Che Guevara e Mussolini

05/09/2010

A volte ho espresso opinioni positive sulla politica di Benito Mussolini.
Ne discuto: penso Mussolini e il fascismo abbiano fatto delle scelte politiche che hanno migliorato l’Italia, oltre ad altre scelte politiche che invece l’hanno danneggiata ma soprattutto ALDILA’ dei crimini che hanno commesso. E se lo sto scrivendo, è perchè lo leggano anche persone che abbiano l’intelligenza di affrontarne un discorso ALDILA’ di quei crimini, tipo sulla politica sociale di Hitler e dei salari, senza parlare per forza anche dell’Olocausto che, comunque, rimane sbagliato.
Ma alla fine di ogni discorso certe persone mi sbattono in faccia nuovamente i crimini dei dittatori in questione facendomi intendere che sono stati talmente gravi da non poterli non criminalizzare per ciò che hanno fatto di male.

Bene: io penso la stessa cosa di Che Guevara: posso comprendere ragioni politiche e idealistiche di socialismo, ma sulla bilancia dei conti, in base al ragionamento spiegato prima, pesano più i crimini che ha commesso.

Il criminale si definisce una persona che ha commesso almeno un crimine, che in questo contesto si intende un crimine grave contro l’umanità.
Un criminale non può essere un eroe.
Si possono discutere e apprezzare le sue scelte politiche, ma non può e non deve essere un esempio, altrimenti i nostri figli cresceranno con l’idea che le cose giuste possano essere raggiunte facendo le cose sbagliate.

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Le mie scatole nere

18/02/2010

Il modello black box (scatola nera) è un sistema descrivibile per come reagisce a determinate sollecitazioni, ma di cui non si conoscono gli ingranaggi.
Il computer, ad esempio, è una scatola nera.
Lo accendi premendo un bottone anche se non sai quali meccanismi fanno si che il computer si accenda.
E di scatole nere ce ne sono tante nella nostra vita, di cose che usiamo perchè funzionano, pur non avendo la minima idea del perchè funzionino.
Le persone si sono adattate al modello ignorando completamente la possibilità di studiarne gli ingranaggi; quando si trovano a leggere delle domande sui monitor, sono soliti a premere “Avanti”, “Ok”, “Si”, finchè non ottengono l’effetto desiderato.
Del resto, se c’è riuscito qualcuno ci puoi riuscire anche tu.

“Sai ho provato a farlo, ma mi da un errore.”
“Che errore ti da?”
“Non lo so, non ho letto”

Ormai non ti fermi neanche a leggere il testo in base al quale dovresti dare delle risposte, dai solo le risposte, clicka, vai avanti, cerca di concludere il prima possibile: tutte risposte positive, sperando in un esito positivo.
Però capita che le cose non vadano bene.
C’è chi prova a dare risposte diverse, chi insiste con le stesse risposte, e chi butta via il computer.
Esistono tanti modi per affrontare un problema.
Le persone, ad esempio, sono scatole nere.
Non hai la minima idea di cosa abbiano dentro ma ti comporti in base alle reazioni che hanno, e va tutto bene finchè va bene, poi un bel giorno iniziano i problemi.
Le persone ostinate continuano a dare le stesse risposte, quelle caparbie provano a dare risposte diverse, se la scatola però è davvero importante allora tenterai di guardarle dentro.
Oppure la butti, senza perderci tempo, dando la colpa alla scatola.
Ne ho buttate tante di scatole nere nella mia vita, alcune troppo presto, altre le avrei dovute buttare via molto tempo prima perchè proprio non funzionavano, ma non ho mai capito se la vita fosse un vero/falso oppure un test a risposta multipla.
Eppure continuavo a rispondere.
Per certe cose ci vorrebbe un cazzo di tasto di conferma, come quelli che attirano la tua attenzione con un suono e ti chiedono “Sei sicuro?”.
Solo a quel punto ci pensi, prima non hai letto niente di niente ma adesso qualcosa ha attirato la tua attenzione, e ci pensi, ci ripensi.
A volte le scatole nere non funzionano.
A volte le scatole nere le ami.
Se hai un problema con qualcosa che ami non dovresti buttarla via.

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Situazioni

03/02/2010

Le relazioni sentimentali implicano una stima reciproca fra i due soggetti coinvolti; quindi, per stabilire statisticamente quanto è probabile che io rimanga coinvolto in un rapporto del genere, dovrei anzitutto valutare la probabilità che io riesca a stimare un mio simile.
Trovo difficile stimare qualcuno perchè la stima, al giorno d’oggi, la regalano.
Cominci a compiacerti senza motivo quando sei piccolo e gli adulti ti chiedono “Come ti chiami?” e tu pronunci il tuo nome, così potrai raccogliere le loro congratulazioni: “Bravo.”. Non ha senso.
Che scu0la fai? Bravo. Dove abiti? Bravo. Hai fatto i compiti? Si? Bravo. Hai fatto i compiti? No? Bravo!
Ti dicono sempre bravo.
Dopo un centinaio di “Bravo” ti senti un genio.
Una cosa simile accade alla donna, ma durerà tutta la vita: percepisce qualsiasi constatazione come un complimento.
“Sei carina!”
“Grazie”
Pensa sia merito suo, ma ciò non ha senso.
La vanità è un sistema di valutazione meritocratico basato sui canoni estetici della popolazione.
I canoni estetici della popolazione derivano dal contesto sociale in cui nasce e cresce ogni singolo individuo, non a caso vi sono stati periodi storici nei quali le donne grasse erano considerate più attraenti.
Ciò significa che piacere ad un determinato individuo (esteticamente parlando) non può essere un merito, e vestirsi poco o truccarsi molto sono soltanto espedienti che esaltano l’insicurezza dell’individuo.
Vantarsi di essere belli è come vantarsi di essere alti.
Vantarsi di essere belli per via di un ottimo make up, è come vantarsi di essere alti perchè si indossano un paio di tacchi.
Dal punto di vista sociale, questo genere di ragionamenti viene ignorato e le persone si limitano ad incassare complimenti per poi trasformarli in autostima.
Il punto critico della situazione si raggiunge quando le persone belle si vantano effettivamente di essere belle, e quindi pretendono qualcosa in cambio.
Nel mercato, si sa, l’offerta non sussiste senza domanda, e di fatto esistono tante persone che scendono a questo compromesso, pensando che la bellezza sia un valore e facendo di tutto per conquistarla, per poi vantarsene.
Se oggi le persone ostentano valori come la ricchezza, la forza fisica e la bellezza è proprio perchè vi sono altri cretini che apprezzano questi valori, esiste chi è orgoglioso della mafia e vorrebbe farne parte per sentirsi più forte, chi vorrebbe conquistare una modella per sentirsi più bello, e chi vorrebbe sposare un petroliere per sentirsi più ricco: tentativi di colmare le proprie insicurezze.
Quando gli scopi te li detta il contesto, hai perso la tua personalità, e non ha senso perderla così.
Ecco perchè vi ritengo una massa di cretini.
Non tutti. Non pochi.
E questo è un grave problema perchè, per la bassa considerazione che ho delle persone, raramente mi impegno: non sento la necessità di dimostrare niente a nessuno, e anche se lo dimostrassi temo non sarei compreso.

Poi c’è il potenziale di poligamia: per natura provo l’impulso biologico del desiderio verso soggetti dell’altro sesso esteticamente notevoli.
Questo tipo di desiderio penso sia intrinseco alla mia natura di maschio.
O di pervertito.
Sta di fatto che tale impulso lo assecondo ben volentieri in base alle circostanze (etiche o sentimentali).
Allo stesso tempo, però, il sesso è diventato un valore quantitativo perchè le persone possono contare le volte che lo fai, ma non come lo fai e perchè; così ti giudicano per quante volte ti sei accoppiato, e succede che tutti si vogliono accoppiare tanto, perchè partiamo tutti da zero e così non esiste qualcuno migliore di qualcun’altro.
Paradossalmente, quando questo gioco si conclude e si avverte la seria necessità di amare qualcuno, il metro di giudizio viene ribaltato: il numero di accoppiamenti da te effettuati sarà inversamente proporzionale al tuo valore sul mercato.
Non ha senso.
Buffo è come la gente si vittimizzi di fronte agli impulsi biologici, come se il sesso non fosse una scelta arbitraria ma una situazione dettata inesorabilmente dall’organismo umano, tutto per giustificare il sesso con più individui dettato da più situazioni e occasioni.
Così lei mi guarda, io la guardo, ci scambiamo il numero, ci sentiamo, parliamo, ci vediamo, andiamo al cinema, a cena, primo, secondo, terzo, limoncello, vodka, saliamo da me, ci prendiamo per mano, ci abbracciamo, ci baciamo, sul collo e poi sulle labbra, ci spogliamo, ci accarezziamo dove prima non potevamo, elargiamo sesso orale, pretendiamo sesso orale, ci tocchiamo, io entro, tu mi fai entrare.
Ora che faccio? Esco.
Adesso entro di nuovo, esco, rientro, riesco, sto rifacendo la stessa cosa per prendere tempo, non so che si fa a questo punto.
Cambiamo posizione, girati.
Entro, esco, entro, esco, alzati, entro, esco, un altro pò di sesso orale, se no finisce tutto subito, e poi entro, esco, entro, e mi chiedo dove voglio arrivare; poi mi rispondo che di certo non voglio arrivare dentro: esco, vengo.
Ci compiaciamo, è stato stupendo il modo in cui abbiamo attuato un sacco di pratica col fine di logorare l’appagamento della necessità biologica.
Ci puliamo, ci rivestiamo, ci salutiamo, pensiamo che non abbia tanto senso quello che facciamo, ma nell’incertezza continuiamo a farlo.
Lei si vanterà con le sue amiche delle mie abilità nell’entrare e nell’uscire, del mio lavoro ben pagato, dei miei occhi, e dei miei muscoli.
Io mi chiedo dove voglio arrivare, sto ancora prendendo tempo perchè sono arrivato ad un punto morto e devo capire bene la mia strada.
Ci rivediamo, rifacciamo tutto, entro, esco, entro, esco, pulisco, saluto.
Prima o poi però quel punto morto ti sta stretto, così, quasi di spontanea volontà, fai un altro passo e sei arrivato.
Quando sei arrivato, la cosa brutta è che non hai più il tempo di chiederti dove vorresti arrivare.
Adesso la tua vita ha un punto fermo: lei.
Preoccuparsi per una donna significa soprattutto diventare il suo antistress durante il suo ciclo mestruale.
Che poi secondo me le mestruazioni non esistono, sono una leggenda metropolitana, tipo Babbo Natale o Bin Laden.
Non esistono.
Sono una scusa ben congegnata dal genere femminile per giustificare il loro umore altalenante.
Si versano della salsa di pomodoro nelle mutande quando vanno in bagno.
In ogni caso, trovo assolutamente fuori luogo che gli uomini debbano essere comprensivi verso le donne quando queste ultime attraversano un ciclo mestruale: se le donne sclerano, sono gli uomini a subire lo sclero.
Ripeto: se tu sei fonte di un male, e sono io a subire il tuo male, chi deve essere comprensivo verso chi?
Essere comprensivi verso chi genera cazzate potrebbe incoraggiare la gente a fare cazzate, ed è profondamente sbagliato incoraggiare le donne ad essere lunatiche, è assurdo.
Sarebbe come se la gente votasse per la seconda volta un politico che fa cazzate. Impossibile, chi di voi lo farebbe mai?
Un complimento ipocrita, un consenso, una notte di sesso, una crisi nervosa, una persona, situazioni subite che scarabocchieranno pagine nel libro della tua vita.
Vivere troppe situazioni senza un senso, ti fa dimenticare di cercare un senso in quello che vorresti scrivere.

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Rhum e Pera

28/09/2009

Io sono un paranoico: penso che il mondo intero ce l’abbia con me.
Ecco perchè mi state tutti sul cazzo.
Dio si divertirà a complicarmi l’esistenza, arrecandomi fastidio come quando non trovo ciò che avevo in mano fino a pochi minuti prima, che poi magari ce l’avevo sotto il naso ma semplicemente non lo vedevo.
Qualcosa andrà storto, anche più di “qualcosa”, anche più di “storto”.
Non gradisco l’idea di attribuire le mie speranze alla fortuna perchè è lunatica, come se fosse perennemente indisposta, un ciclo mestruale cominciato nel 1987 che terminerà non prima della mia morte.
Nonostante tutto, se mi prefisso un obbiettivo do per scontato che io ci possa riuscire, e se non ci riesco, pazienza.
Orgoglio e autostima non sono sempre sufficienti ad ammortizzare i miei fallimenti, i quali, a volte, sono così pesanti che mi spezzano la schiena.
Fa niente: finora col tempo sono sempre guarito.
Io ci provo.
Mi guardo bene dal tenermi in gola le parole: ho passato gran parte della mia vita a non dire le cose volevo dire, e me ne sono pentito.
La nostra natura ci impone di mandare messaggi subliminali, comunicare con i gesti, perchè abbiamo paura di esporci per come siamo.
Anche a noi stessi.
Quando tutto sarà finito sono sicuro che mi verrà concesso un minuto per ripensare a tutte le volte che volevo urlare cosa sentivo, ma sono stato zitto per paura di non essere capito, e rimpiangerò gli obbiettivi che ho abbandonato perchè il timore di fallire mi ha impedito di perseguirli.
Questa vita è una puttana e probabilmente mi spezzerà il cuore, ma cazzo, sono innamorato.
Va così, Rhum e Pera, perchè ci sono dei momenti forti che ti lasciano l’amaro in bocca, e altri talmente belli da farti dimenticare quel retrogusto sgradevole che ha la vita.
Se davvero Dio mi odia, mi accorgerò di aver finito il succo di frutta soltanto dopo aver bevuto l’ultimo bicchiere di rhum, e resterà un cattivo sapore sul mio palato.
Ma sarò troppo ubriaco per rendermene conto.

Quando sei felice bevi per festeggiare.
Quando sei triste bevi per dimenticare.
Quando non hai nulla per essere triste o essere felice, bevi per fare accadere qualcosa.
(Charles Bukowski)

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Le cose importanti

21/09/2009

00.23.42Federico: e poi scusa..nella vita è importante avere una donna accanto
00.23.50Federico:
ahahahah ma ke cazzata madornale ke ho detto!

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