Situazioni

03/02/2010

Le relazioni sentimentali implicano una stima reciproca fra i due soggetti coinvolti; quindi, per stabilire statisticamente quanto è probabile che io rimanga coinvolto in un rapporto del genere, dovrei anzitutto valutare la probabilità che io riesca a stimare un mio simile.
Trovo difficile stimare qualcuno perchè la stima, al giorno d’oggi, la regalano.
Cominci a compiacerti senza motivo quando sei piccolo e gli adulti ti chiedono “Come ti chiami?” e tu pronunci il tuo nome, così potrai raccogliere le loro congratulazioni: “Bravo.”. Non ha senso.
Che scu0la fai? Bravo. Dove abiti? Bravo. Hai fatto i compiti? Si? Bravo. Hai fatto i compiti? No? Bravo!
Ti dicono sempre bravo.
Dopo un centinaio di “Bravo” ti senti un genio.
Una cosa simile accade alla donna, ma durerà tutta la vita: percepisce qualsiasi constatazione come un complimento.
“Sei carina!”
“Grazie”
Pensa sia merito suo, ma ciò non ha senso.
La vanità è un sistema di valutazione meritocratico basato sui canoni estetici della popolazione.
I canoni estetici della popolazione derivano dal contesto sociale in cui nasce e cresce ogni singolo individuo, non a caso vi sono stati periodi storici nei quali le donne grasse erano considerate più attraenti.
Ciò significa che piacere ad un determinato individuo (esteticamente parlando) non può essere un merito, e vestirsi poco o truccarsi molto sono soltanto espedienti che esaltano l’insicurezza dell’individuo.
Vantarsi di essere belli è come vantarsi di essere alti.
Vantarsi di essere belli per via di un ottimo make up, è come vantarsi di essere alti perchè si indossano un paio di tacchi.
Dal punto di vista sociale, questo genere di ragionamenti viene ignorato e le persone si limitano ad incassare complimenti per poi trasformarli in autostima.
Il punto critico della situazione si raggiunge quando le persone belle si vantano effettivamente di essere belle, e quindi pretendono qualcosa in cambio.
Nel mercato, si sa, l’offerta non sussiste senza domanda, e di fatto esistono tante persone che scendono a questo compromesso, pensando che la bellezza sia un valore e facendo di tutto per conquistarla, per poi vantarsene.
Se oggi le persone ostentano valori come la ricchezza, la forza fisica e la bellezza è proprio perchè vi sono altri cretini che apprezzano questi valori, esiste chi è orgoglioso della mafia e vorrebbe farne parte per sentirsi più forte, chi vorrebbe conquistare una modella per sentirsi più bello, e chi vorrebbe sposare un petroliere per sentirsi più ricco: tentativi di colmare le proprie insicurezze.
Quando gli scopi te li detta il contesto, hai perso la tua personalità, e non ha senso perderla così.
Ecco perchè vi ritengo una massa di cretini.
Non tutti. Non pochi.
E questo è un grave problema perchè, per la bassa considerazione che ho delle persone, raramente mi impegno: non sento la necessità di dimostrare niente a nessuno, e anche se lo dimostrassi temo non sarei compreso.

Poi c’è il potenziale di poligamia: per natura provo l’impulso biologico del desiderio verso soggetti dell’altro sesso esteticamente notevoli.
Questo tipo di desiderio penso sia intrinseco alla mia natura di maschio.
O di pervertito.
Sta di fatto che tale impulso lo assecondo ben volentieri in base alle circostanze (etiche o sentimentali).
Allo stesso tempo, però, il sesso è diventato un valore quantitativo perchè le persone possono contare le volte che lo fai, ma non come lo fai e perchè; così ti giudicano per quante volte ti sei accoppiato, e succede che tutti si vogliono accoppiare tanto, perchè partiamo tutti da zero e così non esiste qualcuno migliore di qualcun’altro.
Paradossalmente, quando questo gioco si conclude e si avverte la seria necessità di amare qualcuno, il metro di giudizio viene ribaltato: il numero di accoppiamenti da te effettuati sarà inversamente proporzionale al tuo valore sul mercato.
Non ha senso.
Buffo è come la gente si vittimizzi di fronte agli impulsi biologici, come se il sesso non fosse una scelta arbitraria ma una situazione dettata inesorabilmente dall’organismo umano, tutto per giustificare il sesso con più individui dettato da più situazioni e occasioni.
Così lei mi guarda, io la guardo, ci scambiamo il numero, ci sentiamo, parliamo, ci vediamo, andiamo al cinema, a cena, primo, secondo, terzo, limoncello, vodka, saliamo da me, ci prendiamo per mano, ci abbracciamo, ci baciamo, sul collo e poi sulle labbra, ci spogliamo, ci accarezziamo dove prima non potevamo, elargiamo sesso orale, pretendiamo sesso orale, ci tocchiamo, io entro, tu mi fai entrare.
Ora che faccio? Esco.
Adesso entro di nuovo, esco, rientro, riesco, sto rifacendo la stessa cosa per prendere tempo, non so che si fa a questo punto.
Cambiamo posizione, girati.
Entro, esco, entro, esco, alzati, entro, esco, un altro pò di sesso orale, se no finisce tutto subito, e poi entro, esco, entro, e mi chiedo dove voglio arrivare; poi mi rispondo che di certo non voglio arrivare dentro: esco, vengo.
Ci compiaciamo, è stato stupendo il modo in cui abbiamo attuato un sacco di pratica col fine di logorare l’appagamento della necessità biologica.
Ci puliamo, ci rivestiamo, ci salutiamo, pensiamo che non abbia tanto senso quello che facciamo, ma nell’incertezza continuiamo a farlo.
Lei si vanterà con le sue amiche delle mie abilità nell’entrare e nell’uscire, del mio lavoro ben pagato, dei miei occhi, e dei miei muscoli.
Io mi chiedo dove voglio arrivare, sto ancora prendendo tempo perchè sono arrivato ad un punto morto e devo capire bene la mia strada.
Ci rivediamo, rifacciamo tutto, entro, esco, entro, esco, pulisco, saluto.
Prima o poi però quel punto morto ti sta stretto, così, quasi di spontanea volontà, fai un altro passo e sei arrivato.
Quando sei arrivato, la cosa brutta è che non hai più il tempo di chiederti dove vorresti arrivare.
Adesso la tua vita ha un punto fermo: lei.
Preoccuparsi per una donna significa soprattutto diventare il suo antistress durante il suo ciclo mestruale.
Che poi secondo me le mestruazioni non esistono, sono una leggenda metropolitana, tipo Babbo Natale o Bin Laden.
Non esistono.
Sono una scusa ben congegnata dal genere femminile per giustificare il loro umore altalenante.
Si versano della salsa di pomodoro nelle mutande quando vanno in bagno.
In ogni caso, trovo assolutamente fuori luogo che gli uomini debbano essere comprensivi verso le donne quando queste ultime attraversano un ciclo mestruale: se le donne sclerano, sono gli uomini a subire lo sclero.
Ripeto: se tu sei fonte di un male, e sono io a subire il tuo male, chi deve essere comprensivo verso chi?
Essere comprensivi verso chi genera cazzate potrebbe incoraggiare la gente a fare cazzate, ed è profondamente sbagliato incoraggiare le donne ad essere lunatiche, è assurdo.
Sarebbe come se la gente votasse per la seconda volta un politico che fa cazzate. Impossibile, chi di voi lo farebbe mai?
Un complimento ipocrita, un consenso, una notte di sesso, una crisi nervosa, una persona, situazioni subite che scarabocchieranno pagine nel libro della tua vita.
Vivere troppe situazioni senza un senso, ti fa dimenticare di cercare un senso in quello che vorresti scrivere.

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Pullman: Just Do It!

20/02/2009

Personalmente, preferisco il treno
Per viaggiare, intendo.
Il pullman non l’ho mai sopportato per vari motivi.
Anzitutto il bagno: nel momento in cui c’è la sosta all’autogrill, non hai alcun tipo di bisogno; qualche minuto dopo verrai improvvisamente colpito da un disagio a caso fra vomito, nausea, diarrea, incontinenza, mestruazioni.
Nei pullman italiani c’è un grande mistero: tutti i veicoli hanno il bagno, ma tutti i bagni sono misteriosamente fuori servizio.  Un po’ come quelle tasche finte dei pantaloni  dove c’è solo il taglio nella stoffa, ma in realtà non c’è la tasca: nei pullman c’è la porta del bagno, c’è il cartellino con l’insegna “WC”, ma nessuno sa cosa ci sia dietro quella porta.
A parte il WC, il viaggio in pullman è uno sport in piena regola, e probabilmente verrà presto inserito nei giochi olimpici.
Questo sport richiede furbizia, velocità, resistenza, intelligenza, intuizione, abilità nel recitare e così via.
Possiamo, a grandi linee, classificare i giochi del pullman.
“Abbassa lo schienale”.
Vince chi riesce ad abbassare, totalmente, lo schienale del proprio sedile, possibilmente impedendo allo stesso tempo di farlo abbassare al concorrente del sedile di fronte.
Chi arriva prima sul posto è avvantaggiato: può abbassare totalmente il suo schienale, e alzare quello davanti.
Poi basta far finta di dormire, in modo che l’avversario, quando arriverà, non potrà cambiare le carte in tavola per paura di svegliarti.
“Il finestrino”.
Il posto finestrino viene assegnato in maniera del tutto casuale (anche quando lo si richiede espressamente) da chi ti fa il biglietto.
Il mondo si divide in sfigati e non. Gli sfigati non hanno un posto finestrino.
Anche qui arrivare per primi è fondamentale, e fare finta di dormire può essere la mossa vincente per rubare il posto che non ti spetta di diritto. In ogni caso potresti suscitare sensi di colpa nell’avversario portandolo a conoscenza (minacciandolo) del fatto che, se non puoi goderti il panorama, rischi di vomitargli addosso.
Se il posto è tuo puoi sempre portarti dietro il legale di fiducia, ed intimare all’occupante comunista di abbandonare il luogo.
Corsa alla toilette”.
A questa disciplina partecipano per lo più le donne.
Sembra infatti che solo per loro si presenti sempre il problema della fila alla toilette.
Non ho mai capito il perché, ma fondamentalmente un’idea ce l’avrei: le donne ci mettono più tempo per fare qualcosa, rispetto agli uomini.
Soprattutto quando si tratta di parcheggiare o raggiungere l’orgasmo.
Le poche occasioni nelle quali la donna si dimostra più veloce dell’uomo sono: lavare i piatti, stirare, stendere i panni, fare le pulizie e notare un vestito in saldo.
L’obbiettivo è raggiungere il WC dell’autogrill arrivando prima di tutte.
Statisticamente non si è mai verificato che una donna non abbia bisogno di andare in bagno alla fermata dell’autogrill, ciò mi porta a pensare che vi sia un’incontinenza diffusa nel genere femminile, o semplicemente che vincere questo gioco suscita in loro una certa assuefazione psicologica.
Le donne si accalcano alle porte, e sperano che l’autista apra per prima la porta che hanno scelto; all’apertura cominciano a correre facendo finta di camminare. Non guardano in faccia a nessuno e raggiungono la meta. Sono in poche a farcela.
L’uomo invece scende tranquillamente dal pullman, mangia, rutta, beve, e poi si ricorda che deve andare in bagno; arriva all’entrata dei bagni, nota 43 donne che stanno facendo la fila, ringrazia Dio di essere nato maschio ed entra nel bagno uomini.
L’ultimo gioco è una sfida con se stessi: si chiama “Dormi”.
L’obbiettivo è dormire trovando una posizione comoda, ed allo stesso tempo cercando di non infastidire chi sta giocando al tuo fianco, in quanto lui potrebbe infastidirti a sua volta e farti perdere.
Situazione particolarmente difficile si verifica quando accanto ti capita un passeggero obeso, vecchio o semplicemente che russa.
L’obeso ti ostacola fisicamente, il vecchio ti distrugge l’olfatto, quello che russa invece punta al tuo udito.
Per  dormire è consentito l’uso di doping: melatonina, valeriana, sonniferi e overdose di farmaci.
Però, purtroppo, pare che le fermate agli autogrill siano programmate nella mia fase REM.
Questo significa che nel momento in cui entro in un sonno profondo, ci deve essere qualche satellite che rileva le mie onde celebrali e fa si che l’autista si fermi al primo autogrill disponibile.
L’autista prende il microfono e annuncia, a bassa voce: “Quindici minuti”.
Mi chiedo perché parlare a bassa voce, se si parla con un microfono.
Però ho troppo sonno per pensarci adesso, magari domani ci scriverò un articolo, ma ora faccio finta di non sentire e continuo a dormire.
Il caso vuole che il mio compagno di viaggio sia donna e che, guardacaso, abbia vinto il gioco del finestrino; di conseguenza deve correre al bagno. Di conseguenza deve urtarmi.
Ma imperterrito continuo a dormire, a stento.
L’autista riprende il microfono in mano e, questa volta ad alta voce, esclama: “15 minuti”.
Io apro gli occhi e comincio a giocare a “Non bestemmiare”.

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