Berlusconi

22/07/2010

Non scrivo mai di politica perchè, onestamente, mi interessa più superare qualche esame, fare tanti soldi e trovare l’anima gemella.
Mi interessa tutto ciò che riguarda me più di ciò che riguarda Berlusconi, anche se indirettamente (ma neanche tanto) ciò che riguarda Berlusconi finisce per coinvolgere anche me.
Compatisco le persone che appaiono arrabbiate e furibonde quando in molti gesti tentano di rappresentare il disprezzo nei confronti di certi politici, quando la maggior parte delle volte il disprezzo non vuole essere mirato a una cattiva condotta politica, ma strumentalizzato contro un certo ideale rappresentato da quel politico: molti sputtanano Berlusconi per sputtanare la destra (vorrebbero poi sentirsi dire “Avevi ragione, la cosa giusta è la sinistra!”), e se fosse stato di sinistra sono abbastanza convinto che la maggior parte delle persone che sputtana Berlusconi ora, in quel caso lo difenderebbe, e la maggior parte delle persone che difende Berlusconi ora, beh, ci siamo capiti.
E le stesse persone diventano allo stesso tempo ridicole quando nei loro discorsi fanno apparire la politica come qualcosa di fondamentale e prioritario, e dopo aver condiviso su facebook il video choc che ci fa capire che siamo sotto una dittatura, acquistano “spranga” in “Guerra di Bande”, come diceva un mio amico, poi la sera escono, si ubriacano, si fanno le foto, si sparano sempre gli stessi primi piani con gli amici dei quali poi parlano male, condividono virtualmente messaggi del tipo “Un’altra serata folle! Siamo troppo pazzi!” per far capire quanto è figa la loro vita e poi ricaricano la loro autostima comunicando sdegno culturale verso il presidente del consiglio.
Siete una massa di coglioni.
Ma veniamo a noi.
Dopo tutti questi anni di mini-deliri comincio ad intravedere il tramonto: si è messo contro politici, magistratura e media, con riforme elettorali, giudiziarie e leggi bavaglio.
Sostanzialmente il potere è la legge alle quali il popolo deve sottostare.
Tre voci realizzano un sistema.
I politici possono proporre una legge.
La magistratura può esercitarla.
I mass media possono convincere l’opinione pubblica, possono far eleggere i politici, o farli passare per imbecilli, o mettere in cattiva luce qualsiasi organo giudiziario.
Quindi, se già di per se è controproducente mettersi contro la magistratura (che tanto alla fine solo tu proponi le leggi, loro possono rifiutarsi di esercitarla una volta, due, tre, ma se tu continui a proporre le stesse cose ad oltranza prima o poi queste verranno attuate da qualcuno che riesci a corrompere), mettersi contro anche i mezzi di comunicazione di massa, tentando di imbavagliarli, non mi sembra una mossa geniale.
Quando Berlusconi dirà “Viva l’Italia”, i giornali cominceranno a scrivere “Italia merda”.
Questo è il potere dei media.
Di questo passo, guerra civile o no, chi è contro i media finirà per avere contro il popolo, e governare chi ti odia non è la vita ideale, neanche per chi ama farsi odiare, che alla fine finisci come Ceaucescu e la moglie.
Voglio dire che il potere è e sarà sempre nei mezzi di comunicazione, perchè in una crisi economica il governo cade solo se non mangiano i media, perchè l’umanità sarebbe abbastanza stupida da credere di essere sazia, di stare bene, se dalla mattina alla sera leggesse sui giornali che sta bene, sentisse in TV che sta bene, vedesse in TV gente che sta bene, alla fine se ne convincerebbe. E si sentirebbe bene.
Così come quando sogni e provi le stesse sensazioni come se le stessi vivendo.
Quindi, o Berlusconi è talmente stupido da mettersi contro i mass media, o Berlusconi è talmente intelligente da possedere già i mass media, dai quali si fa criticare per sua volontà, sui suoi giornali, sulle sue televisioni, così che noi crediamo a quell’informazione indipendente che dipende da lui, e questo è tutto un teatrino.
E l’ipnosi io l’immagino un po’ come quelle frasi che ti entrano in testa fin da quando sei piccolo, e ti rincoglioniscono, e non ti chiedi neanche più cosa significhino perchè tre o quattro parole messe in fila e sentite ogni giorno diventano un suono come una porta che sbatte, una televisione che si accende, “Questa sera, alle 20.30, su Canale 5.”.

Svegliatevi.

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15%

13/07/2010

Una delle abitudini difficili da assumere, quando si viene negli Stati Uniti, è il concetto di mancia.
In pratica nel paese a stelle e strisce non esiste (o quasi) lo stipendio per i camerieri: loro vivono di mance.
Non mi è ben chiaro se la legge sia ufficiale o ufficiosa, in ogni caso è abitudine culturale lasciare circa il 15% dell’ammontare del conto come mancia per il cameriere; puoi lasciare di più o di meno, in base alla qualità del servizio.
In realtà potresti anche non lasciarne, ma quando parlo di abitudine culturale intendo dire che passeresti per un ladro, anche se non ti arrestano. Se non lasci la mancia te lo rinfacciano, ti fanno notare che non si fa.
La mia prima impressione a riguardo è stata di rigetto: calcolare il 15% non è immediato, ora ci ho fatto l’abitudine, ma all’inizio è stata tragica, più volte ho visto i miei compaesani calcolatrice alla mano per non lasciare più del dovuto.
Da noi non esiste un concetto di mancia del genere, da noi è a discrezione del cliente, perchè i camerieri vengono stipendiati indipendentemente dagli spiccioli che lasciamo sul tavolo.
Da noi, in Italia, sei stupido se paghi più del minimo indispensabile.
Di conseguenza arriva un pensiero: perchè devo pagare al cameriere una cifra extra a quella dello scontrino?
Ieri ho ordinato una bistecca, riso bianco e una coppetta di frutta, dopo aver chiesto alla cameriera quale fosse il piatto più veloce ad arrivare; a quell’ora, in pieno pomeriggio, gli americani cenano: il ristorante era affollato.
La tizia mi ha fatto intendere che, visto l’affollamento, era difficile mangiare prima che fossero passati venti minuti.
Avevo fretta per due motivi: appena uscito dalla palestra ho molta fame, e in generale mi scoccia aspettare, nella vita intendo, è tempo perso, non vorrei aspettare mai.
Passano meno di cinque minuti e vedo apparire davanti ai miei occhi la mia bistecca.
“Wao!”.
Mi spiega di aver chiesto espressamente di averla subito, vista la mia fretta.
Mangio contento e me ne vado lasciando il 33% di mancia.
Contento però, eh.
Di rado mangio contento.
Perchè da noi i camerieri sembra ti stiano facendo un favore, quando lavorano, perchè i loro soldi a fine mese glieli danno comunque.
Da noi se non lavori sei furbo, tanto lo stipendio lo prendi lo stesso, quindi non hai fretta di servire un cliente.
Qui sono tutti gentili ed efficienti per ‘sta storia delle mance.
Ecco, ho avuto un’idea, implementiamo anche in Italia questa storia delle mance, con i camerieri prima, e con i politici poi.
Gli diamo il 15% di quello che spendiamo al ristorante, se ci gira, se abbiamo i soldi per andare al ristorante, e poi vedi come cominciano a lavorare sul serio.
Se sono bravi, anche il trentatrè.

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Considerazioni sul mondo

07/05/2010
Insomma dovevo prendere un pullman per arrivare da Montecarlo all’aeroporto di Nizza. Già a partire da casa sembrava un impresa: i francesi sono così nazionalisti da rifiutarsi di imparare l’inglese, quindi quando chiedevo indicazioni mi sentivo come se fossi in Cina perché io il francese proprio non lo so parlare. Il mio pullman sarebbe dovuto passare vicino al Casinò, davanti l’Ufficio Del Turismo. Seguendo le indicazioni per l’Ufficio Del Turismo tendevo ad allontanarmi dal Casinò quindi, appena sono riuscito ad individuare persone che sapessero parlare inglese, ho chiesto spiegazioni sentendomi rispondere “Oh, ma qui siamo in Francia!”.
In Francia. Perché io cercavo l’Ufficio Del Turismo del Principato Di Monaco (due traverse dopo, quaranta metri in linea d’aria), e invece, toh, ero in Francia. Vagavo per la Francia. Avevo solo sbagliato nazione. Quindi ho preso le mie valigie e ho varcato il confine per raggiungere l’Ufficio Del Turismo, chiedendomi il senso di non invadere nazioni così piccole.
Non è geniale recarsi a Montecarlo durante il Gran Premio per due semplici motivi: è difficile trovare un taxi, e il tuo pullman non passa davanti all’Ufficio Del Turismo come ti avevano detto. Passato il peggio, il peggio arriva in aeroporto dove mi sequestrano la schiuma da barba, il gel e una bottiglia d’acqua. “It’s water!” ho obiettato io, “It’s forbidden.” mi ha risposto con aria di strafottenza la ragazza addetta al controllo delle borse, che con quei guanti per la perquisizione era quasi eccitante.
Durante il viaggio d’andata avevo già avuto modo di riflettere sui controlli pignoli per i quali stavo perdendo l’aereo. Prima non era così. Per chi non lo sapesse qualche anno fa il presidente degli USA ha dirottato due torri gemelle facendole schiantare sul consultorio di Baghdad, o qualcosa del genere, insomma ci sono varie versioni sull’accaduto, e comunque da allora i controlli agli aeroporti sono stati intensificati. E anche gli attentati nel mondo. Più terroristi e più persone che controllano i terroristi, poi dicono che non c’è lavoro.
Da quando è accaduto questo increscioso episodio la gente perde più tempo al check in e non può portarsi l’acqua sull’aereo. Sono episodi che ti fanno riflettere, quei terroristi hanno cambiato il mondo: fino ad allora la gente poteva portarsi l’acqua sull’aereo, e adesso non più, mai più nell’esistenza dell’umanità la gente potrà portarsi l’acqua sull’aereo: hanno cambiato la storia, una svolta senza precedenti, un giorno il loro pronipoti terroristi potranno raccontare ai loro pronipoti terroristi che è grazie al loro antenato se quando andranno a fare un altro attentato non potranno portarsi l’acqua sull’aereo, e se avranno sete, beh, problemi loro, immagino possa suscitare sensi di colpa chiedere una bibita all’hostess e poi farla morire con tutto l’equipaggio; ma in fondo all’altro mondo ti aspettano una decina di vergini, tant’è.
Più tempo mi facevano perdere ai controlli e più odiavo gli arabi. Già, gli arabi. Io così li identifico i terroristi. E non mi si dica che generalizzo, effettivamente non ho idea di cosa sia l’Arabia, se una nazione o un territorio o un luogo comune, sta di fatto che gli arabi sono o sceicchi, o cammelli o terroristi.
Prendere un volo rispecchia la seguente prassi: faccio il check-in, perdo tempo, odio gli arabi, mi sequestrano l’acqua, odio gli arabi, mi imbarco, mi siedo e penso di morire. Penso di morire perché l’uomo di suo non vola quindi non mi sorprenderebbe se l’aereo si schiantasse al suolo senza motivo, anzi, mi sorprende la perseveranza con la quale viaggia sospeso nel vuoto senza motivo, non la concepisco. E mentre pensavo di morire sono saliti sull’aereo tre arabi (erano arabi  perché parlavano con quell’accento strano tipico degli arabi, un misto fra salivazione eccessiva e dislessia). Ecco, a quel punto ho smesso di pensare di morire e ho pensato di morire sul serio. Erano terroristi, sono sicuro. Perché gli sceicchi hanno tutti i jet privati mentre i cammelli, si sa, non esistono. Chi l’ha mai visto un cammello? Non conosco nessuno che abbia mai visto un cammello. Sono personaggi di fantasia, come Gargamella, i Puffi e Osama Bin Laden.
Torcevo il collo ripetutamente per scrutare gli arabi che ridevano e farfugliavano in salivazione eccessiva, intanto traducevo le conversazioni nella mia immaginazione: “Ora li ammazziamo tutti e ci andiamo a trombare le vergini in paradiso!” e mi preoccupavo, quindi ho pensato a cosa potevo fare: scendere dall’aereo. No, nel caso in cui io mi sbagliassi perderei tanto tempo e soldi per tornare a casa. Quindi assumiamoci il rischio di volare. E se poi tirano fuori le pistole sfuggite ai controlli? E se sfoderano bottiglie d’acqua e minacciano di annegarci tutti? E’ un problema. Ma come dice Alex “I problemi, o li risolvi, o li rimandi. Io li rimando.” In realtà di solito non li rimando però in quel caso si perché, sempre stando ai ragionamenti di Alex, se poi scendevo dall’aereo dovevo spiegare a chi di dovere perché ero sceso dall’aereo, dovevo vedere come tornare a casa, dovevo valutare se prendere mai più un aereo e io vorrei tornare negli USA ma in nave mi scoccia, troppo tempo, quindi dicevo che, sempre stando ai ragionamenti di Alex, ci sono casi in cui risolvere un problema comporta risolverne altri mille e io non ho tempo, non ho tempo di scendere dall’aereo e perdere tempo per risolvere altri problemi potenzialmente infiniti quindi preferisco assumermi il rischio di subire il dirottamento e se poi davvero succede beh, ci penso poi, che io nel panico totale di solito ragiono meglio e magari una soluzione l’avrei trovata.
Se stai leggendo questa riga, sono atterrato.
Sono razzista? Non penso. E’ che io ho i miei pensieri sulle persone e sulle categorie, ma le motivazioni non sono necessariamente etniche. Prendiamo per esempio gli studenti di certe facoltà umanistiche: un’altra categoria di idealisti che credono di cambiare il sistema occupando l’università. Come gli arabi che pensano di trombarsi le vergini dirottando un aereo. Ieri sono passato davanti la facoltà di lettere e hanno occupato di nuovo. Avranno i loro buoni motivi e io li condivido anche, però a queste cose ho smesso di crederci alle elementari in contemporanea a Babbo Natale. Qualche anno più tardi ho smesso di credere anche nella Befana e ho cominciato ad avere seri dubbi su Gesù Cristo, ma questa è un’altra storia. Volevo dire: io non critico il modo di agire delle persone, semplicemente per non condividerlo ho un approccio diverso alla vita, la mia testa vuole occuparsi di altre cose e se ne sbatte del sistema politico perché, nonostante io ci viva, penso non mi riguardi, nel senso: ho altro a cui pensare. Ma tu vuoi crederci, ok, e ieri la studentessa di lettere mi ferma per strada e mi chiede:
“Abbiamo occupato la facoltà di lettere, alle sei facciamo assemblea, venite?”
Io: “Abbiamo corsi.”
Lei: “Tutti abbiamo corsi!”
Io: “Ma non tutti avremo un lavoro.”
Ecco quindi, quello che volevo dire con questo discorso è: non sono razzista.
Sono solo pieno di pregiudizi.
Anzi, sono un pregiudizio.
E il mondo è il mio luogo comune.
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Fini è un fascista?

19/04/2010
Secondo me a fare certe esagerazioni si finisce male.
Fini è un fascista? E Tilgher allora cosa è? E Saya? Facendo del qualunquismo del genere, nel caso in cui un vero dittatore dovesse salire al potere, la gente non avrà tanta paura e premura di impedirglielo perchè dirà, “vabbè, se è fascista è come Fini, non sarà poi la fine del mondo”, e così si finisce per eleggere Hitler, pensando poi non sia in fondo tanto diverso da Bismark.
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Meteo

10/03/2010

L’umanità è composta perlopiù da rincoglioniti.
Assumendo questo preconcetto per buono, è possibile comprendere con estrema quanto allarmante facilità perchè i telegiornali siano progettati ad-hoc per i rincoglioniti.
O per rincoglionire, ovviamente.
D’estate ti dicono che fa caldo, d’inverno ti dicono che fa freddo; nel migliore dei casi ti informano che fa tanto caldo, o tanto freddo, o tanto caldo quando dovrebbe fare perlomeno freddo, o viceversa.
I servizi dei telegiornali offrono quotidianamente un monologo sul clima che non ha nulla da invidiare alle conversazioni che intrattengo con mia nonna.
O alle conversazioni che quotidianamente mia nonna intrattiene con il telegiornale, mentre monologo nel vano tentativo di comunicare con lei per farmi riscaldare la pasta.
Ma l’effettiva utilità dei meteorologi è stata neutralizzata ben prima che i telegiornali realizzassero servizi di questo calibro intellettuale: mi è sempre bastato constatare l’entità del disegnino sulla mia regione per pianificare la giornata, il meteorologo non ho mai capito cosa cercasse di comunicare.
Non lo ho mai ascoltato il meteorologo, dico davvero, non ho la minima idea di cosa dicesse, magari parlava davvero con mia nonna.
Sono una razza di dislessici perchè per dire “Piove” ci mettono tre minuti e necessitano l’utilizzo di un gergo tecnico complicato quasi quanto gli sdoppiamenti di personalità del ragazzo della mia ragazza.
In pratica, i meteorologi potrebbero optare per un suicidio di massa.
Per quanto mi riguarda, un meteorologo è utile alla società quanto un un punkabestia.
A meno che non sia un punkabestia che fa i disegnini per il meteo, a quel genere di persone va tutta la mia stima.
Ormai c’è l’inviato speciale per comunicarti qualsiasi cosa: cioè, mandano un giornalista con l’impermeabile sotto la pioggia e lo fanno parlare per tre minuti sotto la pioggia per fargli dire che piove, mentre inquadrano la pioggia che cade, il coglione sotto la pioggia, e la pioggia che cade, sotto la pioggia.
Questa è un intervista tipo dei telegiornali:
Inviato: “Ondata di caldo a ferragosto, il governo ha dichiarato lo stato d’emergenza, i medici consigliano di non stare al sole per evitare il caldo, ma vediamo cosa ne pensano gli italiani…”
Inviato: “Signora fa caldo eh?”
Signora: “Eh si fa proprio caldo”
Conversazioni degne del livello intellettuale di un extracomunitario ubriaco iscritto al PDL.
Poi, sarò io suggestionato, fissato, ma quando guardo studio aperto puntualmente mi ritrovo servizi su cani e gatti; ormai hanno più importanza delle persone, per il telegiornale.
Qualche tempo fa leggevo un articolo riguardante un cane al quale veniva conferita una medaglia al valore perchè era stato in guerra.
Capito? Una medaglia al valore. A un cane.
“Signor presidente, Fido è pronto per la cerimonia, stiamo aspettando solo lei”
Poi le persone si mettono in fila, fanno un buffet, annunciano al microfono la consegna della medaglia ad honorem al quadrupede, il quale con la sua vista monocromatica ci guarda perplessi ed esclama “Bau” in quanto non capisce un cazzo.
E noi gli dedichiamo i servizi al TG.
Ultimamente mandano spesso in onda servizi sulle sfilate di moda dei nostri amici a quattro zampe, dove ai padroni vengono proposte domande interessantissime del tipo:
“E’ più vanitoso il padrone o il cane?” e il padrone, incredibilmente, riesce anche a rispondere con sorprendente elusività: “Beh tutti e due”.
Io sono allibito, davvero, stimo troppo l’umanità per pensare che ci sia gente incantata davanti a tutto ciò.
Oh, ma questa non è disinformazione, questo è rincoglionimento.
Poi verso luglio fanno il servizio sull’esame di stato, e ogni santissimo anno chiedono allo studente se è emozionato per la prova imminente: ma chi se ne fotte?
Dico sul serio: chi-se-ne-fotte?
Esiste davvero qualcuno a questo mondo del quale gliene sbatte un minimo dello stato emozionale di un adolescente sconosciuto qualsiasi?
Altro classico sono le statistiche di quanto la gente spende a natale, per i regali, se fa i regali, cosa compra, e ogni anno i risultati sono gli stessi: c’è la crisi economica.
E’ da anni che c’è questa crisi economica, e non capisco perchè non crepiamo di fame invece di pagare giornalisti per intervistare animali e compriamo televisori per guardare giornalisti intervistare animali.
Non dimentichiamoci i nuovi capi d’abbigliamento presentati alle sfilate di moda: diecimila euro per indossare un abito che sembra un costume di carnevale, come se avessi ancora dignità da perdere.
La conclusione triste di tutto ciò è il gossip a fine TG: una/un deficiente ride, si mette in posa per la telecamera, o fa finta di camminare in modo indifferente (come se la telecamera non ci fosse).
“Hai trovato l’anima gemella?”
“Diciamo che c’è qualcuno”
Diciamo che avete rotto i coglioni.
Ed è triste perchè questa è la cosa più normale trasmessa in quel TG; anche se non dovrebbe essere mai trasmessa qualcosa del genere in un TG.
Ma la gente è messa davvero così male?
Cari spettatori, lo sto chiedendo a voi.
E non venitemi a dire che è colpa di Berlusconi, che vuole farvi il lavaggio del cervello: voi siete cretini, e i cretini questa fine devono fare, devono guardare Studio Aperto.
O al massimo il meteo, per chi ancora ci crede.
Personalmente trovo più attendibile l’oroscopo.

Scorpione: tua nonna riscoprirà l’amore e scapperà in Uganda con un meteorologo.

“Ogni nazione ha il governo che si merita” (Joseph de Maistre).

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Rhum e Pera

28/09/2009

Io sono un paranoico: penso che il mondo intero ce l’abbia con me.
Ecco perchè mi state tutti sul cazzo.
Dio si divertirà a complicarmi l’esistenza, arrecandomi fastidio come quando non trovo ciò che avevo in mano fino a pochi minuti prima, che poi magari ce l’avevo sotto il naso ma semplicemente non lo vedevo.
Qualcosa andrà storto, anche più di “qualcosa”, anche più di “storto”.
Non gradisco l’idea di attribuire le mie speranze alla fortuna perchè è lunatica, come se fosse perennemente indisposta, un ciclo mestruale cominciato nel 1987 che terminerà non prima della mia morte.
Nonostante tutto, se mi prefisso un obbiettivo do per scontato che io ci possa riuscire, e se non ci riesco, pazienza.
Orgoglio e autostima non sono sempre sufficienti ad ammortizzare i miei fallimenti, i quali, a volte, sono così pesanti che mi spezzano la schiena.
Fa niente: finora col tempo sono sempre guarito.
Io ci provo.
Mi guardo bene dal tenermi in gola le parole: ho passato gran parte della mia vita a non dire le cose volevo dire, e me ne sono pentito.
La nostra natura ci impone di mandare messaggi subliminali, comunicare con i gesti, perchè abbiamo paura di esporci per come siamo.
Anche a noi stessi.
Quando tutto sarà finito sono sicuro che mi verrà concesso un minuto per ripensare a tutte le volte che volevo urlare cosa sentivo, ma sono stato zitto per paura di non essere capito, e rimpiangerò gli obbiettivi che ho abbandonato perchè il timore di fallire mi ha impedito di perseguirli.
Questa vita è una puttana e probabilmente mi spezzerà il cuore, ma cazzo, sono innamorato.
Va così, Rhum e Pera, perchè ci sono dei momenti forti che ti lasciano l’amaro in bocca, e altri talmente belli da farti dimenticare quel retrogusto sgradevole che ha la vita.
Se davvero Dio mi odia, mi accorgerò di aver finito il succo di frutta soltanto dopo aver bevuto l’ultimo bicchiere di rhum, e resterà un cattivo sapore sul mio palato.
Ma sarò troppo ubriaco per rendermene conto.

Quando sei felice bevi per festeggiare.
Quando sei triste bevi per dimenticare.
Quando non hai nulla per essere triste o essere felice, bevi per fare accadere qualcosa.
(Charles Bukowski)

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Facebook è un pò come Berlusconi

27/09/2009

Sta andando a puttane.

Filed under: diario di bordo — Tags: , , — Io @ 14:56
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La questione interventismo

23/09/2009

Esiste un paese (non il nostro) dove i diritti umani non vengono rispettati e la gente muore per un si e per un no, spesso ingiustamente.
Quando si parla di interventismo, l’animo politico della popolazione si manifesta inevitabilmente.
Possiamo suddividere l’opinione politica italiana principalmente in due fazioni: la destra e la sinistra.
Le persone di destra, detti anche fascisti, sono a favore dell’intervento in guerra, in quanto ritengono inferiore la cultura di quel paese e quindi necessario un cambiamento, anche a costo di usare la forza.
I militanti di sinistra, detti anche nazionalisti, sono contrari all’interventismo, nonostante la questione dei diritti umani e della gente che muore, perchè non è affar nostro ciò che succede negli altri paesi, e la guerra non è mai una soluzione.
Tranne se si parla del ventennio: in quell’occasione, l’uso della forza era più che lecito.
Vuoi o non vuoi, in guerra il morto ci scappa sempre, e questo comporta ulteriori divergenze d’opinone.
I fascisti vorrebbero per i combattenti defunti un trattamento speciale, tipo un funerale di stato; i nazionalisti, invece, affermano che la morte in guerra non valga meno delle altri.
In pratica, non esistono morti di serie A e morti di serie B: ogni vita ha lo stesso valore, indipendentemente dal mestiere che facevi.
Concludendo, secondo la sinistra:
- La morte di un partigiano vale quanto quella di un poliziotto.
- Se Hitler non avesse invaso la Polonia, poteva anche sterminare gli ebrei indisturbato: non saremmo dovuti intervenire, anzi era nostro dovere rispettare la loro cultura. O quantomeno assistere senza muovere un dito.
- Dobbiamo impegnarci affinchè i diritti umani vengano osservati nel nostro paese, ciò che succede altrove non ci riguarda.
- L’uso della forza è consentito esclusivamente nel caso in cui vi sia una dittatura, ma soltanto in Italia.
- Se in Italia ci fosse stato il petrolio, gli Americani non sarebbero dovuti intervenire durante la seconda guerra mondiale, per coerenza.

Pace.

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Perchè non vogliamo che i nostri politici vadano a puttane

09/08/2009

Cari alieni,
capisco la vostra confusione: il mio è un popolo strano.
Per questo motivo, ma soprattutto perchè non ho un cazzo da fare, scrivo questo articolo nell’intento di aiutarvi a comprendere la concezione della politica nella mia nazione.
Il nostro popolo ha ormai accettato l’idea della corruzione.
Non tollerato, accettato.
A Gaza piovono bombe e la gente tollera questa situazione, quindi cerca di ripararsi.
A Roma piovono cazzi e la gente ha accettato questa situazione, quindi si cala i pantaloni e prostra il sedere al cielo.
E poi spera.
Ogni politico importante, indipendentemente dal suo schieramento, ha rubato.
Il discorso vale sia per il parlamento che per le giunte locali.
I politici non ammetteranno mai queste cose, ma i loro sostenitori lo fanno: gli italiani sanno benissimo che i loro rappresentanti, da loro votati, li derubano.
Se chiedi ai votanti perché votano i politici corrotti, ti risponderanno che l’alternativa sono dei politici ancora più corrotti, quindi scelgono il male minore.
Forse alla gente sfugge che noi paghiamo queste persone, che i politici sono nostri dipendenti.
In realtà esiste sempre qualcuno che, non essendo mai stato eletto, non ha avuto ancora l’occasione di derubarci.
Ma gli italiani vanno sul sicuro e rivotano gli stessi: è come se io potessi scegliere chi fare entrare in casa mia e scegliessi dei ladri, perchè già li conosco.
Vado sul sicuro.
Il meccanismo che porta all’accettazione di questo sistema malato è dovuto anche al favoritismo, ma difficilmente qualcuno lo ammette.
Quello che nessuno ammette, invece, è che gli italiani prendono tutto come un gioco.
L’importante è schierarsi dalla parte giusta, e se la parte giusta vince possiamo rinfacciare agli altri di aver scelto male.
Il prezzo di questa soddisfazione è quello di farci governare da persone disoneste, e lo accettiamo di buon grado.
Questo paese è uno stadio, quello che importa agli italiani è vincere.
Cosa, non si sa.
Ho visto gente sfilare e andare a prendere in giro gli “avversari” dopo una vittoria politica.
Ed erano contenti.
Anche se avevano eletto un ladro, erano contenti.
Ricordate quando si parlava della non vita di Eluana Englaro?
Sembrava di vivere ai tempi del Colosseo, dove si aspettava il pollice verso per festeggiare.
Ma anche qui la gente, ogni tanto, scende dalle nuvole e si ritrova a discutere del sistema.
E si piange addosso, convincendosi vicendevolmente che le cose, ormai, stanno così.
Non si può far niente per cambiarle, dicono.
Come dite, signori alieni?
Ah beh, questo non mi è chiaro, ancora non l’ho capito.
Non ho capito perchè ci fingiamo stupiti ed indignati quando veniamo a conoscenza di relazioni extraconiugali da parte dei nostri rappresentanti politici, quando è da una vita che ci inculano, e noi ci stiamo.
Saremo mica un pò gelosi?

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Se non condividi non mi vuoi bene

19/07/2009

Il modo più semplice per fare politica è speculare sui problemi della società, fino a raccogliere il consenso della popolazione, per poi trasformarlo in odio e canalizzarlo verso qualcosa o qualcuno.
Hitler così stava conquistando il mondo.
L’odio è il fattore che meglio accomuna gli esseri umani: diamo loro un nemico, e loro si coalizzeranno.
Visto che gli alieni non ci hanno invaso (per il momento) e Hitler è morto (almeno così sembra), ultimamente la gente si coalizza contro le guerre e la fame nel mondo.
Così, navigando su facebook, mi sono imbattuto in questo gruppo:

titolo

Sorvoliamo sulla grammatica drammatica.
Notare l’immagine del bambino a destra, messa lì per sensibilizzare le persone.
Trovo sia davvero subdolo cercare di impietosire le persone con messaggi di pura demagogia che non portano a niente.
Mi chiedo il perchè di questo gruppo.
Ma la cosa che mi da più fastidio è il messaggio nel titolo “CONDIVIDI SE SEI DACCORDO”.
Cos’è, bassa psicologia?
La lotta al nulla: chi potrebbe mai essere a favore della fame nel mondo?
Che senso ha?
Allora entro nel gruppo e scrivo in bacheca, fra i tanti messaggi solidali, che io sono a favore di guerre e fame nel mondo.
Esco dal gruppo e non ci penso più.
Poco fa vedo un messaggio in posta, è il fondatore del gruppo:
2
Sorvoliamo nuovamente sulla grammatica drammatica.
Mi sovviene il messaggio lasciato oggi su quella bacheca, e vado a controllare eventuali reazioni:
1
Se entri in una chiesa e urli che Dio non esiste, i cattolici sclerano allo stesso modo.
Chi fonda questi gruppi vuole semplicemente mettere in vetrina la sua “sensibilità” per ricevere applausi e approvazioni dal pubblico.
La gente che si unisce e condivide lo fa per sentirsi sensibile almeno quanto il creatore.
Il creatore del gruppo intendo.
Non il Creatore Dio.
Dio non è sensibile perchè non si è iscritto.
E questo spiegherebbe perchè Lui non vuole far cessare le guerre e la fame nel mondo.
Ma questa è un’altra storia.
Tornando a noi, anzi a me, anzi a loro (gli idioti), sono convinto dell’esistenza di persone che sarebbero capaci di sentirsi in colpa se non si unissero a questi cori.
Ma ci sono altri esempi eh.

4

Sorvoliamo, come sempre, sulla drammatica grammatica del fondatore di turno.
E sorvoliamo anche sul fatto che Dio non si è iscritto nemmeno a questo gruppo, il che potrebbe indurci a pensare che abbia litigato con la Madonna, o qualcosa del genere.
Piuttosto vorrei farvi notare, oltre all’ennesimo esempio di bassa psicologia nel titolo, l’autocelebrazione nella descrizione del gruppo, dove il fondatore mette in evidenza propri nome e cognome, come per dire “L’ho creato io, fatemi i complimenti.”.
BRAVO GIOVANNI! HAI VINTO UNA R MOSCIA!

Visto l’alto tasso di idiozia presente nei social network, qualcuno ha ben pensato di creare gruppi assurdi, del tipo:

5

dove si può assistere a discussioni filosofiche del genere:

6.
Eppure qualcuno ci ha creduto:
8.

Così poco tempo fa, dopo tutti gli “ovvi” gruppi che condannavano gli stupri, qualcuno creò un gruppo Pro-Stupro per divertirsi.
Io voglio sperare che siano solamente pochi idioti a prendere questi gruppi sul serio.

7
11

Ecco. Appunto.
A volte mi sembra di vivere in una puntata di South Park.

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