietro, riprendendo i biglietti lasciati in precedenza.
Non ho visto risultati, forse qualcuno dietro avrà pagato il servizio ma personalmente non l’ho visto, tautomero ero interessato a girarmi per constatarlo, però ho notato un cambiamento di espressione da quando ha lasciato i biglietti a quando è tornata a ritirarli: visibilmente contrariata dai mancati pagamenti, sul suo volto era sparito il sorriso ipocrita.
Essendo quindi io una persona tendente al futuro, ho irrimediabilmente pensato alla sua vecchiaia; essendo io una persona tendente al negativo, ho irrimediabilmente pensato che non sarà tanto bella, sempre se ci arriva.
Ma cosa fa questa gente quando incontra problemi di salute gravi? Dove va? Ha figli? E se si, insegna loro lo stesso mestiere? Ne è contenta? Si? No? Perché? Crede in Dio? Cosa pensa di me?
Guardo fuori dal finestrino e immagino tutto, creo un film e poi brucio la pellicola pensando che i miei problemi, per quanto possano essere ridicoli confrontati a quelli di altri, sono comunque già ampiamente sufficienti per girare tutti i film che mi pare.

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Situazioni

03/02/2010

Le relazioni sentimentali implicano una stima reciproca fra i due soggetti coinvolti; quindi, per stabilire statisticamente quanto è probabile che io rimanga coinvolto in un rapporto del genere, dovrei anzitutto valutare la probabilità che io riesca a stimare un mio simile.
Trovo difficile stimare qualcuno perchè la stima, al giorno d’oggi, la regalano.
Cominci a compiacerti senza motivo quando sei piccolo e gli adulti ti chiedono “Come ti chiami?” e tu pronunci il tuo nome, così potrai raccogliere le loro congratulazioni: “Bravo.”. Non ha senso.
Che scu0la fai? Bravo. Dove abiti? Bravo. Hai fatto i compiti? Si? Bravo. Hai fatto i compiti? No? Bravo!
Ti dicono sempre bravo.
Dopo un centinaio di “Bravo” ti senti un genio.
Una cosa simile accade alla donna, ma durerà tutta la vita: percepisce qualsiasi constatazione come un complimento.
“Sei carina!”
“Grazie”
Pensa sia merito suo, ma ciò non ha senso.
La vanità è un sistema di valutazione meritocratico basato sui canoni estetici della popolazione.
I canoni estetici della popolazione derivano dal contesto sociale in cui nasce e cresce ogni singolo individuo, non a caso vi sono stati periodi storici nei quali le donne grasse erano considerate più attraenti.
Ciò significa che piacere ad un determinato individuo (esteticamente parlando) non può essere un merito, e vestirsi poco o truccarsi molto sono soltanto espedienti che esaltano l’insicurezza dell’individuo.
Vantarsi di essere belli è come vantarsi di essere alti.
Vantarsi di essere belli per via di un ottimo make up, è come vantarsi di essere alti perchè si indossano un paio di tacchi.
Dal punto di vista sociale, questo genere di ragionamenti viene ignorato e le persone si limitano ad incassare complimenti per poi trasformarli in autostima.
Il punto critico della situazione si raggiunge quando le persone belle si vantano effettivamente di essere belle, e quindi pretendono qualcosa in cambio.
Nel mercato, si sa, l’offerta non sussiste senza domanda, e di fatto esistono tante persone che scendono a questo compromesso, pensando che la bellezza sia un valore e facendo di tutto per conquistarla, per poi vantarsene.
Se oggi le persone ostentano valori come la ricchezza, la forza fisica e la bellezza è proprio perchè vi sono altri cretini che apprezzano questi valori, esiste chi è orgoglioso della mafia e vorrebbe farne parte per sentirsi più forte, chi vorrebbe conquistare una modella per sentirsi più bello, e chi vorrebbe sposare un petroliere per sentirsi più ricco: tentativi di colmare le proprie insicurezze.
Quando gli scopi te li detta il contesto, hai perso la tua personalità, e non ha senso perderla così.
Ecco perchè vi ritengo una massa di cretini.
Non tutti. Non pochi.
E questo è un grave problema perchè, per la bassa considerazione che ho delle persone, raramente mi impegno: non sento la necessità di dimostrare niente a nessuno, e anche se lo dimostrassi temo non sarei compreso.

Poi c’è il potenziale di poligamia: per natura provo l’impulso biologico del desiderio verso soggetti dell’altro sesso esteticamente notevoli.
Questo tipo di desiderio penso sia intrinseco alla mia natura di maschio.
O di pervertito.
Sta di fatto che tale impulso lo assecondo ben volentieri in base alle circostanze (etiche o sentimentali).
Allo stesso tempo, però, il sesso è diventato un valore quantitativo perchè le persone possono contare le volte che lo fai, ma non come lo fai e perchè; così ti giudicano per quante volte ti sei accoppiato, e succede che tutti si vogliono accoppiare tanto, perchè partiamo tutti da zero e così non esiste qualcuno migliore di qualcun’altro.
Paradossalmente, quando questo gioco si conclude e si avverte la seria necessità di amare qualcuno, il metro di giudizio viene ribaltato: il numero di accoppiamenti da te effettuati sarà inversamente proporzionale al tuo valore sul mercato.
Non ha senso.
Buffo è come la gente si vittimizzi di fronte agli impulsi biologici, come se il sesso non fosse una scelta arbitraria ma una situazione dettata inesorabilmente dall’organismo umano, tutto per giustificare il sesso con più individui dettato da più situazioni e occasioni.
Così lei mi guarda, io la guardo, ci scambiamo il numero, ci sentiamo, parliamo, ci vediamo, andiamo al cinema, a cena, primo, secondo, terzo, limoncello, vodka, saliamo da me, ci prendiamo per mano, ci abbracciamo, ci baciamo, sul collo e poi sulle labbra, ci spogliamo, ci accarezziamo dove prima non potevamo, elargiamo sesso orale, pretendiamo sesso orale, ci tocchiamo, io entro, tu mi fai entrare.
Ora che faccio? Esco.
Adesso entro di nuovo, esco, rientro, riesco, sto rifacendo la stessa cosa per prendere tempo, non so che si fa a questo punto.
Cambiamo posizione, girati.
Entro, esco, entro, esco, alzati, entro, esco, un altro pò di sesso orale, se no finisce tutto subito, e poi entro, esco, entro, e mi chiedo dove voglio arrivare; poi mi rispondo che di certo non voglio arrivare dentro: esco, vengo.
Ci compiaciamo, è stato stupendo il modo in cui abbiamo attuato un sacco di pratica col fine di logorare l’appagamento della necessità biologica.
Ci puliamo, ci rivestiamo, ci salutiamo, pensiamo che non abbia tanto senso quello che facciamo, ma nell’incertezza continuiamo a farlo.
Lei si vanterà con le sue amiche delle mie abilità nell’entrare e nell’uscire, del mio lavoro ben pagato, dei miei occhi, e dei miei muscoli.
Io mi chiedo dove voglio arrivare, sto ancora prendendo tempo perchè sono arrivato ad un punto morto e devo capire bene la mia strada.
Ci rivediamo, rifacciamo tutto, entro, esco, entro, esco, pulisco, saluto.
Prima o poi però quel punto morto ti sta stretto, così, quasi di spontanea volontà, fai un altro passo e sei arrivato.
Quando sei arrivato, la cosa brutta è che non hai più il tempo di chiederti dove vorresti arrivare.
Adesso la tua vita ha un punto fermo: lei.
Preoccuparsi per una donna significa soprattutto diventare il suo antistress durante il suo ciclo mestruale.
Che poi secondo me le mestruazioni non esistono, sono una leggenda metropolitana, tipo Babbo Natale o Bin Laden.
Non esistono.
Sono una scusa ben congegnata dal genere femminile per giustificare il loro umore altalenante.
Si versano della salsa di pomodoro nelle mutande quando vanno in bagno.
In ogni caso, trovo assolutamente fuori luogo che gli uomini debbano essere comprensivi verso le donne quando queste ultime attraversano un ciclo mestruale: se le donne sclerano, sono gli uomini a subire lo sclero.
Ripeto: se tu sei fonte di un male, e sono io a subire il tuo male, chi deve essere comprensivo verso chi?
Essere comprensivi verso chi genera cazzate potrebbe incoraggiare la gente a fare cazzate, ed è profondamente sbagliato incoraggiare le donne ad essere lunatiche, è assurdo.
Sarebbe come se la gente votasse per la seconda volta un politico che fa cazzate. Impossibile, chi di voi lo farebbe mai?
Un complimento ipocrita, un consenso, una notte di sesso, una crisi nervosa, una persona, situazioni subite che scarabocchieranno pagine nel libro della tua vita.
Vivere troppe situazioni senza un senso, ti fa dimenticare di cercare un senso in quello che vorresti scrivere.

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La bionda

12/10/2009

Io: ma lo sai che non ti tradirei mai, se non con una bionda
Lei: e che resti una birra.

Filed under: conversazioni — Tags: , , , , , , , , , — Io @ 21:55
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Rhum e Pera

28/09/2009

Io sono un paranoico: penso che il mondo intero ce l’abbia con me.
Ecco perchè mi state tutti sul cazzo.
Dio si divertirà a complicarmi l’esistenza, arrecandomi fastidio come quando non trovo ciò che avevo in mano fino a pochi minuti prima, che poi magari ce l’avevo sotto il naso ma semplicemente non lo vedevo.
Qualcosa andrà storto, anche più di “qualcosa”, anche più di “storto”.
Non gradisco l’idea di attribuire le mie speranze alla fortuna perchè è lunatica, come se fosse perennemente indisposta, un ciclo mestruale cominciato nel 1987 che terminerà non prima della mia morte.
Nonostante tutto, se mi prefisso un obbiettivo do per scontato che io ci possa riuscire, e se non ci riesco, pazienza.
Orgoglio e autostima non sono sempre sufficienti ad ammortizzare i miei fallimenti, i quali, a volte, sono così pesanti che mi spezzano la schiena.
Fa niente: finora col tempo sono sempre guarito.
Io ci provo.
Mi guardo bene dal tenermi in gola le parole: ho passato gran parte della mia vita a non dire le cose volevo dire, e me ne sono pentito.
La nostra natura ci impone di mandare messaggi subliminali, comunicare con i gesti, perchè abbiamo paura di esporci per come siamo.
Anche a noi stessi.
Quando tutto sarà finito sono sicuro che mi verrà concesso un minuto per ripensare a tutte le volte che volevo urlare cosa sentivo, ma sono stato zitto per paura di non essere capito, e rimpiangerò gli obbiettivi che ho abbandonato perchè il timore di fallire mi ha impedito di perseguirli.
Questa vita è una puttana e probabilmente mi spezzerà il cuore, ma cazzo, sono innamorato.
Va così, Rhum e Pera, perchè ci sono dei momenti forti che ti lasciano l’amaro in bocca, e altri talmente belli da farti dimenticare quel retrogusto sgradevole che ha la vita.
Se davvero Dio mi odia, mi accorgerò di aver finito il succo di frutta soltanto dopo aver bevuto l’ultimo bicchiere di rhum, e resterà un cattivo sapore sul mio palato.
Ma sarò troppo ubriaco per rendermene conto.

Quando sei felice bevi per festeggiare.
Quando sei triste bevi per dimenticare.
Quando non hai nulla per essere triste o essere felice, bevi per fare accadere qualcosa.
(Charles Bukowski)

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Incendi

11/09/2009

Lo champagne, la gente che applaudiva: non dimenticherò mai la prima volta che ho fatto l’amore.
Eravamo nudi, abbracciati, accanto ad un bosco che stava andando a fuoco.
Si chiamava Teresa, quelle rare volte che si chiamava da sola: soffriva di schizofrenia, probabilmente l’aveva ereditata dal suo papà.
Aveva avuto un’infanzia difficile caratterizzata da un burrascoso rapporto con i genitori: “Ucciderò tuo padre”, continuava a ripeterle suo padre.
Sua madre, quando trovava il coraggio, provava a prendere le difese del marito: “Cosa ti sei fatto di così terribile da volerti uccidere? Lasciati stare!” gli urlava con un tono misto fra disperazione e rabbia.
E Teresa, confusa, si chiamava in aiuto: “Teresa!? Teresa! Teresa?”.
Ma non si rispondeva.

La notai in una notte di pioggia, sull’autostrada.
Lavorava per l’ANAS, faceva il cartello stradale dei lavori in corso insieme ad un triangolo, una pala, e una montagnella di terra.
Il suo sogno nel cassetto era diventare un semaforo, ma la carriera le fu stroncata a causa di un ingiusto licenziamento: si avvalse del diritto allo sciopero il giorno di Ferragosto, rendendosi così responsabile del tamponamento a catena di centoquattordici automobili e un monopattino.
Tutto sommato le andò bene, visto che il triangolo fu condannato per omicidio plurimo ai lavori forzati in un libro di geometria.

Era una ragazza timida e dolce, ma dimostrava una grande forza interiore quando doveva combattere contro la stitichezza.
Lo champagne, la gente che applaudiva: non dimenticherò mai quella volta che andò di corpo.
Teresa parlava poco, e anche io ero introverso, così al nostro primo appuntamento stemmo in silenzio, tutta la sera, e fu fantastico guardarci negli occhi senza sentire il bisogno di dire qualcosa per sentirci a nostro agio.
Non aprimmo bocca per ore, così cominciai a pensare che anche lei portasse un apparecchio ortodontico.
Facevamo lunghe passeggiate nei boschi, e nei nostri occhi c’era il fuoco, tanto fuoco, incendi: condividevamo una sadica passione per la piromania.
Sentivo che era diversa da tutte le altre perchè mi capiva al volo, non c’era bisogno che le spiegassi niente, sembrava mi leggesse nel pensiero.
Per il nostro primo anniversario andammo ad appiccare incendi in Cina: l’undici settembre, si sa, è una data famosa in tutto il mondo perchè è la festa dei pompieri della Repubblica Popolare Cinese.
Approfittammo dell’occasione per dare fuoco a uno Zoo; fu una bella esperienza, nonostante il panda che, allarmato dall’incendio che stava devastando il suo corpo, terminò la propria fuga su un folto gruppo di turisti.
Le persone presero fuoco a loro volta, così la gente impazzì e, in preda al dolore, correva a destra e a manca mentre bruciava; fortunatamente fu tempestivo l’intervento delle forze dell’ordine, e la folla fu repressa ben presto nel sangue.
Lo champagne, la gente ustionata sopravvissuta che applaudiva: non dimenticherò mai quando hanno ammazzato il Panda.
Gli anni volarono, i boschi bruciarono, e qualcosa cambiò.
Non ci bastavamo più.
Se prima era importante stare insieme, e non importava dove e come, adesso cercavamo altro.
Con Teresa cominciammo a litigare senza motivo, per cretinate, per non annoiarci, per verificarci.
Sentivo che si stava allontanando lentamente da me, la ignorai per una settimana, mi ero scordato della sua esistenza: fu così che la mia tartaruga scappò di casa.
E neanche Teresa si faceva più sentire, ero rimasto solo, senza nessuno.
Scappavano via da me come se avessi dato loro fuoco.
Reagii male e cercai la soluzione nell’alcool.
La situazione degenerò quando mi presentai ubriaco alle nozze d’argento dei suoi genitori: mentre il padre di Teresa litigava con se stesso, e la moglie tentava di dividerlo, io rotolai giù dalle scale a chiocciola rubando la scena allo schizofrenico.
Mi vergognai tantissimo, così promisi a me stesso che mai più sarei andato alle nozze d’argento di qualcuno.
Litigammo, gridammo, non mi feci sentire per una settimana, finchè una sera Teresa si presentò a casa mia dicendo di volermi lasciare.

Io: “Non può finire tutto così, se quello che c’è stato fra noi era vero. Allora mi hai preso in giro? Non mi amavi?”
Teresa: “Io ti amavo, ma tu sei cambiato e il sentimento che c’era fra noi ormai non è più lo stesso.”
Io: “Posso cambiare ancora, allora, tornerò come prima, diventerò quello che vuoi, dammi solo un’altra possibilità, un pò di tempo…”
Teresa: “Tu non devi cambiare. Mi sono innamorata di te per quello che eri. Non voglio un burattino che faccia quello che voglio.”

Impetuosamente le bloccai le mani e la baciai, per sentire se ancora bruciava, ma le sue labbra avevano il sapore della brace.
Facemmo l’amore, furono i trentasette secondi più belli della mia vita.
Poi continuammo a discutere, io urlavo e piangevo, lei invece era impassibile, non versò una lacrima, aveva gli occhi chiusi, russava.
Ma sentivo che dentro stava gridando dal dolore.
I nostri incendi ormai erano spenti, rimase solo il ricordo del fuoco e la terra bruciata.

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Respirazione artificiale

02/09/2009

Morire non è poi così male, ho passato momenti peggiori.
Tipo quel periodo durante il quale trovavo sessualmente attraente Tonio Cartonio del Fantabosco.
E lui neanche mi guardava.
Prima di passare all’altro mondo ti viene concesso qualche minuto per riflettere sulle situazioni lasciate in sospeso: un’occasione come un’altra per incazzarti.
Mi sono venute in mente tante cose: numeri mai chiamati, libri abbandonati degradati a soprammobili, film interrotti dalle mie palpebre, persone vissute a metà.
E poi ci sono quelli che ti hanno voluto davvero bene, non perchè erano condizionati, ma perchè ti amavano davvero.
I miei genitori adottivi, ad esempio.
Li ricordo con particolare simpatia perchè soffrivano di misofobia: erano soliti a diventare violenti qualora trascurassi la mia igiene personale.
Se ne preoccupavano così tanto da finire col non curare la fase di tossicodipendenza che stavo attraversando.
Ricordo a tal proposito che un giorno, mentre tornavo dalla scuola serale con la mia bicicletta, Dodò dell’Angelo Azzurro attraversò d’improvviso la strada costringendomi ad un repentino cambio di traiettoria; sterzai bruscamente per evitare il pennuto immaginario finendo in un fosso pieno di fango.
Con addosso rassegnazione e una miscela composta da materiale solido finemente disperso e da una quantità relativamente piccola di liquido, derivata principalmente, ma non necessariamente, da sedimentazione (fango, preso da Wikipedia), proseguii verso casa, conscio delle violenze che avrei dovuto subire da lì a poco.
Varcato l’ingresso della mia abitazione, notai con grande stupore che i miei genitori adottivi non esistevano.
E che l’effetto dell’LSD stava per terminare.
In preda alla confusione mi accorsi di essere in preda alla confusione.
Non feci in tempo ad abbassare lo sguardo che notai di aver sporcato il pavimento, e fu a quel punto che sentii una pesante mano poggiarsi sulla mia spalla destra, come per richiamare la mia attenzione.
Potete immaginare il mio stupore nel notare in casa mia un estraneo calvo, palestrato, con una canottiera bianca che mi guardava minacciosamente.
Cioè, vi è mai capitato di essere guardati minacciosamente da una canottiera?
Senza drogarvi, intendo.
Comunque, era Mastro Lindo (l’estraneo intendo, non la canottiera), incazzato nero: aveva appena finito di lavare a terra.
In preda alla rabbia si accorse di essere in preda alla rabbia.
Così picchiò prima me, e poi la rabbia.
Per farmi perdonare, concessi (e non “concedetti”) a Mastro Lindo il mio posto di bidello alla scuola serale.
Probabilmente da questo episodio derivò la mia fobia verso i detersivi.
Molte persone sostengono che quando muori una grande luce si avvicina verso di te, fino ad abbagliarti; e quando è giunta a toccarti, non si sa cosa succeda.
Penso che sia vero, soprattutto se il tuo decesso avviene alle tre di notte, per mezzo del paraurti di uno Scania.
O almeno questo è quanto mi è successo.
La mia colpa di trovarmi in mezzo alla strada è fuori discussione, ma non capisco perchè quando stanno per investirti, invece di frenare, gli autisti accendono gli abbaglianti.
Cos’è, un gioco?
“Attenzione: sto per investirti. Intanto ti abbaglio, altrimenti ti viene troppo facile sopravvivere.”
Varcata la soglia celeste, sentivo un grandissimo senso di colpa: in un primo momento ho pensato fosse il frutto di anni ed anni di masturbazione, sesso orale e post blasfemi.
Poi mi sono ricordato di aver lasciato il gas aperto.
Mi trovo di fronte a San Pietro, il quale somiglia stranamente a Ridge di Beautiful.

Ridge: “Vieni avanti, figliolo”
Io, perlpesso, avanza verso Ridge di Beautiful
Ridge: “Qualche problema?”
Io: “No è solo che… le sue sembianze…”
Ridge: “Ah capisco. Posso assumere qualunque altra forma per farti sentire a tuo agio.”
Io: “Uhm… un caciocavallo?”
Caciocavallo: “Così va meglio?”
Io: “Si, grazie. Posso assaggiarla?”
Caciocavallo: “No”
Io: “Suvvia, non faccia il prezioso”
Caciocavallo: “Piantala. Vedi quella luce che sta venendo verso di te, da destra? Va verso di lei e troverai le tue risposte.”
Io si avvia verso la luce e viene investito da un camion.
Caciocavallo: “Ahahahahahaha coglione! Siamo in un tipo di intersezione a raso fra due o più strade (rotatoria, San Pietro usa Wikipedia).”
Io: “Divertente.”
Caciocavallo: “Ah, quasi dimenticavo: tuo fratello è stato qui poco fa. Ti manda affanculo, per quella storia del gas. Ha detto che avresti capito.”
Caciocavallo sparisce.

In quel momento mi apparse il Sommo.
Siamo davvero fatti a sua immagine e somiglianza, ed è lì che sta tutto il senso della vita: Lui è un gatto.
Un gatto nero.
Io i gatti non li ho mai capiti: aspettano l’ultimo secondo per attraversare la strada.
A volte ce la fanno, a volte ci ripensano e tornano indietro, altre volte vengono investiti da qualcosa e ci rimangono.
Ora però era tutto chiaro: non potrebbe essere altrimenti perchè è la loro natura.
Ed è per questo che nella vita aspettiamo l’ultimo momento per trovare il coraggio di prendere certe decisioni, però a volte è troppo tardi e il tempo ci fa secchi.
Ma prima o poi devi attraversare i rischi se vuoi arrivare da qualche parte, e il destino è questione di attimi.

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La mia ex ragazza

19/08/2009

Siete mai stati innamorati?
Io non lo so.
Come potrei sapere se siete mai stati innamorati?
Ma che cazzo volete da me?
Insomma, lei mi faceva impazzire: era solita a nascondere i miei psicofarmaci.
Provava un sadico piacere nell’osservarmi in preda alle convulsioni.
La incontrai in una comunità di recupero per alcolisti anonimi, nella quale entrai per sbaglio perchè persi il controllo dell’auto.
Ero ubriaco, ma ciò non giustifica quel muro che mi tagliò la strada improvvisamente.
Sfondai l’ingresso principale della struttura ed ebbi una visione angelica: pallone d’oro a Del Piero.
Poi ripresi conoscenza.
Fu allora che la vidi per la prima volta, era la direttrice della comunità.
O almeno questo mi raccontava quando era ubriaca.
Comunque non l’ho mai giudicata per il suo alcolismo perchè era costretta a convivere con un grande problema: era grassa.
Era enorme, giuro.
Ogni volta che lei cadeva, Berlusconi spostava il G8.
Un giorno promisi a me stesso di aiutarla, poi però hanno inventato facebook e quindi ho passato il mio tempo ad iscrivermi e creare gruppi con la convinzione di cambiare il mondo.
Fondai un gruppo per farla dimagrire, ma non perse un grammo nonostante fossimo più di mille iscritti.
Strano.
Provò con l’atletica leggera ma lei era troppo pesante: quando scendeva in pista, provocava traffico.
L’ANAS piazzò una telecamera per monitorare le code di alteti che venivano a crearsi.
Fu necessario costruire una corsia d’emergenza, ma l’appalto fu vinto dalla ditta incaricata di terminare la Salerno – Reggio Calabria, così le corsie furono dimezzate.
Lei era speciale.
Non mi importava che fosse antiestetica, volevo viverla ogni secondo che potevo.
Ed era pazza di me.
Dopo che aveva raggiunto l’orgasmo, ansimava per ore: asma bronchiale.
Una volta prenotammo un volo low-cost e volammo ad Amsterdam per cinque euro.
L’aereo faceva così schifo che i terroristi si rifiutarono di salire a bordo.
Ma fu inutile: dopo qualche minuto, un aereo andò a schiantarsi contro di loro.
Si scoprì che il pilota era ubriaco, ma la colpa fu data ad un presunto muro che gli tagliò la strada.
Comunque il week-end fu piacevole.
Ricordo che nel Red Light District vidi una ragazza in vetrina, e provai a sfondarla.
La vetrina, non la ragazza.
Tutto questo suscitò un certo disappunto nella ragazza: di solito i passanti ambivano a sfondare lei.
Non so il perchè di quel folle gesto, però ricordo di un muro che mi tagliò la strada, e che ero ubriaco.
Ogni tanto litigavamo per sciocchezze: le piaceva fare sesso sul mio letto, senza il mio permesso.
Mi lasciò perchè aveva paura di innamorarsi seriamente, e quindi di non potermi lasciare.
Come se io mi suicidassi per paura di morire.
Come se io non mi rialzassi per paura di cadere.
Certo, questa motivazione ha un filo logico.
Lo stesso filo logico dei sentimenti.
Spero di aver reso l’idea.
Poi non l’ho più sentita, è sparita così, nel nulla.
Mi hanno detto che ha trovato lo scopo della sua vita, e sono contento per lei: si è unita ad una setta che pratica un insolito rituale.
Si traveste da muro e taglia la strada alla gente ubriaca.
Roba da non credere.
Comunque, se stai leggendo, ti auguro tutto il bene di questo mondo, compreso un cazzo di muro che ti tagli la strada mentre sei ubriaca, e ti faccia andare a sbattere contro qualcosa, un pò come è successo a me.
Qualsiasi cosa questa frase voglia significare.

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Quel senso di bruciore

10/04/2009

A me il piccante non piace.
Mi procura un fastidioso senso di bruciore al palato.
Però c’è a chi piace, il piccante, e uno di loro mi suggerì di cominciare a mangiarlo, il piccante, perchè se l’avessi mangiato, col tempo mi sarebbe cominciato a piacere. 
Il piccante.
Io mi chiedo: ma se non mi piace, perchè devo farmelo piacere?
Come le sigarette, in fondo.
All’inizio non piace a nessuno, fumare, però, se inizi, il sapore del tabacco e quel fastidioso senso di bruciore alla gola ti diventeranno indispensabili in poco tempo.
Però fumare fa male, se non mi piace è un bene, perchè dovrei farmelo piacere?
Come l’alcool, in fondo.
A me la birra non piaceva, però a furia di berla per inerzia sono arrivato a gradire le doppio malto.
Tutt’ora non sopporto i liquori, gli amari e i superalcolici.
Non solo non mi piace il sapore, ma odio quel bruciore che ti provoca l’alcool quando lo ingoi.
E c’è gente che continua a suggerirmi modi per ingurgitare al meglio queste sostanze, mentre io non ne vedo il motivo.
Fanno male.
Come i sentimenti, in fondo.
Non li ho mai digeriti.
Basta poco per trovare eserciti di persone pronte a suggerirti come mandarli giù, i sentimenti.
Ma perchè amare?
Le persone che ami causano dipendenza, nervosismo, delusioni, sbalzi d’umore, e anche bei momenti.
Soprattutto quel senso di bruciore al cuore, che probabilmente è la cosa più bella che ti sia mai capitata.

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Metafisica della vita in poche righe

29/01/2009

Hai presente quando sei incazzato nero e non sai perchè? Io si.
La vita, dal momento in cui nasci, va sempre peggiorando.
Quando sei là dentro sei autoalimentato, non devi scomodarti e la temperatura è piacevole.
Ti tireranno fuori di forza da quella dolce dimora, piangerai incazzato nero per qualche ora; la cosa peggiore è che tutti ti asseconderanno.
Fa freddo.
Cominciamo bene.
Quando sei piccolo non hai responsabilità e il tuo problema è come cazzeggiare e come diventare grande; inoltre pensi che la cosa migliore che possa capitarti è smettere di andare a scuola.
Quando cominci ad avere responsabilità il tuo problema è che sei diventato grande, che vorresti cazzeggiare ma non hai tempo, e che vuoi tornare a scuola.
Per non parlare del fisico: i bambini sono belli, e non gliene frega nemmeno.
Dopo qualche anno ti inizierà ad importare del fisico, e prontamente arriverà l’acne a deturparti la faccia.
Io da bimbo avevo gli occhi azzurri e i boccoli ricci. Probabilmente ero pure alto.
Poi sono cresciuto.
E dopo una certà età ti cominciano le crisi esistenziali che nel 90% dei casi sono causate da esseri che fino al giorno prima consideravi inferiori, indifesi e innoqui (donne).
Quando ami qualcuno, quel qualcuno non ama te.
Quando non ami qualcuno, qualcuno ama te, ma tu non lo sai.
Quando ami soffri. Quando non ami soffri. Quando soffri, soffri.
Il tuo problema, allora, diventa come dimenticare le persone.
Il problema sparirà una ventina d’anni dopo con l’Halzaimer.
Il tuo problema sarà come ricordare le persone.
Le crisi esistenziali continueranno a perseguitarti finchè non sopraggiungerà il problema di un eventuale Dio, di un probabile aldilà, di una pseudo-eternità.
A 16 anni non te ne frega niente, tanto non muori.
A 60 cominci ad andare in chiesa, perchè non si sa mai. 
A 61 anni non ricordi più dov’è la chiesa. 
A 70 ti sei rotto le palle di disperarti, e diventi monotono.
A 71 anni diventi morto.
Qualche minuto dopo verrai giudicato dall’eventuale Dio per tutte le volte che lo hai nominato invano sul tuo blog. 

Paradossale, passiamo un intera vita a morire, cominciando da quando nasciamo.

Nasciamo da un orgasmo, ed è quello che desidereremo tutta la vita.
Passeremo una vita a bestemmiare ed a convincerci vicendevolmente che dopo la morte non ci sia niente, sperando, ogni istante, esattamente il contrario.
Asseconderemo la gente monotona, e saremo monotoni fino alla morte.

Il tutto ha ancora meno senso se penso a quanto tempo sto perdendo e continuerò a perdere manifestando la mia idiosincrasia.

In conclusione, è fondamentale avere un buon senso dell’umorismo perchè, probabilmente, qualcuno ci sta prendendo per il culo.

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