“Asciugamani Elettrico”

20/04/2010
L’autista mette la freccia, finalmente si ferma alla stazione di servizio.
Scruto nella tasca dello zaino per prendere il portafogli, e mi capitano fra le mani un paio di stecche di pillole. Ne prendo di tutti i tipi. Il fosforo per studiare, la melatonina per dormire. Soffro d’insonnia: quando dovrei studiare, ho sonno; quando dovrei avere sonno, invece di dormire, studio la vita. L’insonnia è terribile, davvero, per fortuna che esiste la melatonina: non serve ricetta e funziona sufficientemente poco per non insospettirmi sugli effetti collaterali. Sembra innocua, la vendono come camomilla.
Un giorno entro in farmacia e chiedo un pacchetto di melatonina.
Farmacista – Cosa ci devi fare?
Io – Dovrei far esplodere una scuola elementare, con dei bambini dentro, sa com’è.
F – …
I – …
F – L’abbiamo finita.
I – Bene, allora mi dia del tritolo. Ultimamente trovo difficoltà ad addormentarmi. Magari facendo saltare in aria qualche scuola elementare.
F – …
I – In compresse.
Il mio sedile è il più vicino all’uscita, ma una donna mi sperona sorpassandomi.
Comprendo il suo agonismo, ma per quanto possa essere bello il mio sedere, dubito sia in dubbio il mio sesso, quindi perché spingermi? Io miro all’altro bagno.
Qualche anno fa, ma ancora oggi da qualche parte, ricordo che davanti l’entrata della toilette si sedevano le inservienti per percepire le mance. Mance poi, erano obbligatorie, quasi. Se la memoria non mi inganna, qualche volta non mi hanno fatto entrare per non aver pagato il “pedaggio”. Poi anche i cessi degli autogrill divennero politically correct, e ormai da un bel po urinare non costa niente, nei bagni delle stazioni di servizio è possibile urinare gratis. Ma sempre a terra.
Entro in un box e chiudo la porta, ma durante il mio sfogo, delle quindici porte, un cretino ha scelto giusto la mia. Per fortuna ho chiuso a chiave. Purtroppo, però, lui è davvero cretino. Forza la maniglia, spinge, non ne vuole sapere di passare alla porta successiva, così insiste, e dopo cinque lunghissimi secondi di tentativi decido di aiutarlo. mentre con la sinistra reggo l’attrezzo, con la destra apro la porta e lo invito ad entrare.
“Dai, entra.”
Lui mi guarda un po imbarazzato, vorrebbe dire scusa ma il mio atteggiamento altamente indifferente lo catapulta in un clima di accoglienza surreale:
“Potresti chiudere la porta? C’è corrente.” gli dico, mentre mi sposto di un passo verso sinistra per fargli posto.
Quasi incredulo rimane lì a fissarmi, vorrebbe dire qualcosa, tipo scusa, ma non lo fa, trattiene una risata tentando di forzare lo sguardo dispiaciuto.
E se ne va senza neanche salutarmi.
Dopo essermi lavato le mani, mi avvicino ai due asciugamani elettrici appesi al muro. Nei Casinò ne ho visti di nuovi tipi. Sono degli aggeggi strani, praticamente ci infili le mani dentro e, non solo ricevi il getto di aria calda, ma c’è anche un aspiratore che risucchia l’acqua. Fantastico. Chissà quando le vedremo queste cose in un autogrill.
Insomma, ci sono due asciugamani elettrici, ed essendo solo al momento ne uso uno per la mano sinistra e uno per la mano destra, allargando le braccia come se stessi vivendo un delirio di onnipotenza.
Dopo un minuto mi accorgo di un signore dietro di me, sulla cinquantina, che aspetta pazientemente dietro di me. Senza dirmi niente. Ma cos’ha la gente in testa?
Passo per il negozio dell’autogrill, ogni prezzo sembra sempre più conveniente, ma se ci pensi è carissimo rispetto a qualsiasi altro posto del mondo. Tranne i Casinò, ovviamente, lì devono essere ancora più alti per permettersi quelle asciugatrici. Nel mentre mi chiedo quando metteranno le slot machines nelle toilette degli autogrill.
Ora risalgo sul pullman. Quasi quasi, per ammazzare il tempo, scriverò un articolo su questi pensieri sconnessi.
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Tutti i film che mi pare

23/03/2010

Non ce l’ho mica sempre l’ispirazione per scrivere qualcosa di interessante, eppure trovo spunti di riflessione in ogni immagine riflessa dai miei occhi.
Ho notato una coppia, l’uomo avrà avuto sulla cinquantina; lei non era una donna, era una ragazza, non le ho dato più di 25 anni.
Provo spesso ad immedesimarmi nella vita delle persone che osservo, e quando immagino la vita di questo uomo non penso cose belle perché sono un inguaribile disfattista.
Si dice l’amore non ha età, e penso lui come una persona che cerca di rendere questa diceria più credibile possibile: lo immagino intento a nascondere ogni segno di vecchiaia, magari andando in palestra, curando il proprio aspetto fisico e negando ogni sintomo negativo riguardo la sua salute, cosa che trovo un po’ stupida perché anche io a ventidue anni accuso problemi di salute, ma in certi contesti penso sia inevitabile collegarli all’avanzare dell’età.
Poi immagino lei affascinata dalla maturità del suo partner, da quello che rappresenta, forse da ciò che è, dal suo passato e dalla sua esperienza, ma allo stesso tempo in perenne conflitto con se stessa per quell’abisso temporale che separa le loro date di nascita.
Inevitabilmente penso ai finali perché tendo sempre a guardare avanti, e purtroppo tendo anche ad essere fondamentalmente pessimista, così figuro la vecchiaia divorare lui e lei che se ne separa combattuta da un non amore e un bene immenso verso quella persona; ad un tratto si renderà conto di essere stata lei la luce dei suoi occhi, e non viceversa, non era una questione d’età, l’esperienza non significava niente.
Infine immagino lui morire da solo, rimpiangendo quei giorni in cui si è giocato l’opportunità di costruirsi una famiglia per sentirsi ancora giovane e investire tutte le sue energie in una storia che ne richiedeva più di quante ne avesse, e lei trovare l’amore della sua vita, della sua età, con il quale si senta davvero complice.

Sale una donna sul treno, probabilmente una rom, e appoggia dei bigliettini sui braccioli delle poltrone e sulle valigie, circa un bigliettino ogni due, tre persone.
Io ero seduto al posto finestrino, non potevo quindi vedere cosa ci fosse scritto; in un primo momento ho pensato ad una preghiera religiosa, un po’ come fanno i testimoni di Geova, ma trovavo strano la distribuzione gratuita di materiale cartaceo perché solitamente le persone con quei tratti somatici non hanno disponibilità economiche del calibro di un testimone di Geova; così mi sono sporto per allungare lo sguardo e conoscere l’argomento del testo: avevo ragione, era una preghiera, ma rivolta a noi anziché a Dio: “Sono povera, datemi soldi…” e poi c’era pure un “Per l’amor di Dio” in mezzo al testo, mi pare, comunque giusto per puntualizzare che Dio c’entra sempre, almeno nelle preghiere.
E più che chiedermi come si possa arrivare a chiedere soldi a degli sconosciuti su un treno, ho focalizzato il mio pensiero sulla bassa psicologia utilizzata in questa proposta finanziaria: questo tipo di persone offrono un servizio a prescindere, senza che esso sia richiesto e, spesso, senza possibilità di rifiutarlo; a questo punto il cliente si sente inspiegabilmente in dovere di saldare un debito, nonostante non dipenda da lui la creazione di questo debito, e un soggetto potenzialmente psicolabile potrebbe arrivare facilmente a pagare quel servizio che non aveva richiesto e tanto meno tornava utile.
I lavavetri ai semafori agiscono d’anticipo: ti lavano il vetro con un sorriso e, a meno che tu non rompa la loro maschera di gentilezza, completano il lavoro catapultandoti in una situazione di debito.
La storia dei biglietti è geniale perché in questo modo, la donna salita sul treno, si risparmiava anche la difficoltà di guardare negli occhi qualcuno ed indossare una maschera di gentilezza; l’avrebbe fatto soltanto nel caso in cui la transazione fosse andata a buon fine, il minimo necessario praticamente, realizzando un discreto risparmio di autostima personale.
Poi è tornata indietro, riprendendo i biglietti lasciati in precedenza.
Non ho visto risultati, forse qualcuno dietro avrà pagato il servizio ma personalmente non l’ho visto, tautomero ero interessato a girarmi per constatarlo, però ho notato un cambiamento di espressione da quando ha lasciato i biglietti a quando è tornata a ritirarli: visibilmente contrariata dai mancati pagamenti, sul suo volto era sparito il sorriso ipocrita.
Essendo quindi io una persona tendente al futuro, ho irrimediabilmente pensato alla sua vecchiaia; essendo io una persona tendente al negativo, ho irrimediabilmente pensato che non sarà tanto bella, sempre se ci arriva.
Ma cosa fa questa gente quando incontra problemi di salute gravi? Dove va? Ha figli? E se si, insegna loro lo stesso mestiere? Ne è contenta? Si? No? Perché? Crede in Dio? Cosa pensa di me?
Guardo fuori dal finestrino e immagino tutto, creo un film e poi brucio la pellicola pensando che i miei problemi, per quanto possano essere ridicoli confrontati a quelli di altri, sono comunque già ampiamente sufficienti per girare tutti i film che mi pare.

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Situazioni

03/02/2010

Le relazioni sentimentali implicano una stima reciproca fra i due soggetti coinvolti; quindi, per stabilire statisticamente quanto è probabile che io rimanga coinvolto in un rapporto del genere, dovrei anzitutto valutare la probabilità che io riesca a stimare un mio simile.
Trovo difficile stimare qualcuno perchè la stima, al giorno d’oggi, la regalano.
Cominci a compiacerti senza motivo quando sei piccolo e gli adulti ti chiedono “Come ti chiami?” e tu pronunci il tuo nome, così potrai raccogliere le loro congratulazioni: “Bravo.”. Non ha senso.
Che scu0la fai? Bravo. Dove abiti? Bravo. Hai fatto i compiti? Si? Bravo. Hai fatto i compiti? No? Bravo!
Ti dicono sempre bravo.
Dopo un centinaio di “Bravo” ti senti un genio.
Una cosa simile accade alla donna, ma durerà tutta la vita: percepisce qualsiasi constatazione come un complimento.
“Sei carina!”
“Grazie”
Pensa sia merito suo, ma ciò non ha senso.
La vanità è un sistema di valutazione meritocratico basato sui canoni estetici della popolazione.
I canoni estetici della popolazione derivano dal contesto sociale in cui nasce e cresce ogni singolo individuo, non a caso vi sono stati periodi storici nei quali le donne grasse erano considerate più attraenti.
Ciò significa che piacere ad un determinato individuo (esteticamente parlando) non può essere un merito, e vestirsi poco o truccarsi molto sono soltanto espedienti che esaltano l’insicurezza dell’individuo.
Vantarsi di essere belli è come vantarsi di essere alti.
Vantarsi di essere belli per via di un ottimo make up, è come vantarsi di essere alti perchè si indossano un paio di tacchi.
Dal punto di vista sociale, questo genere di ragionamenti viene ignorato e le persone si limitano ad incassare complimenti per poi trasformarli in autostima.
Il punto critico della situazione si raggiunge quando le persone belle si vantano effettivamente di essere belle, e quindi pretendono qualcosa in cambio.
Nel mercato, si sa, l’offerta non sussiste senza domanda, e di fatto esistono tante persone che scendono a questo compromesso, pensando che la bellezza sia un valore e facendo di tutto per conquistarla, per poi vantarsene.
Se oggi le persone ostentano valori come la ricchezza, la forza fisica e la bellezza è proprio perchè vi sono altri cretini che apprezzano questi valori, esiste chi è orgoglioso della mafia e vorrebbe farne parte per sentirsi più forte, chi vorrebbe conquistare una modella per sentirsi più bello, e chi vorrebbe sposare un petroliere per sentirsi più ricco: tentativi di colmare le proprie insicurezze.
Quando gli scopi te li detta il contesto, hai perso la tua personalità, e non ha senso perderla così.
Ecco perchè vi ritengo una massa di cretini.
Non tutti. Non pochi.
E questo è un grave problema perchè, per la bassa considerazione che ho delle persone, raramente mi impegno: non sento la necessità di dimostrare niente a nessuno, e anche se lo dimostrassi temo non sarei compreso.

Poi c’è il potenziale di poligamia: per natura provo l’impulso biologico del desiderio verso soggetti dell’altro sesso esteticamente notevoli.
Questo tipo di desiderio penso sia intrinseco alla mia natura di maschio.
O di pervertito.
Sta di fatto che tale impulso lo assecondo ben volentieri in base alle circostanze (etiche o sentimentali).
Allo stesso tempo, però, il sesso è diventato un valore quantitativo perchè le persone possono contare le volte che lo fai, ma non come lo fai e perchè; così ti giudicano per quante volte ti sei accoppiato, e succede che tutti si vogliono accoppiare tanto, perchè partiamo tutti da zero e così non esiste qualcuno migliore di qualcun’altro.
Paradossalmente, quando questo gioco si conclude e si avverte la seria necessità di amare qualcuno, il metro di giudizio viene ribaltato: il numero di accoppiamenti da te effettuati sarà inversamente proporzionale al tuo valore sul mercato.
Non ha senso.
Buffo è come la gente si vittimizzi di fronte agli impulsi biologici, come se il sesso non fosse una scelta arbitraria ma una situazione dettata inesorabilmente dall’organismo umano, tutto per giustificare il sesso con più individui dettato da più situazioni e occasioni.
Così lei mi guarda, io la guardo, ci scambiamo il numero, ci sentiamo, parliamo, ci vediamo, andiamo al cinema, a cena, primo, secondo, terzo, limoncello, vodka, saliamo da me, ci prendiamo per mano, ci abbracciamo, ci baciamo, sul collo e poi sulle labbra, ci spogliamo, ci accarezziamo dove prima non potevamo, elargiamo sesso orale, pretendiamo sesso orale, ci tocchiamo, io entro, tu mi fai entrare.
Ora che faccio? Esco.
Adesso entro di nuovo, esco, rientro, riesco, sto rifacendo la stessa cosa per prendere tempo, non so che si fa a questo punto.
Cambiamo posizione, girati.
Entro, esco, entro, esco, alzati, entro, esco, un altro pò di sesso orale, se no finisce tutto subito, e poi entro, esco, entro, e mi chiedo dove voglio arrivare; poi mi rispondo che di certo non voglio arrivare dentro: esco, vengo.
Ci compiaciamo, è stato stupendo il modo in cui abbiamo attuato un sacco di pratica col fine di logorare l’appagamento della necessità biologica.
Ci puliamo, ci rivestiamo, ci salutiamo, pensiamo che non abbia tanto senso quello che facciamo, ma nell’incertezza continuiamo a farlo.
Lei si vanterà con le sue amiche delle mie abilità nell’entrare e nell’uscire, del mio lavoro ben pagato, dei miei occhi, e dei miei muscoli.
Io mi chiedo dove voglio arrivare, sto ancora prendendo tempo perchè sono arrivato ad un punto morto e devo capire bene la mia strada.
Ci rivediamo, rifacciamo tutto, entro, esco, entro, esco, pulisco, saluto.
Prima o poi però quel punto morto ti sta stretto, così, quasi di spontanea volontà, fai un altro passo e sei arrivato.
Quando sei arrivato, la cosa brutta è che non hai più il tempo di chiederti dove vorresti arrivare.
Adesso la tua vita ha un punto fermo: lei.
Preoccuparsi per una donna significa soprattutto diventare il suo antistress durante il suo ciclo mestruale.
Che poi secondo me le mestruazioni non esistono, sono una leggenda metropolitana, tipo Babbo Natale o Bin Laden.
Non esistono.
Sono una scusa ben congegnata dal genere femminile per giustificare il loro umore altalenante.
Si versano della salsa di pomodoro nelle mutande quando vanno in bagno.
In ogni caso, trovo assolutamente fuori luogo che gli uomini debbano essere comprensivi verso le donne quando queste ultime attraversano un ciclo mestruale: se le donne sclerano, sono gli uomini a subire lo sclero.
Ripeto: se tu sei fonte di un male, e sono io a subire il tuo male, chi deve essere comprensivo verso chi?
Essere comprensivi verso chi genera cazzate potrebbe incoraggiare la gente a fare cazzate, ed è profondamente sbagliato incoraggiare le donne ad essere lunatiche, è assurdo.
Sarebbe come se la gente votasse per la seconda volta un politico che fa cazzate. Impossibile, chi di voi lo farebbe mai?
Un complimento ipocrita, un consenso, una notte di sesso, una crisi nervosa, una persona, situazioni subite che scarabocchieranno pagine nel libro della tua vita.
Vivere troppe situazioni senza un senso, ti fa dimenticare di cercare un senso in quello che vorresti scrivere.

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Le cose importanti

21/09/2009

00.23.42Federico: e poi scusa..nella vita è importante avere una donna accanto
00.23.50Federico:
ahahahah ma ke cazzata madornale ke ho detto!

Filed under: conversazioni — Tags: , , , , , , , , , — Io @ 16:32
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