Quindi è importante non perdere tempo se non sei sicuro di vivere per sempre

In procinto di partenza le mie pupille rimbalzavano da una parete all’altra della stanza, alla ricerca di qualcosa che ora non ricordo cosa fosse ma presumo fosse importante. Ah, si, il caricabatterie. E’ importante il caricabatterie.
E ci sono altre cose molto importanti tipo i boxer che senza i quali non potresti neanche uscire di casa, in teoria.
Insomma ho realizzato che l’ordine è importante, perché provando per un attimo ad immaginare quanti anni di vita ho perso contemplando le mie pupille rimbalzanti qua e là per le stanze alla ricerca di cose che non trovavo, ho realizzato l’abnorme quantità di tempo persa a cercare le cose, cose che avrei altrimenti trovato subito se solo avessi messo in ordine.
Solo che quando voglio mettere in ordine penso all’abnorme quantità di tempo che perderei mettendo in ordine, lascio quindi il caricabatterie aggrovigliato fra le lenzuola dicendomi “Si, è qui, non posso sbagliarmi, me ne ricorderò”, e poi non lo trovo più.

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GTA IV
[13/01/11 20.42.47] gianvito rubino: ma che fai tutto il giorno tu che sei discoccupato?
[13/01/11 20.42.55] Francesco DV – Cornolio: per il momento mi curo l’influenza
[13/01/11 20.43.00] gianvito rubino: ah un cazzo ok
[13/01/11 20.43.11] Francesco DV – Cornolio: ho finito gta4 oggi
[13/01/11 20.43.50] gianvito rubino: aaaahhhh
[13/01/11 20.43.53] Francesco DV – Cornolio: eh
[13/01/11 20.44.00] gianvito rubino: dialoghi che andrebbero bene per “buona la prima”
[13/01/11 20.44.03] gianvito rubino: ma anche per gianvito.it
[13/01/11 20.44.17] Francesco DV – Cornolio: già
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Biografia

Gianvito Rubino nasce a Polla il 4 Novembre 1987; 22 anni più tardi, in occasione dei suoi fallimenti universitari, sua madre gli confesserà “Tu non dovevi essere concepito”, che divenne immediatamente la citazione preferita dello stesso. Alla sola età di cinque anni prese coscienza di avere cinque anni. All’età di sei di averne cinque, per poi ricordarsi che era passata la mezzanotte del suo anniversario di nascita, e quindi di averne sei. Sin dalle scuole elementari Gianvito Rubino credeva fermamente nell’esistenza della Befana, ma non in quella di Babbo Natale, lasciandosi il beneficio del dubbio riguardo Dio e Gesù Cristo. Solo nel 1996 venne a sapere da suo cugino “Ero io la befana”.

Seguirono intensi studi religiosi alla fine dei quali Gianvito concluse: “Dio esiste, ma ci evita.”; passata la crisi spirituale scoprì le grazie del gentil sesso quando, insieme ad alcuni amici, vide il suo primo film porno; la dichiarazione a riguardo non lasciava spazio a dubbi: “Non farò mai quelle cose. Che schifo.”; anni più tardi cadde in contraddizione parlando di alcune ragazze: “Non mi fanno mai quelle cose. Che schifo.”.

La carriera scolastica di Rubino è stata decisamente altalenante. Alle scuole elementari, durante l’intera carriera, conseguì la massima valutazione in tutte le materie fatta eccezione per Disegno, nella quale, in confronto alle splendenti A, riusciva a stento a meritare una C. Gianvito giustificò così le sue difficoltà nella disciplina: “Mi tremava la mano.”; allo stesso tempo, però, spiccava una brillante dote naturale per la matematica, smentita solo due anni più tardi dai pessimi voti conseguiti nella stessa disciplina: “Io la matematica la capivo, e mi piaceva. Ero anche bravo. Giuro. Il problema è nato quando sono spuntate le lettere in mezzo alle equazioni: 2a+b al quadrato, ma che significa?”.

Nonostante le difficoltà nel conciliare lettere e numeri, le scuole medie si conclusero con la massima valutazione, almeno così ricordo. In contemporanea allo studio (che avveniva in maniera minima sufficiente ed esclusivamente quando ritenuto strettamente necessario), Gianvito Rubino coltivava una passione per l’informatica, grazie alla quale si inserì con prepotenza nel mercato nero di CD e schede televisive satellitari, quando la maggior parte delle persone ancora ignorava cosa fosse un computer. Iscritto al Liceo Scientifico Tecnologico, il suo metodo di studio cominciò a presentare evidenti falle, decretate ufficialmente poi dal debito in matematica conseguito con successo in terzo superiore. Il rapporto burrascoso con la scuola non era nuovo a Gianvito. Già in terza elementare manifestò il suo dissenso contro il sistema non rientrando in aula alla fine dell’ora di ricreazione; pochi minuti più tardi fu placcato da Nicola il bidello, per poi essere picchiato dal maestro di matematica con Caterina, la bacchetta che il suo maestro di matematica usava per picchiare gli scolari.

Frequenti erano le liti con i professori, seguite da accese discussioni:

- Rubino, se non ti interessa la lezione, puoi anche alzarti e lasciare l’aula.
- Arrivederci.
- Dove cazzo vai!!!

Inspiegabilmente definito indisponente da gran parte dei docenti, Gianvito continuava comunque ad assumere un atteggiamento sarcastico nei confronti degli stessi. Memorabile un suo commento durante il discorso di una professoressa che stava spiegando alla classe come la scoperta delle sigarette avesse stroncato la sua carriera da atleta:

- Io ho praticato la corsa ad ostacoli per anni, poi ho fatto una grande scoperta…
- Che si doveva saltare?

Alternò ai suoi non-studi anni di sport: ha praticato a livello agonistico pallavolo, calcio, basket, atletica leggera, e in cinque anni ha vinto un cazzo di niente. Durante gli ultimi due anni del liceo, Gianvito aveva coltivato una cultura non indifferente in materia di politica e storia moderna; fu probabilmente per questo motivo che, all’orizzonte del suo diploma (un disastroso 82) scelse come facoltà Ingegneria Informatica, spiegando chiaramente a chiunque gli chiedesse il motivo di tale scelta: “Vorrei diventare un bravo psicoanalista”.

Il primo anno di Ingegneria fu un parziale fallimento: collezionò appena 30 crediti formativi, e scoprì che le lettere dell’alfabeto occidentale non sono la peggiore cosa che si possa trovare nelle equazioni matematiche. Il secondo anno, invece, fu un totale fallimento. Collezionò appena 0 (zero) crediti formativi. Da qui la sua decisione di entrare alla facoltà di Psicologia Clinica a Roma; facoltà a numero chiuso. Superò con successo i test, e scelse di rifiutare la possibilità di iscriversi proseguendo così i suoi studi in Ingegneria Informatica. Le crisi esistenziali portarono alla nascita del suo blog, www.gianvito.it, con il quale mostrò le sue dubbie doti nell’arte della scrittura.

E’ il Dicembre del 2009 quando Gianvito, che in quel periodo si stava interessando al poker, decise di candidarsi come blogger per il portale www.italiapokerclub.com presentando il portfolio composto dai lavori pubblicati sul suo blog personale. La candidatura fu accettata e le sue esperienze lavorative hanno riscosso un discreto successo, permettendogli di lavorare come giornalista-reporter con la rivista mensile Poker Sportivo. Da qui, si spera, una carriera. Attualmente Gianvito Rubino è fuori corso. Scrive per varie riviste e portali web, porta avanti il suo blog personale, è iscritto alla facoltà di ingegneria informatica (che frequenta costantemente quando non è impegnato in viaggi di lavoro), gioca a poker, studia testi di psicologia, e cerca di capire cosa vorrebbe davvero fare nella vita.

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Morgan, Paris Hilton e la cocaina

Come consuetudine del mio risveglio leggo il giornale su internet: “Paris Hilton ammette: avevo con me cocaina”.
Proprio ieri leggevo un’intervista a Fabri Fibra dove quest’ultimo parlava del caso di Morgan che dichiarò di usare quotidianamente la cocaina; fumare crack, per la precisione.
Naturale conseguenza italiana fu lo sbigottimento totale, l’esclusione di Morgan dal festival di Sanremo, e la strumentalizzazione della sua ammissione trasformata nel messaggio “La droga fa bene, i giovani dovrebbero usarla”. Vista tale naturale conseguenza italiana (cosa ti aspettavi genio?), Morgan tentò di ritrattare la sua dichiarazione facendo leva sulla buon vecchia arma del fraintendimento per la serie :
“Non intendevo dire che fumo crack tutti i giorni, volevo dire che fumare crack è sbagliato”.
Ma il nostro è un popolo astuto e intelligente e non si fa prendere in giro da nessuno (quando si tratta di gossip e cronaca nera).
Qualche giorno dopo Morgan andò quasi rassegnato a Porta a Porta a dire cose del tipo:
“Sono un drogato. In terapia da due anni. Non voglio più condurre Sanremo”.
E insomma, mentre stamattina leggevo la notizia di Paris Hilton, pensavo a cosa sarebbe successo se invece ad ammettere “Avevo con me cocaina” fosse stata, ad esempio, Manuela Arcuri.
Penso il suo futuro nel mondo dello spettacolo sarebbe stato devastato.
Qual’è il messaggio? Che se ti fai la cocaina non avrai futuro nella televisione.
Ed è davvero efficace per arginare la droga alle nuove generazioni che vedono i riflettori degli studi televisivi come l’aspirazione massima della loro vita.
Il concetto di drogato come ultimo rifiuto della società è talmente radicato nel pensiero dell’italiano medio che per qualsiasi media è un gioco da ragazzi bersagliarlo creando così scandalo e indignazione su cui guadagnare con articoli e foto riguardanti la vita privata del drogato in questione.
In ogni società esiste il male. Deve esistere, altrimenti ci annoieremmo. Però il male cambia da società a società e, in un certo senso, sono gli individui a polarizzarlo.
Tipo in qualsiasi altro stato del mondo (credo) rubare la macchina è sbagliato.
In Italia no. In Italia è sbagliato lasciare la macchina aperta. Se lasci la macchina aperta sei un cretino. La gente si indigna di fronte a coloro che lasciano la macchina aperta.
Se trovi un portafogli per terra, devi rubarlo, altrimenti sei un cretino, e la gente si indigna.
E se derubano noi, ci sentiamo indignati? No, ci sentiamo cretini.
Non ci sentiamo indignati perché nella nostra cultura, così come è radicato il concetto del drogato-ultimo-rifiuto-della-società, allo stesso modo è radicata la convinzione che rubare sia normale perché tutti rubano se ne hanno occasione, e noi consci di questo dovremmo prevenirci di fronte ai furti, accettandoli come naturale conseguenza dell’evoluzionismo.
Quindi, voglio dire, noi il concetto di male ce lo abbiamo ben chiaro: è sbagliato drogarsi, lasciarsi derubare, andare a trans, divorziare.
L’integrità morale del popolo italiano è espressa dalla serenità con cui accettiamo la corruzione dei nostri politici, e dalla foga con cui ci indigniamo dei gusti sessuali degli stessi.

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Che Guevara e Mussolini

A volte ho espresso opinioni positive sulla politica di Benito Mussolini.
Ne discuto: penso Mussolini e il fascismo abbiano fatto delle scelte politiche che hanno migliorato l’Italia, oltre ad altre scelte politiche che invece l’hanno danneggiata ma soprattutto ALDILA’ dei crimini che hanno commesso. E se lo sto scrivendo, è perchè lo leggano anche persone che abbiano l’intelligenza di affrontarne un discorso ALDILA’ di quei crimini, tipo sulla politica sociale di Hitler e dei salari, senza parlare per forza anche dell’Olocausto che, comunque, rimane sbagliato.
Ma alla fine di ogni discorso certe persone mi sbattono in faccia nuovamente i crimini dei dittatori in questione facendomi intendere che sono stati talmente gravi da non poterli non criminalizzare per ciò che hanno fatto di male.

Bene: io penso la stessa cosa di Che Guevara: posso comprendere ragioni politiche e idealistiche di socialismo, ma sulla bilancia dei conti, in base al ragionamento spiegato prima, pesano più i crimini che ha commesso.

Il criminale si definisce una persona che ha commesso almeno un crimine, che in questo contesto si intende un crimine grave contro l’umanità.
Un criminale non può essere un eroe.
Si possono discutere e apprezzare le sue scelte politiche, ma non può e non deve essere un esempio, altrimenti i nostri figli cresceranno con l’idea che le cose giuste possano essere raggiunte facendo le cose sbagliate.

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Non c’è tempo

Gente, questo blog va in vacanza, fino a inizio settembre o fino a domani, dipende un po’ da quando mi torna la voglia di scrivere.

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stalking

Io

e come fai a rompere con uno che non vuole rompere

Chiara

lo denuncio per stalking.

mettila sul blog.

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zingaro bastardo
….Aion Teleos….. dice: (11.57.02)
ti avrei dato dello zingaro bastardo anche se tu mi avessi dato soldi
Gianvito dice: (11.57.25)
ti avrei dato soldi per darmi dello zingaro bastardo
….Aion Teleos….. dice: (11.58.25)
e io li avrei rifiutati perchè non accetto soldi per fare quello che mi piace
….Aion Teleos….. dice: (11.58.25)
come insultare la gente
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La laurea al sud

Esame fra tre giorni.
E oggi mentre mangiavo le pizzette per strada e guardavo la cassa di acqua Lilia poggiata in terra, pensavo alla laurea al sud, ripensavo al discorso avuto con paulfish a Las Vegas, e a quanto importa al sud della laurea.
Al nord è un po’ diverso, mi spiegavano, capita anche di essere disprezzato perchè invece di lavorare ti stai facendo mantenere dai genitori.
Al sud i genitori ti manterrebbero una vita, basta che ti laurei.
Puoi tornare a che ora vuoi, basta che ti laurei.
Te lo compro, basta che ti laurei.
Una specie di totem inculcato nella testa di genitori e nonni, vedono la realizzazione della loro vita nella tua laurea, e non è una questione di soldi che poi trovi lavoro, è una questione religiosa, il grande Dio dell’università, quello che “ti fa andare bene” gli esami.
Giù al sud ti relazionerai con tre categorie di persone.
Prima categoria: la famiglia.
Per i tuoi parenti sei una scommessa: c’è chi dice che ce la farai, chi dice che non ce la farai, e aspettano gli anni per vedere se hanno ragione; saputo l’esito, finiscono a parlare di altro, tipo del tuo lavoro.
Alla suddetta categoria appartengono spesso anche gli amici dei tuoi genitori.
Seconda categoria: persone che hanno una vita.
A quelli che hanno una vita fondamentalmente non interessa se tu abbia o meno una vita, perché hanno già una vita a cui pensare, la loro; può interessare dei loro figli, dei loro nipoti, ma non di te.
Il fatto che abbiano una vita significa che sono abbastanza intelligenti da capire che non è in base ad un titolo di studio o a un lavoro che puoi stabilire quanto stimare una persona, che dovresti conoscerla un po’ meglio per elargire giudizi.
Terza categoria: i falliti.
Mal comune, mezzo gaudio, loro non hanno una vita e, in fondo, non gli piace l’idea di non averla, ma gli piacerebbe l’idea che tu fallisca, e godono ad ogni tuo tentennamento nella strada verso qualcosa che, loro sperano, non raggiungerai mai, che se fallisci pure tu forse significa che non sei così tanto meglio di loro.
Penso sia estremamente difficile stabilire se una persona valga o meno, perché ogni individuo è colorato di diverse sfumature, non è solo bianco o nero, forse per questo una porzione del genere umano ha deciso di stabilire un traguardo che, se lo passi, per loro sei buono.
Anche se sotto sotto invidiano chi ha tanti soldi, dicono di stimare chi ha la laurea.
Non ho capito bene il motivo: forse perché i loro figli, nonostante ci mettano tutto l’impegno di questo mondo, non è detto che riescano a fare tanti soldi, ma è sicuro che se studiano prendono la laurea. O forse perché quella gente che ha tanti soldi non la vogliono stimare, e di conseguenza escludono il denaro come metro di giudizio.
Puoi fare cinquantamila euro al mese, ma loro continueranno a chiederti se ti sei laureato.
Dicono che se non sei laureato sei nessuno, anche se non hanno mai messo piede in un ateneo, anche se non hanno la minima idea di cosa sia un ateneo, cercando di stabilire conversazioni accademiche quantificando il tuo valore con la domanda “Quanti esami ti mancano”.
Ne devo prendere atto: è maledettamente vero, non ti considerano, non ti stimano, sei nessuno: per un motivo o per un altro, la gente la pensa così.
Quindi consiglio vivamente di investire la propria vita per conseguire una laurea, anche al costo di mettere da parte i propri sogni, se la tua felicità dipende dalla stima che ha la gente di te.
Poi mentre salivo le scale di casa ho pensato un’altra cosa, che non c’entra niente con questo discorso, ma non la posso scrivere.
Torno a studiare.

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La cosa bella

La cosa bella quando torni da una partita estenuante di calcio a 8 è mettere a bollire l’acqua, fare quattro serie di panca piana, una doccia, e dopo un quarto d’ora tornare in cucina, aprire la tua dispensa e notare con piacevole stupore che si, il riso c’è, l’avevi comprato.

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